Il termometro non scende sotto i trenta gradi, l’aria condizionata è rotta, l’umidità è simile a quella della foresta Amazzonica e noi siamo delle scimmie metropolitane che vagano confuse per la stazione. E’ sbocciata l’estate in tutto il suo calore e noi pendolari siamo ancora qui sudati e imperterriti che aspettiamo il treno. Da lontano sembra di vedere una mega granita al limone correrci incontro perché si sa, prima o poi il Karma un premio lo dà.  O almeno si spera.

Dicono che viaggiare sia come sognare, che non importa quale sia la destinazione perché l’esperienza più gratificante si acquista durante il percorso, che attraversando nuovi spazi si vive due volte. Ora chiunque abbia affermato tutte queste lodi sull’esperienza del viaggiare o non è mai stato un pendolare o è stato un pendolare molto fortunato, perché il giornaliero oscillare da un luogo all’altro può essere più drammatico ed angosciante di un romanzo di Dostoevskij.

Corse con tanto di percorso ad ostacoli per raggiungere il binario di partenza che la sorte ha deciso di cambiare nell’unica mattina in cui siete in netto ritardo; la vecchietta con problemi di udito in fila davanti a voi quando dovete rinnovare l’abbonamento mensile; le lunghe, eterne, esasperanti attese sulla panchina della stazione spostando lo sguardo dal tabellone degli orari alla macchinetta delle merendine perché bisogna anche convivere con la fame nervosa. E poi ci sono i vicini di posto in treno, i compagni di sventura che possono confortare nei momenti difficili o diventare con le loro cattive maniere il peggiore degli incubi. Una maleducazione che tuttavia si può combattere proprio come il brufolo comparso dal nulla sul mento mentre vi state preparando per un appuntamento galante.

Quando si aprono le porte del treno non trasformatevi in un branco di gnu imbizzarriti che calpestano tutto e tutti per trovare un posto a sedere; bisogna prima far scendere gli altri passeggeri e magari, se vi sentite particolarmente ispirati, aiutare le signore in difficoltà perché intente a rotolare un macigno travestito da bagaglio a mano. I saluti devono essere veloci e contenuti perché anche se si rimane lontani dieci ore, il mondo continua comunque a ruotare e la tecnologia ha inventato nuovi mezzi di comunicazione dopo il piccione viaggiatore. Quindi nessun addio alla Casablanca accompagnato da intreccio vorticoso di lingue e pianti disperati che risvegliano gli altri pendolari dal loro status di zombie mattutino.

Se il treno è stracolmo di umanità e siete costretti a rimanere in piedi, cercate di crearvi un vostro spazio vitale per evitare che odori e contatti indesiderati vi rovinino ancor di più la giornata. Se invece siete riusciti a conquistare un posto a sedere ricordatevi che siete in un luogo pubblico e non stravaccati sul divano di casa. I piedi devono rimanere ben saldi a terra e dentro le apposite scarpe perché a nessuno interessa il colore dei vostri calzini.

Determinati personaggi sono specializzati nel scegliere il momento meno opportuno per disturbarvi ed iniziare una conversazione che fin da subito si mostra come imbarazzante e poco interessante. Perché no, non vi interessa vedere la foto di sua figlia e perché no, non vi interessa sapere quanti anni ha il suo cane. Volete solo chiudere gli occhi e dimenticare quel senso di nausea causata dalla gran bevuta della notte precedente. In ogni caso però, siate gentili. Annuite, sorridete e ricordatevi che il karma primo o poi vi premierà. Tuttavia se il personaggio è particolarmente eloquente, prendete un libro e fingete di essere immersi in una avvincente lettura anche se in realtà si tratta del libretto delle istruzioni della lavatrice nuova.

Infine quando si parla al telefono il tono della voce dev’essere basso ed il linguaggio adeguato perché a nessun dei passeggeri vuole sapere se la nuova dieta della barbabietola rossa è una figata pazzesca o se vi hanno appena attaccato il villaggio di Clash of Clans.