Hygge. Ovvero il segreto di felicità del popolo danese.

Hygge deriva dalla parola germanica “hyggja” che “significa pensare o sentirsi soddisfatti”; potremmo tradurlo con accogliente, con coziness ma non sarebbe esaustivo, perché l’Hygge è una cosa così tanto danese da non poter essere tradotta.

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Eppure, visto che i danesi si riservano il diritto di essere felici ogni giorno da oltre quarant’anni, non vedo perché noi altri che facciamo un uso più assiduo delle vocali, e quindi sicuramente abbiamo meno problemi logopedici (e vi pare poco?), non possiamo fare altrettanto. Così io, che sono tanto sensibile a queste nuove filosofie di vita – in particolare modo se hanno a che fare con candida neve e luci colorate-, ho deciso che era giunto il momento di approfondire la questione.

Anzitutto, ho capito che le candele sono un elemento fondamentale, per davvero, nel senso che se non provi piacere nell’accendere e nel veder brillare una candela, allora lascia perdere, perché l’Hygge senza le candele è come una crostata senza a marmellata. Ecco.

Poi, semplificando molto, l’Hygge non è altro se non quella sensazione di piacere, di serenità, di pace che ti pervade quanto sei esattamente nel posto giusto, al momento giusto, con le persone giuste.

E quindi?

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Quindi l’Hygge è l’accoppiata divano e Netflix quando torni da un lunga giornata in ufficio bagnata fradicia perché fuori sta piovendo e tu eri in bicicletta con solo un cappuccio in testa, e piuttosto che aprire un ombrello preferisci inzupparti d’acqua dalla testa ai piedi. Hygge è il profumo di mele e cannella che pervade la casa la domenica pomeriggio quando qualcuno sta sfornando la tua torta preferita, torta che sicuramente mangerai il mattino seguente con un tè nero bollente.

Hygge è tepore del caminetto che ti pervade le ossa mentre chiacchieri amabilmente con la migliore amica che non vedi da molto tempo. Hygge è una candela accesa mentre sei seduta alla scrivania intenta a scrivere perché quando eri sotto la doccia ti è balzata in testa un’idea e non vuoi proprio fartela sfuggire.

Hygge è quando torni a casa con la punta del naso gelata perché anche se è inverno, anche se fuori nevica e le strade sono ghiacciate, tu sentivi proprio il bisogno di andare a correre e non ti importa nulla se gli altri ti prendono per matta. Hygge è il tuo

Lui che ti accoglie a casa con i croissant caldi quando ritorni da quella corsa di prima. Hygge è l’abbraccio di qualcuno con cui hai appena finito di litigare. Hygge è guardare un film sotto il piumone mentre fuori il vento soffia forte imperterrito. Hygge è mangiare un gelato in macchina quando fuori ci sono due gradi. Hygge è cantare a squarciagola le canzoni degli Oasis mentre passi l’aspirapolvere in camera da letto.

Hygge è indossare i pantaloni della tuta dopo che hai trascorso l’intera giornata con dei jeans super skinny. Hygge è quando apri gli occhi la mattina di Natale. Hygge è concedersi un po’ di tempo per restare inerte sdraiata sul letto mentre attendi che la maschera viso faccia il miracolo e che la manicure si asciughi.

Hygge è quel rituale, quell’incontro, quella occasione che fa sentire testa e cuore un poco più leggeri.img-3

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