E’ dall’asilo che ti insegnano la differenza tra giusto e sbagliato. E alla fine pensi di averla capita, assimilata, imparata. Pensi, appunto.

Poi conosci il ragazzo giusto e non lo caghi di striscio. Incontri quello che in fronte ha scritto “sono sbagliato” e ci vai sotto come non mai.

Tra i due la differenza è così chiara, evidente, lampante che, se davvero non la vedi, allora o sei cieca o sei scema. E infatti la vedi, la vedi eccome. Quindi sei scema. Non è da escludere, ma non è questo il punto. Il punto è che se ti piglia, ti piglia. Se non ti piglia, non ti piglia. Inutile girarci intorno. Giusto o sbagliato che sia, è così. Ed è un gran casino.

Perché vorresti che Mister sbagliato fosse giusto. Perché ti fa saltare i nervi e girare le scatole come nessuno, peccato che poi lo vedi e ti dimentichi cosa aveva fatto per renderti così triste, arrabbiata, nervosa… isterica.

Perché conosci a memoria i suoi difetti, ma quando ci stai insieme scompaiono tutti, si auto-eliminano magicamente uno dopo l’altro.

Perché parli più di lui che con lui. Ne parli con le amiche, le sorelle e i fratelli, a tavola in famiglia e in giro con chi capita. Dal portinaio al panettiere, passando per il benzinaio e l’estetista. Sei diventata monotematica. Aiuto! Ma ti puoi riprendere? Un po’ di polso? Dai che ce l’hai. Dai che ce la fai.

Decisa, convinta, motivata, adesso basta. Poi un invito, una bella serata e al risveglio sei punto a capo. Alla fine non è ‘sto stronzo colossale. Anzi, se vuole è pure dolce. Certo, c’ha un carattere di merda e fa una serie infinita di cose che non sopporti o ti fanno rimaner male, però ti prende e in fondo è questo quel che vuoi.

Allo stesso tempo non ti scordi che ti ha fatto piangere e tu, donna dura, non piangi mai. Quindi è colpa sua, sì, sì, è tutta colpa sua. Che stronzo. E uno stronzo non lo vuoi dalla seconda media, ti ricordi? Mica sei pazza né tanto meno masochista, ti ricordi? Alla larga, da questo scappa. Allora ciao.

Intanto ti chiedi perché è scomparso di nuovo, dov’è finito questa volta. E ti rispondi che starà bevendo la birra numero 163965 con l’amico numero 9549. Fatti una domanda, datti una risposta, fai tutto tu, soprattutto.

Finché lui riappare serafico, salvandosi in corner con una whatsappata. Una telefonata, no? Per carità, è brutta, non sia mai. Amen, sorvoli e vedi cosa vuole, anche se a te non interessa: ormai hai capito che a ‘sto giro decidi di testa per il bene del cuore. Propone una cena da lui. Vabbè, rispondi e decidi tra un po’… mentre pensi… Uhm, come mi vesto?