Sono giorni che si parla del caso del povero padre Eric Meyer che ha perso la figlia a inizio 2014 ed ha mandato una lettera a Facebook dicendo “Il mio non è stato un anno meraviglioso”.

Tutta colpa di un algoritmo, che pesca in maniera meccanica le fotografie del nostro profilo Facebook?

Stamattina ho letto Caro Facebook, ma davvero siamo tutti così felici? di Luca Bianchini che ricalca molto il mio pensiero.

LA VITA NON È SOLO CIÒ CHE FACCIAMO VEDERE MA ANCHE CIÒ CHE SENTIAMO, E CHE VEDIAMO SOLO CON GLI OCCHI DEL CUORE.

Riflettendo sul tema ho pensato, ma davvero se non condividiamo qualcosa sui social siamo OUT?

I social sono “nel bene o nel male” presenti sempre nelle nostre vite, ma penso che per ogni strumento sia necessario “saperli usare” e soprattutto saper scindere la vita REALE da quella DIGITALE.

Sembra normale routine scoprire di aspettare un bambino e postare direttamente la foto della prima ecografia?

Ma perché mi chiedo?

Oppure condividere ogni scatto del pargolo da quando nasce e per ogni momento “fondamentale” dal primo dentino, la prima cacchina ecc ecc.

Al contrario ho delle amiche neo mamme, che invece rispettano la privacy dei piccolini postando fotografie in cui si vedono solo una manina, un piedino e mai il volto del bambino.

Raccontano la propria gravidanza senza mostrarsi ma piuttosto raccontando sensazioni che provano. Personalmente reputo questo il miglior approccio, personale, riservato, intimo. Mantenendo così i rapporti umani, fatti di telefonate, messaggi, visite per vedere ed abbracciare il piccolo.

Ancora peggio quelli che si sposano e due ore dopo hanno già aggiornato lo stato in “sposato con xxx”, mi accorgo che molto spesso perdiamo il senso di ciò che è reale, di quello che viviamo tutti i giorni ma che appunto se non viene condiviso non conta.

Oppure le fidanzate “cornificate” che aspettano solo di inveire contro gli ex fidanzati, ma qual’è il senso di tutto ciò?

A me piace raccontare con le fotografie i viaggi che faccio, un preciso istante che mi piace “fermare”, ma col tempo ho imparato a fotografare con la mente, a godermi i profumi, gli odori senza per forza twittare o Instagrammare. Mi piace leggere i commenti dei miei amici, quelli “reali” che chiedono consigli o semplicemente scrivono “wow che meraviglia”.
O quelli che in privato scrivono “Ti vedo davvero felice”, ecco forse questi sono gli unici commenti che possono avere un senso, o no?

Anch’io sono “social addicted”, ma semplicemente perché i social sono parte integrante del mio lavoro, e quindi mi piace esserci, osservare e capire come gli utenti usano questi mezzi.

Ancora di più mi sorprendono tutti quelli che nei mesi precedenti hanno postato commenti e status pieni di rabbia, rancore, di polemiche sibilline e poi postano il fatidico “Grazie, è stato un anno magnifico”, ma come?

Gli stessi che hanno avuto da ridire su tutto e tutti, ora si sentono così in pace da condividere i momenti più belli del loro anno? Houston abbiamo un problema!

La mia filosofia resta la stessa di sempre, condivido i momenti “importanti” e fondamentali con le persone che amo, una in particolare ma non condivido nulla di “personale” sui social a partire da Facebook, ritengo che la vita REALE sia preziosa e che non debba essere per forza “sventolata” per avere consensi da amici o amici degli amici.

Ho imparato a lamentarmi sempre meno, e non di certo usando Facebook come “Tale non ha pagato una fattura”, oppure “Il mio capo è un incapace”, anche se sfortunatamente continuo a leggere frasi di questo genere, augurandomi che il tale capo possa leggere un giorno tale pensiero!