Ho iniziato a guardare Girls con scetticismo duro.

Tentavo di guarire dal lutto per la fine, definitiva, di Sex and the City.

Era stato amore vero, quello.

Sei serie (belle), due film (brutti).

Visti a tutte le ore del giorno e della notte, per anni.

Continuando a sognare di essere Carrie e accorgendomi, non senza un certo strisciante dispiacere, di essere in realtà una Miranda fatta e finita.

Insomma, un paio d’anni fa, inizia questa nuova serie sull’HBO (ohibò, proprio il canale che trasmetteva le avventure delle mie donnine preferite).

Girls.

Le vicende di quattro ragazze poco più che ventenni che vivono a New York.

Mi prendete in giro?

Volete farmi credere che potrò innamorarmi di nuovo?

Scetticismo duro.

Perché peggio delle minestre riscaldate (vedi film brutti di cui sopra) ci sono solo le minestre imitate.

Vale per l’amore. E vale per le serie tv.

Però dai, vuoi non dargliela un’occasione?

Vuoi non lasciarti la possibilità di essere smentita?

Guardo i primi cinque minuti di Girls ed è colpo di fulmine.

Non perché questo nuovo amore mi ricordi quello di prima.

Per niente.

E, anzi. E’ amore proprio perché non me lo ricorda affatto.

L’unico modo per innamorarsi di nuovo è innamorarsi di qualcosa di nuovo.

Girls non c’entra niente con Sex and the City.

Chi continua a sostenerlo lo fa per pigrizia.

Perché le protagoniste sono quattro.

Perché è ambientato a New York.

Perché si fa molto sesso e se ne parla pure parecchio.

Fine dell’analogia.

Girls è diverso. Bello in un modo diverso.

Un nuovo e diverso amore per me, yeah, dunque.

 

Qui trovate quello che potrebbe servirvi per capire di cosa sto parlando, se ancora non ci fossimo capiti.

Nonostante immagino che possa sembrare il contrario, questo non è un post spoiler.

E non è manco un post di quelli seri sulle serie tv.

Non sarei in grado di scriverlo.

Per quanto, da non esperta, mi sentirei di comunque di consigliarvi di vederlo.

E’ ben scritto, i personaggi sono pensati in modo intelligente e la quantità di cose che ti smuove e a cui ti vien voglia di pensare dopo averlo visto sono infinite.

La protagonista è un personaggio interessante.

Complesso.

Hannah Horvath (Lena Dunham, creatrice, interprete e produttrice della serie) dal Michigan.

Cicciottella aspirante scrittrice.

(Freud, non c’è bisogno che ti scomodi, l’ho capito anch’io da sola che il fatto che lei sia piuttosto in carne e che metta insieme parole per vivere mi ha generato un mega transfert, dai).

Ho provato a distrarmi, giuro.

Ho provato a concentrarmi sugli altri personaggi e non entrare nel loop della disamina della protagonista (l’analisi dei personaggi mi ha fregato per sempre, retaggio delle elementari).

Non ce l’ho fatta.

Hannah catalizza tutta quanta la mia attenzione, sempre.

E mica perché è la protagonista.

(E non è manco perché ho quel mega transfert maledetto).

No.

Hannah catalizza tutta quanta la mia attenzione perché è un personaggio diverso.

Complicato.

Scomodo.

Affascinante.

Irritante.

Di quelli che “o li odi o li ami”, direbbero quelli che parlano bene.

No no.

Io la amo e la odio al tempo stesso, democraticamente.

Come amo e odio democraticamente me stessa.

Perché, scusate, voi no?

 

Perché amare Hannah Horvath

Perché è bruttina, ma se ne fotte.

Perché è grassa, ma se ne fotte.

Perché i due motivi precedenti danno un grosso colpo alla nostra autostima e ci fanno pensare di potercene fottere un po’ anche noi.

Perché ha un’ambizione senza ritegno.

Perché dice sempre quello che pensa anche se quello che pensa, spesso, non interessa a nessuno.

Perché pensa sempre prima a se stessa e poi agli altri.

Perché non fa niente per sembrare più simpatica di quello che è.

Perché quando vuole un uomo se lo prende.

Perché non si cura di quello che gli altri dicono del suo uomo.

Perché è sempre a suo agio col proprio corpo, per quanto il suo corpo non sia stato molto clemente con lei.

 

Perché odiare Hannah Horvath

Perché è egocentrica a livelli patologici.

Perché non pensa prima di parlare.

Perché parla anche quando dovrebbe stare zitta.

Perché si taglia i capelli da sola.

Perché è talmente poco empatica che, in confronto, Cristina Yang è Madre Teresa.

Perché pensa sempre prima a se stessa e poi agli altri.

Perché quando vuole ottenere qualcosa non guarda in faccia a nessuno.

Perché, dopo essersi presa un uomo, scappa.

Perché, dopo essere scappata da quell’uomo, lo rivuole indietro.

Perché anche se è sempre a suo agio col proprio corpo, ogni tanto, potrebbe pure mettersi il reggiseno.

 

Volete dirmi che non siamo, forse, un po’ tutte Hannah Horvath?