In un mondo che si muove a velocità 2.0 il controllo è il massimo traguardo. Controllo delle nascite, delle malattie, dei sistemi di ventilazione, controllo dell’invecchiamento, controllo del telecomando… controllo delle mestruazioni e controllo delle erezioni. Tutto pur di evitare le emozioni. Che, guarda caso, è infatti impossibile controllare. O interpretare.

Completamente rincitrulliti dal continuo aggiornamento dello status di Facebook, dai flussi di coscienza ininterrotti su Twitter (chi avrebbe mai pensato che 140 caratteri potessero trasformarsi nell’essenza della logorrea?) e dalle condivisioni a fiume su Whatsapp (sto bevendo un bicchiere di vino-foto-guardando il mare-foto-ti penso-emoticon-mi manchi-foto ricordo di noi due inxiemeh-vediamoci presto-cuoricino), privati della finestrella “a cosa stai pensando” in un incontro dal vivo, eccoci con il cervello in pappa alla vana ricerca di una mappa di lettura.

Dove finisce l’educazione e dove comincia la finzione?

Quando un “sono stato benissimo” si traduce in un “ci vedremo prestissimo” e quando sottende invece un “grazie al cielo è finita, non vedo l’ora di scappare lontanissimo”?

Da quando la non comunicazione è diventata comunicazione trasformando la non ricezione di un sms, o di una telefonata in uno smacco sociale emotivo capace di farci precipitare nell’oblio della disperazione?

Incapaci di guidare senza Tom Tom, di partire senza iPhone e di vivere senza Google Search, davvero siamo diventati incapaci di leggere i segnali?

Pare proprio di sì, dato il numero di ore investite nel cercare di capire cosa passa per la testa di chi vorremmo vicino, ignorando (e spesso dunque allontanando) chi nel mentre ci tiene per mano. Un conteggio avvilente e per di più dall’esito scadente, che ci spinge ad analizzare dettagli insignificanti per rivalutare storie mancanti, a inventare scuse deliranti per giustificare segnali cangianti, attendendo con ansia un invito a cena mentre l’assenza di segnale (telefonico) ci manda in pena. In un crescendo di egocentrismo vittimistico che porta a dimenticare il reale per giustificare il paranormale che ci siamo portate a casa l’ultima volta che non ci è andata male.

Perché se lui non ti chiama (e lui spesso non chiama) è perché forse hai sbagliato qualcosa tu, (troppo aggressiva? Troppo poco allusiva? Troppo assertiva? Non sufficientemente significativa? Troppo grassa?); se lui non ti risponde è perché hai sbagliato a chiamarlo per prima tu (troppo aggressiva, troppo poco allusiva, troppo assertiva, non sufficientemente significativa e sì, decisamente troppo grassa); se lui ti tradisce è perché gli sei stata troppo addosso tu (te l’avevano detto del resto le tue amiche di non essere troppo aggressiva, di rimanere allusiva, di non passare per assertiva, di dimostrarti significativa, e sì, di deciderti a dimagrire una buona volta, che Kate a furia di Dukan William se l’è ben impalmato).

Dove ci hanno fregate per farci credere che per ogni maschio al mondo ci si debba fare tutte ‘ste menate? Torna a casa Piccione Viaggiatore. Che almeno ai tuoi tempi si poteva sempre sperare nell’avvoltoio anziché convincersi di esser finite dritte dritte nel dimenticatoio.