La cattiveria c’è sempre stata, il gossip pure. E tutti noi lo facciamo.

Il gossip scemo, la critica sul vestito di quella che ti passa davanti, sul fidanzato piuttosto brutto di un’amica, su come si è comportata quell’altra. La critica, diciamo la verità, è donna. Soprattutto.

Ma da quando siamo diventati così cattivi?

Dopo quasi un mese senza guardare Facebook, pubblicando soltanto qualche foto delle vacanze, ma senza leggere i vari stati dei miei amici, in questi giorni sono infastidita da come ormai tutti usino i social network per lamentarsi o pubblicare pensieri negativi. Ma perché, e soprattutto… ma che ce frega?

Il problema dei social network è proprio questo: ognuno di noi crede che gli altri siano interessati a quello che abbiamo da dire. Purtroppo, la maggior parte delle volte, non è così. A parte una cerchia di pochi, nei quali solitamente ci sono le persone che si frequentano dal vivo, i veri amici, a nessuno frega una mazza di quello che abbiamo da dire. Però se è una cattiveria ecco che piovono like.

La riflessione nasce da uno stato di un amico, che sottolinea come quando scrive una citazione colta di un poeta non se lo fila nessuno, mentre quando dice una stronzata con un velo di acidità e sarcasmo i like ce li ha in tasca.

Poi ci sono quelli che si lamentano delle email che ricevono, della grammatica degli altri, dei comportamenti di quelli sul treno, sull’aereo, sui pullman, che pare siano perseguitati da gente assurda.

Ma perché ci accaniamo in questo modo? Perché un posto che dovrebbe essere di svago e di divertimento si trasforma in una maxi seduta psicoterapeutica, in cui alle volte ti verrebbe voglia di non partecipare perché ti sembrano tutti più psicopatici di te (che già ti senti di esserlo a sufficienza)? Ma perché abbiamo voglia di stare male a tutti i costi, di essere meschini e antipatici? Perché passiamo il tempo a criticare il vicino di casa, i genitori, gli amici, i politici, i personaggi famosi?

Il piacere di sentirsi dare ragione, con un like, è troppo grande per passare oltre alle stupidaggini che scriviamo?

A me ‘sta cosa, davvero, un po’ di tristezza la fa. E aggiunge pesantezza alla vita quotidiana di ciascuno di noi. Soprattutto quando tu dai social non puoi prescindere perché li usi per lavoro, e quindi non ditemi che basta non leggere.
La vita degli altri è più bella, le vacanze degli altri sono migliori, ci sentiamo sempre sminuiti, come se quello che abbiamo e facciamo non fosse mai abbastanza. Finiamo avviliti a fissare un miliardo di foto di vacanze degli altri e, anziché pensare “che bel posto che stanno visitando, sono felice per loro”, commentiamo chiedendo: ma sei ancora in vacanza, non è ora di lavorare?

Non voglio fare la vecchia moralista, ma in questo marasma di selfie, gente egoriferita, acidità diffusa, chiappe all’aria e tediosità varie, io un po’ mi sono annoiata.

La negatività da cui siamo circondati in generale, a livello politico/economico/sociale e tutto quello che vi pare, non è abbastanza? Per me un po’ sì.

Perché stimolare polemiche e generare un circolo vizioso di commenti pieni di rancori e parole a vuoto? Fuori c’è il sole, facciamoci una passeggiata, vah.