Il tempo libero diminuisce, gli impegni aumentano e le giornate restano di ventiquattro ore. Scorrono veloci, frenetiche da mattina a sera.

Come la biglia di un flipper, rimbalzi di qua e di là, con un telefono tanto, troppo spesso a portata di mano. Lo usi, lo controlli, lo ricarichi a intermittenza anche per sveltire i doveri e non perder di vista piaceri e persone. Ecco. Le persone, le tue persone.

Vederle e sentirle tutte con calma, frequenza e costanza è dura, durissima. Perché purtroppo il dono dell’ubiquità e il teletrasporto ancora ti mancano; e che la routine ti risucchi e stanchi è un fatto. Ma a volte bisogna fermarsi, uscire dal flipper, stoppare il tram tram. Per fare in modo di trovare il tempo anche solo per un incontro flash, una telefonata, un messaggio sentito.

Non prenderti in giro, non nasconderti dietro grandi impegni che poi, se ci pensi, sono più alibi e vincoli che ti crei. Perché, dai, né il Papa né Napolitano ti aspettano in udienza, Obama non è sull’altra linea in attesa di una call con te, a Bruxelles e al prossimo G8 (o G7, si vedrà) non fremono per averti al tavolo, fiduciosi che la tua presenza segnerà la svolta.

E poi lo sai che al risveglio e in pausa-pranzo, tra l’uscita dal lavoro e il momento in cui crolli a letto, riesci a incastrare tutto, dalla visita medica all’ora di nuoto, palestra, corsa o yoga, dall’appuntamento con ics alla cena con ipsilon, dalla carrellata su Fb al rinnovo della carta d’identità. E sì, tra una cosa e l’altra, arriverai a sera stanca, ma non hai settant’anni, puoi tirare la corda senza che succeda niente di che, a parte delle occhiaie più marcate e il bisogno di un caffè extra l’indomani.

Non sono gli impegni e la stanchezza, l’agenda e la routine a dover vincere. Ma l’interesse, l’affetto, il desiderio di esserci per quelle persone che sono più di una scadenza lavorativa, più di due bracciate, quattro pesi, sei chilometri, otto posture; più di un altro aperitivo, più dell’ennesima cena; più dell’ultima passione che ti è scattata o imprevisto che ti è capitato.

Per queste persone il tempo, se vuoi, lo trovi. Sta tutto in quel se vuoi. Che è ben diverso dal se puoi. Se aspetti di potere, campa cavallo. Se aspetti di volere, due secondi fa sei già andata a trovare l’amica che da giorni non ne può più di stare ai domiciliari malata, sei già passata sotto casa del tuo ragazzo a dirgli ciao dal vivo e dargli un bacio rapido; hai già fumato la sigaretta con l’ex collega ora amica per sentire le sue novità-difficoltà lavorative, hai già chiesto a tua madre com’è andata la visita al ginocchio ancora dolorante, hai già scritto “ehi, tu, ciao, è da un po’ che non ci sentiamo/vediamo, come va, cosa combini?” all’amico che vive a Londra e all’amica che presto vivrà a New York.

Un pensiero, un gesto, una piccola attenzione. Una telefonata di qualche attimo, un messaggio di pochi caratteri, uno smile via WhatsApp. Un saluto, un sorriso, uno sguardo d’intesa. Un caffè di mezz’ora, due chiacchiere al volo, un come stai non pour parler, ma perché davvero ci tieni a saperlo. Non è molto, ma non è poco. Non costa niente e non richiede ore. La vita è veloce, la routine ha ritmi incalzanti, ma se vuoi, il tempo da dedicare a chi nella tua vita rappresenta un più lo trovi. Non è riconoscenza, ricerca di un grazie, atto pulisci-coscienza, è spassionato voler bene. Non è do ut des, è do punto e stop.