Halloween è una festa strana. Posto che quando ero piccola io nemmeno esisteva, tanto per dire. Noi avevamo Ognissanti, e il massimo della leccornia del periodo era il Pan dei Morti.

Vi lascio immaginare la goduria. Poi: dura un giorno. Come Pasqua. Ché infatti, con tutto il rispetto per la santità della questione, mica Pasqua si può proprio definire una festa. Ma almeno Pasqua si tira dietro un lunedì di tutto rispetto. Halloween manco quello. Ma tant’è. Pare che piaccia tantissimo ai bambini: lo deduco dalla quantità di mamme che sui nostri siti cercano improbabili ricette tipo i biscotti a forma di dita mozzate (esistono! Volete farli? Eccovi la ricetta).

O nonne che, al supermercato, chiedono disperate al salumaio cosa mettere dentro i wurstel di mummia. Ci sono anche quelli.

Ma anche gli adulti ormai sono entrati nel vortice di Halloween. Adulti che, fino a 10 anni fa, manco sapevano cosa fosse, Halloween. Tanto è vero che su Nanopress da anni ci prepariamo alla “festa più paurosa dell’anno”, e ogni anno con più lena e più entusiasmo. Ormai abbiamo una prassi consolidata: realizziamo contenuti trasversali su tutti i siti del network, con rassegne più o meno corpose su libri, film, serie tv che, almeno durante Halloween, vanno (ri)letti e (ri)visti. Proponiamo tante nuove ricette di tombe, occhi mangerecci, mostri, menù vari. E lavoretti da mandare in visibilio anche la più severa e imperturbabile maestra di scuola primaria. E decorazioni per la casa da realizzare con tutto il possibile materiale da riciclo, ché mica vorrai comprare roba nuova per realizzare un orrido gufo! E poi, da quest’anno, i test! I quiz! Le sfide!

I test sono bellissimi: rispondi a 10 domande e scopri, ad esempio, quale ricetta di Halloween meglio ti rappresenta. Come dite? Mai più senza? Beh, sappiate che centinaia di persone la pensano molto diversamente da voi. E se dovete realizzare una sezione Halloween sui vostri siti, vi consiglio di non sottovalutare questa informazione.

I quiz funzionano più o meno allo stesso modo, ma sono le sfide le mie preferite. Il concetto alla base di una sfida – a volte le chiamiamo anche battaglie – è semplice: si tratta di mettere l’una contro l’altra due immagini, che raffigurano oggetti tra loro simili che possano competere, e votare la preferita. Poi passare ad altre due immagini e così via, per una trentina di sfide. A scopo inconfutabilmente e insindacabilmente ludico: si fa per giocare, e per nessun altro motivo. Con Halloween ci siamo sbizzarriti: si può votare il dolce preferito, il miglior travestimento, il trucco più bello.

In fase di ideazione, vi confesso, mi pareva potesse essere interessante per tutti mettere in gioco le proprie idee con quelle degli altri, intendendo la sfida per quello che mi sembrava realmente fosse: non tra me e gli altri, né tra un oggetto e tutti gli altri, ma tra un oggetto e un altro, tra un film e un altro, tra un luogo e un altro. Senza che ci fosse in palio niente di niente, solo una minima dose di relax. E senza vincitori né vinti. Ma.

Succede che qualcuno in redazione cominci a storcere il naso. E che fossero tutti uomini. Che mi venissero a dire: sì, divertente è divertente, ma manca il fine. Io voto volentieri, ma poi?

Mi sono resa conto che la sindrome del righello in spogliatoio da quelle parti non si supera mai: io sono un maschio, non gioco tanto per giocare, e dell’opinione altrui mi importa fino a un certo punto. Io voglio vedere chi vince. Voglio sapere chi ce l’ha più lungo. Sapete che c’è? L’hanno spuntata: la classifica, alla fine, c’è.