Ufficialmente rientrati in modalità feriale, uscito lo stivale invernale, abbandonato il cazzeggio vitale e abdicato l’aperitivo seriale, proprio mentre l’inaspettata agitazione di qualche redivivo neurone ti porta a cercare un motivo per cui la fine dell’estate lasci ancora qualche minima ragione di vita, eccola lì, la notizia pronta a rasserenarti, l’ancora di sicurezza cui assicurare la ciondolante zattera della tua esistenza, la luce in fondo al tunnel.

La speranza dopo la disperazione: l’angolo motivazionale per la relazione sentimentale.

Lo sapevamo da fine agosto. La Moni e il Vince non ce l’hanno fatta. Peggio ancora. Non ce l’hanno fatta, ma ci vogliono fare credere che vada bene così. Negandoci persino il gusto del crogiolamento nella sofferenza dei belli, bellissimi intoccabili, improvvisamente mortali. Dopo lo scarso comunicato stampa di fine agosto, infatti, manco uno degli inevitabili buonisimi da “l’amore è finito ma ci vogliamo un bene infinito”. “Monica ormai è una sorella, ma per me rimarrà sempre una stella”. “L’amore finisce, ma l’amicizia fiorisce”. Niente lacrime, niente risentimenti, manco mezzo cm in meno di sofferenza sulle curve della sirena d’Italia.

Ad ogni modo, fortunatamente, proprio mentre la faccenda pare ormai al dasvidaniya, la strafigona fa di tutto per dimostrarci che accaparrarsene subito un altro non è affatto una mission impossibile.

Tanto da condurci alla fantastica rivelazione del Corriere della Sera: ricominciare a 50 anni in amore? Si-può-faaaaaare. Perché, è evidente, la Moni, la Demi, la Jenni, e la Sharon ne sono la reale dimostrazione.

Che a me già verrebbe da risponderti che è facile assomigliare alla Madonna dei sogni erotici di Mel Gibson, uscire bambini come saponette, fare la carta da parati ricevendo un carnet da attrice, passare le giornate a fare la manza di Kobe e acclappiarsi un secs simbol per i prossimi 14 anni.

Ma tant’è. Basta armarsi di tanta grinta, ottimismo e passione per la vita. Perché l’estetica non è tutto. E la solitudine non è legata al fatto tu sia un rutto. L’importante, assicurano, è infatti è avere coraggio. E sventolarla ad ampio raggio.

Se i 40 anni sono i nuovi 30 e i 50 i nuovi 40 pertanto, pare basti infilarsi un paio di scarpe da corsa, innalzare glutei e morale e andarsene in giro a zoccoleggiare. Così, se mentre la barca va meglio lasciarla andare, quando smette di veleggiare è tempo di darsi da fare.

Perché settembre è il mese dei buoni propositi. Così che, mentre allarmata mi predispongo ad affrontare il fatto che un nuova ondata di splendide 50enni si accaparri i pochi(ssimi) ancora liberi 30enni, mi chiedo se mai arriveremo a un pensionamento finale, quando, accettato il fatto che si possa pure scegliere di finire sole e gattare, saremo quanto meno autorizzate a non legare le nostre sorti a quelle di un lato B da paura.

 

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