Ti sta succedendo (di nuovo) quello che avevi giurato non ti sarebbe successo più e soprattutto non con lui.

Un mese prima: “Con lui no, dai, ma ti pare, non mi piace nemmeno. Ha le ginocchia a punta e poi sa tutto lui, non gli si può dir niente, no guarda, proprio no, sai no?!”.

Qualche giorno fa avevi ancora tu il coltello dalla parte del manico: al telefono facevi anche la brillante, lo tenevi sulle spine, qualche volta l’hai fatto perfino aspettare qualche ora prima di richiamarlo.

Si può sapere com’è successo?

Ti voleva, si capiva, non ti lasciava un secondo, sembrava perfino volerti bene. Quei messaggini apprensivi per sapere se eri riuscita ad arrivare a casa sana e salva anche se da casa tua a casa sua si passano forse tre chilometri, non li hai equivocati, non hai frainteso (ancora) le sue intenzioni, erano un segno palese… così chiaro che (diludendo) non ne hai dubitato un secondo.

Ti sentivi sicura, voluta, amata, in pace, a casa.

Lo hai fatto, è vero, ammettilo, hai abbassato la guardia un secondo e ti sei persa il momento esatto in cui hai cominciato a passare di moda.

Così presa dalla gioia inscalfibile originata dalla scoperta della vostra affinità ultraterrena da non vedere quello che avresti visto come un faro accecante nel buio della notte se fosse capitato a una tua amica: non si è innamorato di te, in effetti non te lo ha mai detto, ma credevi che fosse il tipo che non dice certe cose e invece…

Non hai dato subito un nome al suo distacco, anche se una vocina saggia in sottofondo ti ripeteva che non può essere andato per lavoro sulla vetta dell’Himalaya, che non esiste una riunione che dura 24 ore, che se non ti chiama è perché non ti vuole chiamare e non perché è stato rapito dagli alieni.

Regola numero uno: se non ti dice “ti amo”, è perché non ti ama. Punto.

Ti viene da piangere, non sai che fare perché se da una parte vorresti richiamarlo per gridargli in faccia tutta la tua rabbia e il tuo dolore, in fondo sai che poi sarebbe peggio perché:

a)   probabilmente non ti risponderebbe nemmeno gettandoti nello scoramento più totale. L’idea che lui trovi una tua chiamata senza risposta (l’ennesima), un’altra tacca sulla sua cintura, è inaccettabile.

b)   Sai perfettamente che ti risponderebbe con voce serafica e adorabile, spiazzandoti con domande brevettate per girare la frittata, del tipo: “Ciao tesoro, ma che fine hai fatto? Sono giorni che ti penso, scusami, sono stato presissimo”. Ed è lì che saresti fregata: si ricomincia da capo con il circo della sofferenza e dell’attesa.

c)   Il fatto di averlo chiamato tu se da una parte ti darebbe la certezza matematica di averle provate tutte, mettendoti (forse) l’anima un pochino più in pace, ti getterebbe definitivamente in una posizione psicologica di debolezza da cui poi sarà difficile uscire.

Per i punti a,b e c di cui sopra e per tutta una serie di altre ottime ragioni logiche e giustissime, sai che non devi chiamarlo, proprio per questo ti convinci all’istante che devi assolutamente dirgli che ha lasciato da te quella Bic blu che sta sicuramente cercando e senza la quale non può vivere. Dopotutto sei una persona corretta, non certo una ladra…

Chiamato, fatto…almeno non gli hai detto della Bic dai…poteva andare peggio…

In realtà stai meglio, ora sai che è finita davvero.

Nella maniera peggiore, senza drammi, nella gentilezza dell’indifferenza vi siete detti ciao, sapendo che era un addio.

Avresti potuto non chiamarlo, certo, ma per fortuna la dignità è qualcosa che in amore si perde e si riacquista con una certa elasticità.

E’ proprio da lei che bisogna ricominciare però per rimettere insieme i pezzi di un cuore ferito che è grande proprio per questo, perché soffre.

Perché ci si vergogna di star male per amore?

Perché ci nascondiamo e neghiamo ciò che ci rende vulnerabili?

Un cuore innamorato, anche se respinto, è pieno, è vivo e si fa sentire come in poche altre occasioni.

Amare è una fortuna e un previlegio delle anime più nobili, di quelle più forti e giuste che non hanno la presunzione di bastarsi da sole.

Fa male però, lo so, tanto.

Non si può decidere chi amare e soprattutto quando smettere di farlo.

Quello che si può decidere però è di non farsi trattare male, di non farsi calpestare, di non farsi usare (o di farlo fino a quando ci va), di non farsi buttare via, ma soprattutto si può decidere di non sminuire i propri sentimenti, di dargli un valore, di difenderli con coraggio anche di fronte a chi ci dice guardandoci negli occhi che non ci vuole quando sappiamo che non c’è niente di meno vero.

L’amore non è per i pavidi ma una virtù concessa solo ha chi il coraggio di mettersi in gioco.

Detto questo: il tempo guarisce tutto e morto un papa spunta un principe azzurro.