Ammetto sono una grande osservatrice, mi piace guardarmi in giro, osservare le persone nella quotidianità. Spesso mi piace immaginare le storie che ci sono dietro alle persone, provare a pensare a che lavoro fanno, solamente dai gesti che vedo. A volte però la mia attenzione si scontra con la realtà, vale a dire con quella categoria di maschi zerbini al cospetto delle loro compagne.

L’altro giorno ero in un negozio, e mentre provavo un vestito ho sentito: “Amo, ma ti sta bene questa camicia, sei davvero bella‚ però se non ti piace AMO la cambiamo, non sentirti costretta a prenderla perché è in saldo”. Mi sono fermata un attimo e ho pensato “no dai è uno scherzo!”.

Uscendo dal camerino ecco che arriva il peggio, lei che fa shopping e lui con in spalla la borsa della dolce metà. Che poi dico ma perché tu esci con la borsa se poi devi farla portare al tuo ragazzo?! E soprattutto perché il tuo uomo è così zerbino da portarsela appresso, in silenzio senza fare una piega?

Che amarezza, ma davvero nel 2013 esistono ancora dei maschi che si fanno “condizionare” al punto tale da assumere questo genere di atteggiamento? Questi sono i classici segnali da zerbinaggio“. Io sono per la divisione netta dei ruoli, tu fidanzato ti devi comportare come tale, puoi essere gentile, educato, cortese, far sentire la tua donna speciale, ma senza perdere la dignità di maschio tutto d’un pezzo.

Sono molto schietta sul tema, preferisco di gran lunga l’uomo “un po’ stronzo” che però sa tenerci testa, o meglio ci fa impazzire al punto da non capire mai cosa gli passa per la testa, e l’uomo imprevedibile che forse ti farà un complimento e vedrai nei suoi occhi quell’imbarazzo che significa “sì per un attimo sono tenero e te lo dimostro”.

L’uomo che ti apre la porta, quello che ti chiede “mi tieni le chiavi, il telefono e il portafogli?” e tu inesorabilmente vorresti uscire con una pochette ma ti ritrovi con mezzo chilo di peso in mano ma sai di farlo contento.

Io che le etichette le attacco solo sui barattoli della marmellata e non di certo alle persone, né tanto meno alle relazioni, perché ci sono rapporti a cui non basta una sola etichetta: possiamo essere amanti, fidanzati e complici, tutto assieme.

Mi piace che ognuno abbia il suo ruolo: noi donne imprevedibili, incostanti e spesso delle mine vaganti vogliamo avere “campo libero”. Se l’uomo si chiama così ci sarà un motivo, suvvia.
Che ruolo abbiamo noi donne nella trasformazione degli uomini? È anche colpa nostra se ormai i compagni della nostra vita si comportano sempre di più come delle amiche rinunciatarie?
Abbiamo voluto la parità ma non non abbiamo fatto i conti che le sue conseguenze.
Vogliamo essere rispettate, vogliamo essere sullo stesso piano, avere gli stessi diritti, ma vogliamo essere donne, sempre e comunque…

A tal proposito il fotografo spagnolo Jon Uriarte ha realizzato un progetto, The Men Under the Influence, nel tentativo di raccontare il cambio di ruoli nelle relazioni eterosessuali, e soffermandosi in particolare su come questi cambiamenti abbiano colpito gli uomini.

Così li ritrae vestiti con gli abiti delle loro fidanzate o mogli, nel luogo che condividono ogni giorno, la casa. Uriarte racconta il suo progetto in questo modo: “Le foto tentano di cogliere il senso di perdita di riferimenti dell’uomo, ora che le donne hanno fatto passi avanti e possono finalmente pretendere di essere considerate al pari del proprio partner“.

L’idea nacque nel 2007, mentre rifletteva con gli amici su come era cambiato il concetto di coppia eterosessuale. Poi, resosi conto che non esistevano progetti simili, diede il via alla sua serie, alla quale ha dedicato circa 3 anni. Una sorta di analisi alla “Marito è moglie”, il libro di Régis De Sà Moreira nel quale i due coniugi sull’orlo della separazione si ritrovano l’uno nel corpo dell’altra.