No, non parleremo di Cenerentola né tanto meno di Carrie Bradshaw. Per una volta, le scarpe che vorrei menzionare sono maschili. E poi, come dice il titolo, sono scarpe che hanno fatto la storia e non intesa come favola.

Si parte con Nikita Krucev, il 12 ottobre del 1960. Allora segretario del partito comunista, durante un’assemblea delle Nazioni unite, brandisce una scarpa maschile bianca e la batte ripetutamente sul tavolo. Ma con chi ce l’aveva? Con Lorenzo Sumulong, delegato filippino, che accusa l’Urss di imperialismo in Europa Orientale. Nessuno sa ancora adesso se fosse una delle sue tolta lì per lì, se se l’è fatta prestare da Gromiko, che gli sedeva accanto, o se, in maniera premeditata, se la fosse portata da casa. Si sa mai che qualcuno dica “’na cagata”.

 

La scarpa di Kruscev

 

Neal Armstrong arriva sulla luna il 20 luglio del 1969 e lascia la sua impronta. Di quel piccolo passo per l’uomo, che poi era un grande passo per l’umanità, ci deve bastare la foto della suola. Una sineddoche destinata a durare in eterno, poiché pare che sulla Luna non ci siano né vento né agenti atmosferici.

 

Impronta Neal Armstrong

 

Baghdad, 14 dicembre 2004, il giornalista Mutanzar al-Zaydi, durante una conferenza stampa con George W. Bush, si toglie una scarpa e gliela tira. Non per qualcosa che aveva detto, ma per qualcosa che aveva fatto (condivisibile, ndr). Viene condannato a tre anni di carcere per vilipendio contro un capo di stato straniero, la pena viene ridotta a un anno e poi a 9 mesi per buona condotta. È stato rilasciato il 15 settembre del 2009.

 

Mutanzar al-Zaydi lancia la scarpa a Bush

 

La sua scarpa si può vedere ora a “Museum”, il museo più piccolo del mondo, che si trova a New York. Sei metri quadrati ricavati in un ascensore.

 

Scarpa al "Museum” il museo più piccolo del mondo

 

E infine siamo a Monaco, in Prinzenregenplatz, al numero 27. Non un appartamento qualunque, ma l’appartamento di Adolf Hitler. Nella sua vasca da bagno c’è Lee Miller, per i più la modella di Man Ray, ma in realtà anche grande fotoreporter di guerra. I suoi scarponi da guerriera impolverati sul tappeto, una scultura di nudo di donna sul tavolino di fianco alla vasca, una foto del Fuhrer appoggiata al muro e lei, in carne ed ossa, nell’acqua con una spugna mentre si lava. Si lava la polvere di Dachau dopo averci fatto visita. Si lava la polvere di un momento storico da dimenticare. Si lava e vince in qualche modo la sporcizia del mondo. Lei, così femminile, con quegli scarponi.

 

Lee Miller nella vasca di Hitler

 

Dedico questo post al #teamspora, che si appresta a stare per giorni senza tacchi su un’isola deserta, ma che sono certa saprà trovare anche là la sua femminilità.