Alzino la mano le mamme e i papà che hanno desistito dal partire per un viaggio che avevano voglia di fare a causa del loro bambino! E’ successo un po’ a tutti: viaggiare quando hai un neonato può essere complicato. La sua valigia è almeno due volte più grande di quella di un adulto, e i dubbi, soprattutto da neogenitori, sono tanti.

E se fa freddo? E se fa caldo? E si sporca? E se non è vestito a sufficienza e se è troppo vestito? E se i 342 pannolini che hai portato per 3 giorni fossero pochi? E i medicinali, non puoi dimenticarti i medicinali, soprattutto se vai all’estero…! E se frigna, e se disturba? La mia seppur breve esperienza mi ha cancellato ogni dubbio: viaggiare con i neonati si può e si deve fare.

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Ho sempre amato viaggiare e sapevo che l’arrivo di un bambino non avrebbe cambiato le cose. Il brivido che mi dà scegliere una meta e programmare una partenza è sempre lo stesso. Ora però, anziché andare all’avventura come ho sempre fatto, devo dimenticare gli eventuali imbarazzi (sì, i bambini piangono ogni tanto e chissenefrega), chiedere, quando è necessario, e organizzarmi al meglio. Ma neanche troppo in fondo. Vi racconto perché.

Una premessa. Quando Giacomo è nato la mia mamma mi ha detto una frase che ho sempre tenuto bene in mente: se sta bene lui, stai bene tu. Questo per dire che, come mamma, avrei dovuto fare il possibile per proteggerlo e metterlo a proprio agio in tutte le situazioni possibili, così la vita sarebbe stata più semplice anche per me.

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Da 9 mesi a questa parte qualche viaggetto lo avevamo già fatto, scegliendo però quasi sempre di essere stanziali. Nelle vacanze di Natale invece avevo proprio bisogno di tornare alle vecchie abitudini: alzarsi ogni mattina e, senza alcun programma, scegliere la meta. Giacomo ha risposto benissimo a tutti gli stimoli e la vacanza è andata alla grande. Ho scoperto, con mia sorpresa e gioia, che è come mamma e papà: i cambi di programma improvvisi non lo disturbano, mangia tutto e dappertutto, dorme dove gli capita, se ha vicino chi lo ama è sempre sorridente, apprezza l’aria aperta e non gli dispiacciono i musei!

Le uniche regole che abbiamo seguito sono state:

1) Avere una base: anziché il solito b&b o camping a cui eravamo abituati, abbiamo affittato una casa, utile per organizzarsi di giorno in giorno. Io l’ho fatto attraverso Airbnb e sono rimasta molto contenta della scelta. Ogni mattina preparavo la pappa per il pranzo e la tenevo in caldo in un thermos, lui la mangiava al ristorante, seduto a tavola con noi (o alcune volte in spiaggia, se mangiavamo street food). Poi per farlo stare tranquillo gli davo i suoi giochi e un pezzo di pane.

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2) Organizzarsi prima: pannolini a sufficienza (certo si possono anche comprare in giro, ma è più comodo avere la quantità giusta con sé), salviette, cambi vari e cibo (omogeneizzati, qualcosa di pronto in caso al ristorante non si trovi niente di adatto, pastina o cereali vari). Il resto lo abbiamo acquistato al momento: frutta e verdura fresca, acqua ecc.

3) Defaticare: la mattina siamo sempre usciti verso le 9.30 per tornare a casa la sera alle 18 circa, a volte un po’ prima. Un’oretta di relax pre cena serviva sia a noi sia al piccolo. Che fosse per giocare o per fare il bagnetto, era utile per riprendere un ritmo più vicino a quello di casa.

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4) Le sue cose: i bambini sono tendenzialmente abitudinari e amano essere circondati dai propri giochi e da oggetti che riconoscono. Quando mio marito ha proposto di portare il tappeto che usiamo a casa per giocare mi è sembrato eccessivo, in realtà è stato utilissimo. Abbiamo ricreato all’interno dell’appartamento un piccolo angolo simile al nostro dove Giacomo si è trovato subito a proprio agio: il tappetone, qualche gioco e dei cuscini.

5) I suoi orari: anche se sballottato in giro tra un paesino francese e l’altro, abbiamo sempre cercato di rispettare gli orari che ha a casa. Il pranzo tra le 12 e le 13, la nanna dopo pranzo (in auto o nel passeggino, in base agli spostamenti), la merenda, la cena e soprattutto l’orario in cui andare a letto la sera, quando evitavamo di uscire vista la temperatura e la stanchezza dovuta alla giornata.

Gli inconvenienti ci possono essere sempre: ve lo può raccontare mio marito che ha ricevuto una pentola di moules et frites addosso perché le manine di Giacomo non stanno mai ferme o il conto del mio telefono, che è sceso di 10 euro dopo che mi ha attivato due abbonamenti (uno per vedere donne nude, l’altro di giochi strani!) mentre guardavamo Peppa Pig in macchina tra uno spostamento e l’altro. I pranzi sono diversi da quelli di una volta, meno tranquilli, meno lenti. Fare su e giù con il passeggino a volte diventa pesante. Ma rinunciare a viaggiare e scoprire il mondo, che per me resta uno dei valori più belli da regalare ai propri figli, questo no.

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