Ci sono molti momenti importanti nella vita personale di una donna. Un tripudio di prime volte notevoli (c’è il primo appuntamento, il primo bacio, il primo paio di scarpe con il tacco, il primo taglio di capelli scalato, il primo matrimonio…), e un tripudio di prime volte disdicevoli: la prima rottura, il primo cuore spezzato, il primo taglio di capelli sbagliato, il secondo matrimonio sbagliato…

E poi ci sono invece, i molti momenti fondanti della dura vita di qualsiasi donna: il primo approccio con la ceretta, il primo peso sollevato, il primo tapis roulant attivato, il primo antirughe acquistato… e, ciliegina sulla torta, dramma collettivo, momento inevitabile, terrore diffuso, disastro annunciato… il primo capello bianco individuato.

Come il vero amore, il primo traditore arriva quando meno te lo aspetti: una mattina come tante altre, nel bel mezzo della routine estetica per non essere peggio di tutte le altre.

Un particolare che stona

Toh, strano…

Mi è quasi sembrato di… ma sicuramente no.

Anche se…

Aspetta un attimo.

Meglio verificare da vicino.

Sarà la luce?

Spengo la luce.

Riaccendo la luce.

Sicuramente un riflesso.

Apro la finestra.

Chiudo la finestra.

Mi butto dalla finestra.

Il bastardo è innegabilmente lì: arrogante e orgoglioso solo come i peggiori sanno fare. Un burino arricchito impettito per la sua ascesa sociale. Un arrogante parvenu, convinto il suo sotteso “bella mia, c’hai una certa” gli dia il potere di far affondare il nostro sogno di Rapunzel come un Titanic senza Leo.

Lo strappo?

No non lo strappo.

Dai, che nemmeno si vede.

Ok, non si vede altro.

La gente non dirà “ciao Cate” stamattina in ufficio. Ma “toh, guarda, ecco un capello bianco con attaccata una Cate”.

Allora lo strappo

Ma poi ne crescono 7

È una diceria

E se poi non lo è?

Non importa, lo sto facendo

Lo faccio, Lo faccio… l’ho fatto.

Oh cazzo cazzo cazzo.

Schiave del modello young forever, delle 50enni che come Demi Moore escono con i 20enni (ma poi vengono mollate, e beccati questa, atardonaaaaa), delle quasi 60enni come Sharon Stone che sembrano delle 20enni, e, perfino, delle 80enni come Sofia Loren convinte di avere ancora perfino il decollètè da teenager, eccoci improvvisamente catapultate in quel tragico mondo per cui il ritmo vitale è dettato non dal metabolismo basale ma dalla ricrescita capillare.

Così, mentre la vita ti scorre davanti e rimembri i tempi della tua vita mortal quando beltà splendea nei tuoi capelli splendenti e MONOCROMO, inevitabilmente capisci che il tempo è davvero passato. Kaput.

Certo, buttato il cuore oltre l’ostacolo, ci sono donne capaci di farci credere che la Nike non ci prenda per i baffi, e che nella vita basta crederci per superare ogni ostacolo. Icone Just do it, bellezze reali, vere e proprie incarnazioni del fascino naturale, capaci di cambiare, accettare il cambiamento e renderlo addirittura invidiabile. Meryl Streep divina ne “Il Diavolo Veste Prada”, “The Queen” Helen Mirren, Glenn Close nell’interpretazione di se stessa nel reality a telecamere spente “Da mane a sera”, ecco le  fantastiche paladine del bianco integrale, dell’invecchiamento con classe, del “il non colore è di per sé IL colore”.

Così, seppure impotenti di fronte all’immotivata fortuna maschile che rende il sale e pepe un irresistibile must di Clooniana memoria, potremmo raddrizzare le spalle con orgoglio, sfoggiare le bianche e candide cime e, parafrasando la sublime Magnani, esclamare con orgoglio: “Non toglietemi neppure un capello bianco. Li ho pagati tutti cari”.

Però sti cazzi, io domani mi prenoto il parrucchiere. Perché escludo vivamente che l’unico lui che non avrei mai voluto tra i piedi sia proprio quello che mi toccherà tenermi in testa per sempre.