Altro giro, altro regalo, altro anno, altra estate quasi finita. Anche stavolta, per non sbagliare, stessa spiaggia, stesso mare. E allora manca poco davvero e addio arancini a perdifiato e tuffi che fanno male, addio a questo sole che ti fa bruciare da dentro e a tutta quest’acqua salata che vorresti bere pur di rimanere blu come solo lei sa essere.
Fra le altre cose, oggi, mi chiedevo: “Chissà se per tutti l’estate e le vacanze sono organizzate per essere una vera gioia da procurarsi o un’avventura costruita a tavolino da raccontare e da raccontarsi?”. Di certo, quasi mai si tratta di una scelta e nessuno o quasi nessuno si può permettere, sia per possibilità economiche, sia per accadimenti, la vacanza che si merita.
Anche io, trentenne o su di lì, di questa estate avrò poco di sensazionale da raccontare, solo piccoli miracoli, ma solo per me: la gioia di mia figlia di quattro anni che si è tolta da sola i braccioli in mezzo al mare perché aveva deciso che sapeva nuotare e con la faccina a pelo d’acqua è rimasta a galla, i primi sei anni del mio primogenito compiuti proprio qui e la consapevolezza entusiasta di avere finalmente l’età giusta per sentirmi come sempre a disagio nei locali affollati.

Concorderete però con me che un’estate senza i giusti racconti postumi può essere socialmente devastante e, soprattutto, pericolosamente impopolare. Poco importa se non avete fatto niente di che, se non siete andati via per niente, se non avete fatto il cammino di Santiago di Compostela, se siete andati a trovare la mamma o se morite solo dalla voglia di tornare in ufficio. Per dare un “senso pratico” alle vostre giornate di vacanze appena trascorse e soprattutto per avere una versione spendibile in tutte le occasioni, conviene avere un piano di attacco, per dare ai vostri colleghi e ai vostri amici, la storia che si aspettano di sentire. Lo sappiamo benissimo: se è vero che le vacanze stanno per finire, il supplizio delle serate “tucosahaifattoquestaestate” sta per incominciare. Se volete mettere a tacere gli assalitori, conviene prepararsi per tempo alla tempesta di domande in arrivo.

Di base suggerisco di cominciare rimanendo sul vago con spunti misteriosi e da intellettualoide, per poi cambiare repentinamente argomento: “…Alla fine questa estate non ho potuto che assecondare la mia vena creativa e concentrarmi sulla scrittura, ho quasi finito il mio primo romanzo, anche se ritengo che ultimamente i concorsi letterari in Italia non siano più un vero trampolino di lancio, non credi?”.

Anche la vacanza “on the road” non ha ancora perso il suo appeal, poco importa se avete preso la macchina solo per andare all’autogrill di domenica perché tutti gli altri bar erano chiusi, potete sempre dire: “Sono saltato in macchina all’ultimo, ho seguito un istinto primordiale, ho guidato e guidato, mi sono fermato solo per bere”.

Ci sono poi dei racconti cult da usare per infarcire che funzionano sempre, anche a prescindere dal posto in cui sono avvenuti, tipo: “…Guarda non puoi capire, un posto pazzesco, abbiamo fatto il bagno con i delfini”. A quel punto il discorso si sposta sempre sui cetacei, siete salvi.

Raccontare di essere rimasti incastrati con il lavoro non solo non convince, ma lascia un po’ di amaro in bocca nei vostri uditori, se ci aggiungete però, un fantomatico deal in vista, riguadagnerete velocemente posizioni.

L’originalità poi paga sempre e per farvi invidiare davvero vi basterà parlare di piccole cittadine affossate nel centro della Francia, costellate di bistrot stellati ma a due lire o di Isole della Grecia disabitate in cui nessuno può essere andato veramente, tranne voi.

La miglior difesa però, si sa, è l’attacco, grazie anche alle ultime, intramontabili e salvifiche vacanze a settembre: “Le vacanze ad agosto ormai sono impossibili dai, c’è ressa ovunque, prezzi triplicati, non posso credere che sei caduto in trappola anche quest’anno”.