Da quando l’obesità è diventata una cosa bella? Da quando è diventato uno status da ammirare, pubblicizzare e quindi, conseguentemente, imitare? Oggi, sfogliando i vari magazine online, mi sono imbattuta nella storia di Tess, una giovane donna americana che da sempre ha dovuto combattere con il bullismo e i pregiudizi a causa del suo corpo. E questo è tremendo e mai, dico mai dovrebbe accadere.
Poi vado avanti nella lettura dell’articolo, in cui si racconta che la ragazza nel corso della sua vita si è sempre sentita dire che nel mondo della moda non ci sarebbe stato posto per le sue forme.
Oggi, invece, Vogue America ha pubblicizzato una campagna di lingerie in cui Tess è la protagonista e viene definita una ragazza “curvy”.

Tess modella curvy
Ora, qui non si tratta più di una questione di moda. Il fatto non è se questa ragazza possiede o no le carte in regola per l’industria del fashion.
Qui si parla di salute, e della gravità di poter pensare di fare una campagna pubblicitaria in cui una ragazza obesa venga definita “curvy” e pubblicizzi l’obesità, mostrando che ok, va bene comunque, si riesce ad essere modelle anche così.
Non va bene proprio un corno, scusate.

L’obesità è una malattia, proprio come l’anoressia.

E non va pubblicizzata! Ma è mai possibile che l’essere umano non riesca a fare le cose con equilibrio?!

In ogni campo, sotto ogni punto di vista, l’uomo tende sempre all’estremismo, quasi che ci si debba vergognare di essere troppo normali.

Ma in questo contesto il rischio è alto, la moda genera imitazione, emulazione: com’è possibile che le industrie non lo riescano a capire e continuino a propinarci modelli così evidentemente sbagliati?

Dopo modelle anoressiche, che si tengono in piedi con una mela e acqua e che in passerella si spezzano letteralmente le caviglie inesistenti su quei trampoli smisurati e insensati, anche questo no, è troppo.

Sapete cosa sono i blog Pro ana?
Sono blog in cui ragazze, per lo più adolescenti, raccontano della loro bellissima vita che sfiora o trascorre nell’anoressia.
Spiegano come si fa ad essere così, quante volte al giorno bisogna non mangiare, quanto bisogna vomitare.
Spiegano che bisogna bere un tot di acqua appena sveglie in modo da sentirsi sazie e gonfie fino alle 15 del pomeriggio. Danno degli spunti tipo “a tavola fate in modo di avere sempre qualcosa nel piatto così la gente pensa che stiate mangiando qualcosa”, oppure “fare almeno 3 ore di attività consecutive” e, aprite bene le orecchie, sono felici quando hanno i crampi allo stomaco causati dalla fame, che le piegano nel letto.
Insomma sono dei veri e propri libretti di istruzione per anoressiche.

Non credo ci sia bisogno di commentare tutto questo e non penso neanche che sia tutto imputabile alle case di moda. Ma da qualche parte si deve pur cominciare, per esempio non facendo passare una ragazza che soffre di obesità come modella “curvy”.

Tess e la bellezza femminile

Per chiarire al meglio la questione ho chiesto il parere di Elisa D’Ospina, una delle modelle curvy italiane più famose, che con la sua competenza in materia ci spiega alcune cose che forse noi non sappiamo.

C’è un errore di terminologia se vogliamo essere precisi: Tess non è curvy ma plus size. In italiano, sempre per la moda, non sarebbe formosa ma calibrata.
Finché non specifichiamo questo, non possiamo partire. Di Tess ammiro il suo mettersi in gioco, pochi l’hanno fatto fino ad oggi anche se di modelle plus size ce ne sono tante, specie in America, e lavorano regolarmente. Personalmente ho portato in Italia e ho sempre sostenuto il concetto “curvy”, un’etichetta che pochi hanno capito e, come si denota, crea ancora molta ambiguità. Il curvy, come ho sempre dichiarato, è formoso sì, ma in salute. Innanzitutto non spetta a noi giudicare l’aspetto medico di nessuno, ma è chiaro che dal momento che facciamo la lotta all’anoressia, non possiamo appoggiare l’obesità, malattia altrettanto grave. Quello che passa in secondo piano è che i media hanno un gran potere: influenzano i giovani, creano modelli di riferimento, sdoganano miti. Se parliamo di “Body confidence” appoggio il messaggio di Tess, se parliamo di “modelli di riferimento”, no. La linea di confine è sottile, ma quando ci si espone bisogna dare messaggi chiari. E’ vero che la modella non incita nessuno a mangiare o a diventare come lei, ma come abbiamo lottato per le ragazze eccessivamente magre sulle passerelle o nelle copertine, ora per far capire che siamo “al passo con i tempi” non dobbiamo coinvolgere chi è l’opposto. C’è un equilibrio su tutto ed è giusto veicolare messaggi il più possibile salutari.