Quando avevo 14 anni il mio amico Francesco mi ha erudita su LA grande bipartizione del genere maschile.

È pertanto abbastanza prematuramente che ho scoperto che, indipendentemente da psiche, personalità, conformazione fisica e formazione culturale, gli uomini possono alla fin fine ricondursi a due semplici insiemi basici: ci sono i tettomani e poi ci sono i culomani. Certo, in quanto geneticamente programmati per la conquista dell’altro, entrambi gli insiemi aspireranno e si vanteranno sempre della conquista del tutto. Ma l’uomo è omo e su più di una cosa alla volta, si sa, non è in grado di concentrarsi.

Concentrazione davvero notevole però – se dice il vero il mio amico MDG che, all’alba dei 32 anni, ha decretato fosse giunto il momento di consolidare la mia preparazione in materia svelandomi il teorema della bipartizione maschile – andava arricchito di un illuminante corollario: perché (cito), “mentre quelli che sono attirati dal culo sono alla ricerca del culo perfetto, quelli che hanno un’adorazione per le tette sono a loro volta suddivisibili in 3 grandi categorie:

– quelli del non-perfetto-ma-vero (si intende che il prerequisito sia grosso);

– quelli del grosso-ma-per-carità-non-cadente (che quindi accettano il rifatto, e anzi proprio lo osannano);

– e quelli della coppa di champagne, che cioè non disdegnano il prodotto, ma lo preferiscono medio (perché gli uomini ti dicono “piccolo”, ma intendono “medio”). Quel c’è che c’è, ma che ti permette di fare le acrobazie della Nuvenia, senza reggiseno e girare d’estate in canotta-ballonzolio-a-vista nel cliché più cliché della studentessa bohemienne;

In ogni caso ma mai e poi mai un uomo tettomane avrà un amore incondizionato per le tette piccole. Fuori discussione”.

La buona notizia a qualsiasi categoria si appartenga? Concentrate a rimpiangere lati B da serie A, noi lati A da coppa D ci dimentichiamo spesso che, nella pratica, indipendentemente da quanto la pubblicità di Roberta ci abbia per anni costretto a pensare, nonostante tutto abbiamo ancora il 50% di possibilità di trovare un bel gonzo da fregare.

Quindi, iniziate al cammino della conoscenza, bisogna altresì rassegnarsi al fatto che, se a un uomo piacciono le tette, sì, è probabile esca con te perché hai le tette. Che esca con te più volentieri se ce le hai medie. Che esca con te e voglia continuare a farlo se ce le hai grosse. E che, in questo, può non esserci alcunché di male. Perché rivendicare la gestione dell’utero può pure passare per femminismo, ma rinunciare al potere di un bel balcone è pura mancanza di affarismo.

A volte la strada di un uomo per il nostro cervello, guarda a caso, passa per il suo fringuello. Perché, sia come sia, all’uomo la tetta lo prende e lo porta via. Il più delle volte a sua insaputa. Il più delle volte proprio grazie al cervello che ci sta dietro.

Chiedete a un uomo di parlarvi di politica (secondo lui). Di lavoro (il suo). Perfino di calcio. Per quanto fazioso, per quanto egocentrico, per quanto completamente maschile, riuscirà comunque ad articolare un concetto. Ora prendete lo stesso uomo, e chiedetegli cosa pensa del seno. E preparatevi a vedere un’indimenticabile performance live dell’assenza di vita dell’acqua Lete: un neurone solitario che rimbalza inebetito contro le pareti craniche. Obama, Higgs, Totti… la tetta è democratica e annulla le differenze di classe e di cultura.

Da una rapida carrellata odierna tra alcuni dei maschi che più yo-fratelli-vi-stimo io conosca:

MB: più di tutto una persona che stimo. Che ammiro. Il cervello di un genio, nel corpo di un uomo di mondo, ma con classe.

“bhe le tette…. Sulle tette puoi dire un sacco di cose. Per esempio… per esempio che l’uomo ha sempre l’ansia che spariscano”

“Come che spariscano?”

“Bhe sì… che spariscano. Che, puff… improvvisamente ti giri e non ci sono più”.

“(spariscano? SPARISCANO?)… ehm, ok. Altro?”

“Bhe che vanno bene tutte, ma non quelle con la pizza”

“ Con la pizza?”

“Ma sì…. Quelle con il capezzolo enorme, che si allarga scuro proprio come una pizza”

…. (Mai chiedere delucidazioni. Mai chiedere delucidazioni. Mai chiedere delucidazioni).

 

P. padre di famiglia. Apparentemente super partes. Apparentemente in pace coi sensi. Risolto. Arrivato. Maturo.

“Bhe le tette… sono meravigliose, fonte di attrazione, ma anche specchietto per le allodole… (Cercando di mantenere una parvenza di profondità) Estrapolate dal contesto per me perdono molto significato. Il detto “sì, però è piatta..” è vero, ma vale al bar o nella doccia dello spogliatoio.

(Mio silenzio compito e ammirato)

“Ovvio però che le tette come il cofano del Maestro Miyaghi (ndr. Karatekid “togli la cera, metti la cera”) non contano, non si possono neanche prendere in considerazione”.

“Nel senso, giustamente, che non si prende in considerazione di vivere solo per toccare le tette. Certo”.

(Superando da destra in dirittura d’arrivo) “Ma va! Nel senso che se “in quel momento” riesci a mettere la cera e togliere la cera facendo dei cerchi perfetti stai lavorando a una superficie totalmente piatta. Che, evidentemente, non ha senso prendere in considerazione”.

… Ok, è talmente arzigogolato come pensiero da essere malato. Morboso. Temo, addirittura, ragionato.

 

Lui-sa-chi. Che fissato è fissato. E preparato dovrebbe pure essere preparato. Che non risponde mai a una domanda diretta. Che non è mai disponibile, se non quando gli è comodo. Che semplicemente svicola, da sempre, sempre.

“Ehi ciao. Senti… so che sei molto preso/pensieroso/altro, ma sto lavorando a un articolo sulle tette. Ovvero su come le vediamo noi e su quello che pensate voi. Hai per caso due minuti? Idee?”.

“Cate, ma scherzi?! Facciamo una conf call sull’argomento per favore. E’ un tema troppo importante e complesso da trattare in una mail. Mi daresti la tua disponibilità? Sono in mezzo a una cosa, ma tra mezz’ora potrebbe andare?”.

…..

 

Lui-sa-chi-2. Noto sciupa femmine milanese. Improvvisamente cambiato dall’amore. Improvvisamente puritano. Inspiegabilmente trasformato.

“Ma ti pare l’argomento su cui fare domande a me? Io sono fidanzato”.

“E questo cosa c’entra?”

“Bhe… c’entra che sono proprio innamorato”.

(inspirando-espirando-inspirando) “Quindi non puoi parlare di tette?”

“Quindi non penso a tette che non siano le sue”.

“Ok, parliamo delle sue”.

“Bhe le sue… sono tra le 5 tette più belle di Milano”.

Occhio vacuo (O Gesù mio. Esiste una classica? Perché esiste una classifica? Chi stila detta classifica? Come ci si inserisce nella classifica? Esisterà anche una classifica delle tette più deludenti di Milano? E, nel caso, si va in ordine decrescente di CAP o valgono anche i sobborghi?).

“Cioè riformulo… io mi sarei innamorato di lei anche se non fosse una delle 5 ragazze con le tette più belle di Milano. Io la amo per LA BELLA PERSONA CHE È”.

….

“Anche se… dai, non siamo ipocriti. Il suo classificarsi come una delle 5 ragazze con le tette più belle di Milano ha aiutato. Cioè forse non l’avrei conosciuta altrimenti. Come persona, intendo. E non mi sarei innamorato. Soprattutto di quello che è intendo”.

….

“Cioè lei non è solo tette. Lei è bellissima. Ma io non penso solo che è bellissima. Cioè, mentre la guardo e penso “sei bellissima”, so anche che è una persona stupenda.

Oh però Cate, non lo scrivere! Cioè non scrivere che non è una delle 5 ragazze con le tette più belle di Milano, guarda che ti legge! Puoi scrivere che “è la ragazza con le tette più belle di Milano”? Perché lo capisce perfettamente che sono io. Cioè, oltre che essere bellissima è tutto tranne che scema. Perché non è che il fatto che abbia le tette la rende una persona cretina”.

 

Obama, Higgs, Totti… la tetta è democratica. Ma aspira al potere monarchico. Per questo, quando (se ne) parla, ottiene immediatamente il massimo dell’attenzione. E giunge persino a ispirare la creazione di filosofie e correnti di pensiero.

 

AV. Nobile siciliano. Uomo di classe. Di cultura. Di sostanza. E la sindrome del panettiere.

“Tette….

La cosa fondamentale da tenere presente sulle tette è che sono di diverso impasto. Cioè, il concetto è che il seno ha 3 caratteristiche: la grandezza, la forma, e l’impasto. E, checché si possa immaginare, la cosa più importante è l’impasto. Perché una può avere le tette grosse, ma se sono a «impasto liquido, tette che col reggiseno sembravano enormi al momento della messa in scena» scompaiono”.

(Gli uomini vivono nell’inspiegabile terrore che le tette scompaiano. Razionalmente sanno che ci sono e sono fisse in pianta stabile. Eppure non ce la fanno, ogni tot devono ricontrollare. Tra un tot e l’altro di media, possono passare al massimo 10 secondi. Rasserenati, riescono a distogliere lo sguardo. Ma è una tregua passeggera).

“Hai veramente detto «impasto liquido»?”

“Ovvio. Perché, appunto, defluisce”.

“Credo di essere prossima a vomitare”.

“Guarda… Una cosa orribile. A me è capitato. Una che in verticale era davvero promettente e poi… è capitato: appena si è sdraiata… puff… le sono scomparse. E le è venuto il petto di un uomo. Terribile. Un’esperienza che mi ha segnato…”

(Pensa quanto sta segnando ora me…) “Dunque la massima di vita sarebbe che…?”

“La massima di vita è che non bisogna esaltarsi per la grandezza delle tette prima di averne controllato l’impasto. Ci sono seni all’apparenza ottimi che si rivelano uno specchietto per le allodole. Per cui non sbilanciarsi mai prima di aver vagliato la qualità della pasta”.