Quando le tue amiche arrivano con un cerchietto con velo in mano, mentre tu hai addosso una tuta inquietante pensando di dover andare a correre, capisci che qualcosa sta per succedere.

Se poi ti giri e tua madre ti dice che la tua valigia è pronta, allora un mix di eccitazione e terrore puro scorrono sul tuo volto.

Peggio ancora quando a un autogrill sulla Milano Genova ti fanno scendere, sempre con il velo in testa, e chiedono a due 40enni (neanche troppo aitanti) di fare la foto con la sposa. Intitolate pure la foto: L’imbarazzo by Paola Toia. Il colorito paonazzo del mio volto si nota pure se la modifico con Photoshop.

Se poi ti hanno fatto firmare un giuramento che dice che tutte le volte che loro dicono una parola tu, ovunque tu sia, devi metterti a ballare Single Ladies di Beyoncé (sì, con la mano che si muove e l’auto sculacciata) allora il divertimento è assicurato.

È stato così che, per il mio addio al nubilato, mi sono ritrovata alle Porquerolles.

Quando arrivi a Hyères, un paesino a 50 chilometri dal golfo di Saint Tropez, non sai cosa ti aspetta. Non fraintendetemi, la Costa Azzurra è già meravigliosa di suo, con i suoi colori accesi, il cielo blu, il mare limpido.

Poi prendi il traghetto per le Porquerolles e tutto diventa ancora più bello.

È la Costa Azzurra all’ennesima potenza. Il cielo non è azzurro, è blu, un blu intenso, che a Milano non lo si vede mai neanche per sbaglio.

Porquerolles è un’isola di 7 chilometri di lunghezza e 3 di larghezza. A 20 minuti di barca dalla costa, si raggiunge con un biglietto andata e ritorno di 18,50 euro. Una volta arrivati sull’isola si può noleggiare la bici, oppure girare a piedi.

Noi siamo state sulla Plage d’Argent, una spiaggetta riparata, con una sabbia bianca finissima e il mare caraibico. Proprio affacciato sulla spiaggia c’è un piccolo ristorante dove sorseggiare un Pastis al sole, guardando il colore del mare, che non si riesce a spiegare. Un senso di pace, nel vento che arriva dal mare, nella sensazione di calore della sabbia sotto i piedi stufi delle scarpe e dell’inverno, nel profumo delle piante dalle forme stranissime.

Il bello dell’isola di Porquerolles è che sei immerso nel nulla, cammini su terreni sterrati, non sei mai disturbato dalle auto, il silenzio è il padrone delle passeggiate (non se vai con le mie amiche naturalmente).

L’unico rumore che senti è quello del crepitio degli aghi di pino sotto le scarpe o delle bici sullo sterrato, o degli uccellini che cantano felici a tutte le ore.

Dall’altra parte rispetto alle spiagge, l’isola finisce a strapiombo sulle falesie, le famose Calanque come dicono i francesi. Si aprono di sorpresa, dopo una passeggiata nel bosco, con il mare che si infrange e lo sguardo che si perde nel blu.

E poi c’è il Moulin du Bonheur (che vuol dire felicità e non poteva chiamarsi diversamente), un vecchio mulino a vento provenzale del diciottesimo secolo, che campeggia sulla collina insieme al Forte di Sant’Agata.

E il Petit Vilage, il piccolo paesino da dove si riprende il traghetto, che ha una piazza in cui si respira la pace dei tavolini degli aperitivi, dei locali colorati con le lavagne con il Menu du Jour, del profumo dell’Aïoli e delle quiche lorainne.

Non si può circolare con le automobili, non si può edificare, non si può campeggiare e nemmeno fumare alle Porquerolles. Forse per questo è il perfetto rifugio.