Forti di anni di fatiche e privazione, di pr e seratone, le milanesi DOC nascono ereditando e vivono preservando poche leggi universali che però rimangono basilari.

Prima tra tutte che l’amore non vede confini, ma che netti confini geografici vanno messi all’amore. Confermando la teoria del pezzo più facebookato degli ultimi giorni: il divertentissimo blog di Giacomo Nicolella Maschietti, che coglie nel segno, ma parlando da non milanese, ahimè, deve pagare pegno.

Infatti ecco che:
1. Una milanese non sta con Alberico, Tancredi , Costantino… Sta con il Rico, il Tancre, il Tino. Che non sono abbreviazioni, sono istituzioni. Perché non conta come si chiama la creatura, ma da che avo ha ereditato la nomenclatura, perché dal fonte battesimale dipende anche l’estratto conto finale.

2. Il mezzo pubblico è riservato, come dice la parola, al pubblico. Di cui hai bisogno per farti guardare ma con cui non ti devi mischiare.
Attrazione popolare di cui si accetta l’esistenza limitandosi a evitarla con prudenza, costringerebbe ad aspettare, camminare e socializzare. E nessuna delle sopra citate attività potrà mai essere considerata accettabile all’interno dei ranghi della Milano bene.
E Lilla è una nuance che andava di moda almeno due stagioni fa.

3. A Milano è possibile ricevere un’istruzione discretamente accettabile in un numero davvero elevato di istituzioni. E’ infatti possibile ottenere un diploma superiore non solo al Parini e al San Carlo, ma, dicono, anche al Leone, al Berchet, al Severi e, con riserva*, al Beccaria.

4. Non è una questione di scelta, è una questione di appartenenza. Che ha addirittura un riconoscimento giuridico e si chiama area C. E se sei uno di quelli che non lo capisce, sei uno di quelli che rischia di scivolarmi in un attimo dal “da fuori Bastioni al centro ci vogliono 10 minuti” al “Da Bovisio Masciago a Milano ci vogliono solo 20 minuti, gli stessi che ti passi ogni giorno nel traffico, ma almeno li vivi nel verde”. Che, io non ci credevo, ma gli alieni invece esistono.

5. La Smart è pratica. L’amico-autista è comodo. Il passaggio sotto casa un diritto necessario.

6. A Milano mancano solo il mare e la neve. Per questo il Misericordioso ha creato il Forte e Courma. Perché per credere nella perfezione bisogna averne qualche volta una dimostrazione.

7. Il doppio cognome è evidentemente un requisito fondamentale. Ma è l’acquisizione di un altro pre-nome nobiliare l’obiettivo a cui qualsiasi ragazza sensata dovrebbe mirare.

8. Nessuno è contrario agli investimenti immobiliari. Via Washington è una zona che sicuramente un giorno sarà oggetto di rivalutazione edilizia.

9. Non è che se sei di Milano devi per forza uscire con il figlio del cugino del cugino di mamma. È che il ragazzo che ti ha presentato Gigi al Rotary e che, guarda caso, è anche il presidente dei giovani imprenditori lombardi, è anche il figlio del cugino del cugino di mamma. Tutto il mondo è paese.

10. Nobu forse non sarà l’unico giapponese di Milano. Ma sicuramente è l’unico ad esserci anche a NY. La presenza di un dj set internazionale e di una lista d’ingresso serrata non fa che confermare la buona volontà dell’immigrato. E per fare beneficenza e aiutare una popolazione sfortunata non è che bisogna per forza aspettare la San Vincenzo.

11. Volare con una compagnia che considera la tracolla vintage di Gucci un bagaglio a mano in eccesso è come parlare di gradazione di colori a un uomo: il folle tentativo di far convergere un universo razionale ed uno arazionale.

12. Non sei tu a dover conoscere il nome del barista, è il barista a dover conoscere il tuo. E a segnalarti i suoi amici apache. In modo che, come in qualsiasi riserva che si rispetti, non si commettano errori di assegnazione. Che nel caso il tipo caruccio che ti offre da bere finisca per chiederti “di dove sei?” Ti conviene dileguarti prima che arrivi al “ma Milano Milano?”.

Perché, se da milanese educata sorridi e leggi Maschietti scuotendo il capo con finta autocritica, è proprio mentre scegli oculatamente la bacheca delle amiche con le quali condividerlo che, ancora una volta, rimarchi con malcelato orgoglio un’invisibile, ma tutt’altro che sottile, nuova lineetta di demarcazione. Di cui puoi ridere, ma che di certo non vuoi cancellare.

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