Tanta pioggia, poca afa, zero aria condizionata. Giù il diluvio, su il Tucano. In testa, in giro, al lavoro e all’aperitivo due mesi e un argomento: dove vai, cosa fai, quando parti? Domande di rito, discorsi scontati, che ti hanno accompagnato al momento più atteso e desiderato dell’anno: il countdown alle vacanze estive. Eccolo, è finalmente scattato e oramai agli sgoccioli. Manca poco, pochissimo davvero, eppure non passa, non arriva al finale.

Come la campanella dell’ultima ora di scuola che sembrava non volere suonare mai, così questo venerdì di fine lavoro/inizio vacanze sembra non volere arrivare mai. Se oggi conti i giorni, dopodomani conterai le ore e pure i minuti. D’altronde lo sai, non puoi farci niente, è più forte di te: più si avvicina la data sognata e più la senti lontana. Nel frattempo la voglia di prendere e andare cresce, la stanchezza sale e dell’allergia a Milano non vuoi neanche parlare. Hai fatto tanto, non ti sei risparmiata, ma ora ti sei anche stufata. Perché ora è tempo di spegnere il computer, far le valigie, chiudere casa e partire.

E mentre ci pensi, e mentre lo scrivi, e mentre ascolti allibita chi ancora ripete la tiritera della Milano ad agosto, uh!, che paradiso (come se potesse mai convincerti che i “punti forti” del lavoro a ritmo rallentato, nessuno in giro, strade sgombre e parcheggi a manciate possano essere per te, che comunque li hai conosciuti, delle vaghe attrattive), chiudi gli occhi e vedi…

Mare, sabbia e sole. Sale sulla pelle, abbronzatura e segno del costume. Niente orologio, sveglia, orari, programmi e agenda. Bandito il computer, concesso il telefono, peccato se non lo senti ;). Granelli fini-fini e scogli roventi. Tuffi e nuotate. Mare piatto e a cavalloni. Costume, pareo e infradito, che bello vestirsi in tre secondi con tre capi. Olio al cocco, dopo-sole all’aloe. Anguria e pesche noci. Papaveri, girasoli, oleandri, pini marittimi. Qualche zanzara, molte cicale. Pancia nera, naso rosso. Occhi più chiari, capelli più chiari. Lentiggini. Tanti colori. Azzurro soprattutto.

E poi… dormire a oltranza, dimenticarti il giorno della settimana e la data del mese, muoverti a caso, decidere all’ultimo, seguire la luna, divertirti con niente. Ricaricare le energie e staccare la testa, ricordandoti solo una cosa: di goderti ogni secondo. Perché le sogni prima e dopo queste vacanze, che non chiamerai mai ferie. Termine triste, che leva poesia a un concentrato di pura magia.