Il conto alla rovescia è cominciato. Tra qualche giorno sarà davvero primavera, anche se negli ultimi anni ci siamo abituati ai tepori di febbraio e alle brine marzoline.

Attenti però, ogni volta che si pronuncia la frase “non ci sono più le mezze stagioni” muore quella rondine di aristotelica memoria che vuole fare sempre tutto da sola e regolarmente non ce la fa.

La primavera comunque è risveglio. Risveglio delle “bambine” della celebre canzone e risveglio dell’orto. E le due cose sono collegate, lo dico soprattutto alle “bambine”. Se durante i mesi invernali abbiamo avuto le rape a supportarci nell’apporto di vitamine e sali minerali per migliorare la qualità del sangue, anche e soprattutto di quello che irrora alla bisogna corpi cavernosi di nostra conoscenza, non temete, sta per arrivare l’asparago.

Anche lui nel Medioevo era ritenuto afrodisiaco e sapete perché? Non solo per la forma fallica, ma anche per la sua velocità di crescita, che pare possa raggiungere i 25 cm in due giorni. Oggi è vero che tutto è accelerazione e i tempi del Medioevo erano certamente altri, ma 25 cm in due giorni, fate voi. E non è per i 25 cm, che ci mancherebbe e, come si dice dalle mie parti, ce ne vorrebbero. Sono le 48 ore di attesa semmai.

Pare comunque che anche Luigi XIV li usasse per deliziare le sue donne, tanto da aver fatto erigere a Versailles un obelisco, neanche a dirlo, per il giardiniere che era riuscito a coltivarli tutto l’anno. Napoleone III allo stesso modo, se aveva cene intime e il cuoco non aveva recuperato gli asparagi, rimandava l’appuntamento. Non è dato sapere, in entrambi i casi, se i 25 cm dell’ortaggio servissero come pietanza o come dopo cena.

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Lascio a voi anche l’interpretazione del biglietto scritto da Manet in accompagnamento a una delle sue opere che ritraeva un asparago solitario. Il destinatario era un banchiere collezionista d’arte che, avendo pagato più del dovuto una sua natura morta raffigurante un intero mazzo di asparagi, si vide recapitare, come regalo, un nuovo quadro con questa dedica: “ne mancava ancora uno al vostro mazzo”. Troppo facili le allusioni.

Ricordate dunque, visto che è tempo di asparagi e di risvegli della carne, con la quale per altro pare si sposino benissimo, lunga vita agli asparagi, ma con riguardo poiché vi costringono, vostro malgrado, sempre a una scelta: mingere o mentire? Per Proust il problema non si poneva e forse, a ben vedere, neanche per me.

Mi sembrava che quelle sfumature celesti palesassero le deliziose creature che s’eran divertite a prender forma di ortaggi e che, attraverso la veste delle loro carni commestibili e ferme, lasciassero vedere in quei colori nascenti d’aurora, in quegli abbozzi d’arcobaleno, in quell’estinzione di sete azzurre, l’essenza preziosa che riconoscevo ancora quando, l’intera notte che seguiva ad un pranzo in cui ne avevo mangiati, si divertivano, nelle loro burle poetiche e volgari come una favola scespiriana, a mutar il mio vaso da notte in un’anfora di profumo.”

Buon risveglio “bambine”.