Falla la testimone.

Sìììììì, certo, ovvio, bello, felice, emozionata, però, ecco, aiuto, cioè…

… un conto è avere 14 anni, ridere, scherzare, parlare, stare al telefono (fisso) pomeriggi su pomeriggi (a dirsi chissà cosa). Andare insieme a scuola in bici, dopo in giro in motorino e, dopo ancora, fuori in macchina la sera. E, tra caffè e gelati, insalate e toast al cioccolato, corsi di kick e pilates, confidarsi, raccontarsi, aggiornarsi e ovviamente spettegolare. E, sì, anche discutere, offendersi, mandarsi a quel paese e allontanarsi… per poi dimenticarsi il motivo del fastidio e ricordarsi solo la fatica dello stare a distanza, il brutto del sentire la mancanza.

Capirsi al volo. Sentirsi a casa. Divertirsi facendo tutto e niente, soprattutto niente. Non annoiarsi, stancarsi, stufarsi una volta.

Zero filtri, mille risate.

Crescere insieme. Passo dopo passo, tappa dopo tappa. Compleanni, Natali, Capodanni. Telefoni fissi e cellulari. Pedali e motori. Blockbuster serate e one night tirate. Scuola, università, lavoro. Patente, maturità, laurea. Colloqui, stage, contratti. Partenze e rientri, routine e cambiamenti. Momenti belli e brutti, periodi di up e di down. Vissuti insieme, tutti insieme, anche a distanza, anche con caratteri e percorsi diversi, molto diversi. Ma intrecciati, strettamente legati. Perché di due che, più che amiche, son sorelle acquisite.

… e un conto è trovarsi con il doppio abbondante dell’età di partenza, a piedi, e, tra una parola, uno spritz e un pezzo (non è vero: un piatto) di focaccia (con la crosta), parlare di certificati di battesimo e cresima da recuperare, partecipazioni da inviare, torte nuziali da assaggiare. Di bouquet e centritavola da scegliere, vestiti da provare, scarpe bianco burro (ma che colore è!?!) da trovare. Fresie, peonie, rose selvatiche (ma mica sono un fioraio). Partecipazioni, bomboniere, confetti (ma non sono tutti uguali?). Ricordi, aneddoti, flash e riferimenti. E infinite traverse, tangenti, incisi e parentesi.

Ok, ma il matrimonio è alle porte.

La sottoscritta: “vai serena che, sì, i tempi son stretti, ma sei a buon punto”.
La futura sposa: “ah, guarda che mi fai da testimone“.

Alt. Black out. 24 ore dopo. Vai serena un corno: adesso in sbatti ci sono io. Pieno sbatti. Ma quali tempi stretti? Qui son strettissimi e non sono per niente a buon punto.

Se esiste un manuale di istruzioni per il testimone perfetto, l’ho voluto, desiderato, sognato. E, ammetto, googlato e cercato. Perché non sapevo da che parte cominciare.
Io, Miss bradipo dormirei sempre e ovunque, ho perso una notte di sonno solo all’idea di star sull’altare.
Io, Miss al lavoro son seria, ho cancellato la cronologia del computer per eliminare le tracce dei 2000 siti con consigli e indirizzi per addii al nubilato visitati.
Io, Miss non parlerò mai di scarpe e borsette, sono impazzita nella ricerca di una dannata pochette e di un paio di maledette scarpe color burro.
Io, Miss scrivo facile, è da un mese che sono in ballo con questo post.

Ma ora che il permesso al lavoro è stato richiesto e concesso, la trasferta organizzata, l’abito consegnato, la dannata pochette trovata, le maledette scarpe ritirate. Ora, soprattutto, che l’addio al nubilato è andato (e bene!) e il countdown ufficialmente scattato, non dico, non assicuro, non prometto niente, salvo una cosa. Che scrivo qui ora, nero su bianco, per te che mi leggi e ti sposi: sarò la miglior testimone imperfetta tu possa avere. Perché tu, più che amica, sei mia sorella acquisita.