Ci siamo.
Oggi, anche se da qualche parte altri sfortunati hanno già iniziato e da qualche altra parte altri inizieranno, incomincia la scuola.
Cambiano le abitudini consolidate nel mese di agosto.
Schiere di nonni disoccupati riprendono servizio davanti ai cancelli delle elementari, si scambiano battute, ragguagli sugli ultimi cantieri aperti e le novità più eclatanti sui propri esami del sangue.
Donne in carriera, finalmente libere da figliolanze da portare in ufficio come dei barboncini, tornano alle consuete abitudini lavorative dichiarando di sentirsi finalmente in ferie.
Uomini sfiniti dalla fabbricazione coatta di castelli di sabbia gioiscono nel rivedere l’odiato Capo e tornano alla routine quotidiana, pur guardando già sul calendario come e quando cade il prossimo ponte.
Tutto torna alla normalità, i bambini vanno a scuola – catechismo – danza – karate – musica – ginnastica – calcio – etc. etc. e l’economia può ripartire di slancio.
Ma c’è una cosa che nessuno ha considerato e a cui non è stata data la giusta importanza.
Un dramma umano di proporzioni apocalittiche si riversa sull’intera popolazione coinvolta nel primo giorno di scuola.

La sveglia.
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Perché quando non c’è la scuola si può dormire tutti una mezz’ora in più.

Perché quando non c’è la scuola puoi concederti un cappuccino al bar senza doverlo consumare con l’imbuto.

Perché quando non c’è la scuola c’è meno traffico e anche le Ferrovie Nord sembrano essere in orario.

Perché quando non c’è la scuola la coda per il bagno non è da bollino nero e per fare una pisciatina non bisogna programmare una partenza intelligente.

Perché quando non c’è la scuola non devi correre con 15 Kg di zaino di tuo figlio sulle spalle con le Louboutin tacco 12 che gridano pietà.

Perché quando non c’è la scuola sembra più facile svegliarsi anche se non è così.

E così stamattina le sveglie di tutta Italia sono state insultate, maltrattate, schiacciate, lanciate, distrutte da mani assonnate in cerca di un solo minuto in più per poter aprire almeno un occhio e conquistare la necessaria tazzona di caffè nero bollente.
Solo però dopo aver preso il numerino per la pisciatina.
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