Quando avevo 14 anni, ero convinta non sarei mai andata con il fidanzato di un’altra ragazza.

Quando ne ho compiuti 18, mi sono resa conto che il 99% per cento dei ragazzi che mi abbordava aveva, in effetti, un’altra ragazza. A casa. Intenta a imprimere cuori sulla Smemo e mandare sms smielati allo scemo. Ma a 18 anni, si sa, la mente è labile e il ragazzo è volatile.

A 23 anni ho finalmente conosciuto uno che, evidentemente, non andava fortissimo sul mercato. E me lo sono, presto detto, accaparrato. Giusto in tempo per scoprire che, se io mi ero tanto impegnata a non uscire con i ragazzi delle altre, non è che le altre si fossero tanto impegnate a non uscire con i miei.

Nelle favole non lo raccontano. Cenerentola, Biancaneve e la Bella Addormentata c’hanno i loro cazzi per carità, ma di certo non ne prendono altri in giro. L’amore, quello con la A maiuscola, è difficile da trovare, ma mai da conservare. Tant’è che la strega cattiva della situazione schiatta ben prima che si consumi la prima colazione insieme. Un lavaggio del cervello infantile capace di sovvertire anche i potentissimi e imperituri diktat della famiglia Forrester che, con i suoi 89 matrimoni a erede, avrebbe dovuto, daje e ridaje, far crollare, anche nella più ottimista fanciulla del reame, la convinzione che il felici e contenti potesse durare fino alla fine senza tradimenti, uomini serpenti e donne furenti…

Ma, vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, anche nell’universo CBS, in fin dei conti, l’occhio destro mono-lacrimale di Brooke piange solo per Ridge, confermando il credo che le anime gemelle siano cementificate insieme per sempre come piastrelle.

Piastrelle che, però, c’hanno una bella dose di strutto da sfangare. Perché diciamocelo: il triangolo no, non l’avevo considerato, ma alla fin fine vorrei sapere chi una volta nella vita non se l’è beccato.

Dichiarate, negate, ritrattate, accennate. Una volta indossato, eccolo qui il mai più senza di qualsiasi stagione autunno/inverno-primavera/estate: il corna-cerchietto, versione 2.0. Perché, mentre le differenze sessuali si annullano, le identità sessuali si fluidificano e le famiglie tradizionali si sbarillano, il magico mondo della sveltina continua imperterrito ad imperare come diktat per ogni collezione uomo-donna che si rispetti. Riuscendo pure a fare tendenza. Purché indossate con classe.

Posh docet: essere parcheggiate come un rotowash, mentre tuo marito si occupa del pavimento pelvico della babysitter è tollerabile, purché indossando una Loubotin tacco 12. Perché l’importante è continuare a sorridere e fingere che, no, l’amore non fosse al centro delle nostre vite.

Un unico grande flagello, varie mode per indossarlo con classe.

Così che, mentre, assolutamente e solamente in privato ammorbi le amiche, versando tutte le tue lacrime su un vasetto di Häagen-Dazs in un remake multicolor di Assunta Spina, in versione mondo esterno non ti resta che rimetterti in marcia. Sollevando bacino e spirito su tacchi ancora più alti.

Perché non hai bisogno di un uomo per ricordarti che, proprio quando tutto cade a pezzi, tu non puoi permetterti di andare in pezzi. Ma di fregartene dei prezzi.

Manolo, ed è subito amore.

Perché un fedele paio di scarpe è proprio ciò di cui hai bisogno per ricordarti che l’unica coppia sul mercato capace di reggere davvero il peso di un +1 è quella che calpesti ogni giorno.

 

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