Ho guardato l’ultima puntata della quinta stagione de Il Testimone tutta d’un fiato, senza staccare gli occhi dalla tv, commossa da quello che stavo vedendo. Si trattava di un’intervista a Roberto Saviano.

Saviano e la vita d’inferno che sta facendo per aver avuto il coraggio di parlare della camorra.

Saviano in auto, che per la prima volta ritorna a Napoli dopo le minacce e l’assegnazione della scorta. Un Saviano diverso da quello sicuro che faceva monologhi da Fazio fissando la telecamera. Un Saviano spaventato, che non sa cosa ne sarà della sua vita, che vive ogni giorno intrappolato per aver denunciato ciò che tutti sapevano, ma che non hanno avuto la forza di dire. Un racconto intimo di un Saviano che vorrebbe riavere la sua vita e le persone che ama, che vorrebbe poter andare nella sua libreria preferita, comprarsi una sfogliatella, passeggiare per la sua città. Un Saviano commosso dall’affetto della gente e ripagato così, anche se in minima parte, dei sacrifici. Un ragazzo giovane, semplicemente Roberto.

Solo Pif è in grado di portarti così vicino a chi intervista, con i modi a volte goffi, ma genuini, con il prendersi poco sul serio e il mettersi in gioco di volta in volta, con educazione, senza esagerare mai.

Palermitano d’origine, ha intervistato i vip, da Bianca Balti a Fabri Fibra, passando dalla Marini o da Corona. Ma ha anche curiosato nella vita della gente normale, scoprendo storie a volte scioccanti e delicate.

Fa tutto da solo, con una telecamera sempre in mano e una propensione alla gaffe, fatta sempre in buona fede. Nessuna boria da personaggio televisivo, nessun protagonismo, nessun buonismo, nessuna retorica, Pif è semplicemente Pif. Impossibile da imitare.

Come nasce Pif?

Biologicamente come tutti, artisticamente prendo una vera e propria forma a Le Iene prima come autore e poi come iena. Prima di quel programma ero solo Pierfrancesco e dopo, grazie a Marco Berry che ha creato questo soprannome, sono diventato Pif!

Come ti è venuta in mente l’idea per Il Testimone?

Da piccolo facevo finta che la mia macchinetta fotografica fosse una telecamera e quindi “riprendevo” tutto quello che succedeva davanti ai miei occhi. Questa cosa un po’ mi è rimasta. Poi mi piaceva l’idea di fare un programma da solo, perché a volte la povertà ti rende libero. Credo che questo si percepisca guardando Il Testimone (ndr. Le repliche della quinta stagione sono in onda su MTV ogni lunedì alle 22.50 e il martedì alle 21.00).

Il Testimone ha cambiato la tua vita?

Professionalmente sì. Sono molto più sicuro di me, perché mi accorgo che la gente ha capito il mio linguaggio.

Qual è l’argomento più interessante che hai trattato e quello che vorresti trattare in futuro?

Non ho un argomento particolare. Mi piace parlare di mafia, perché credo che la tv possa fare moltissimo. La premessa fondamentale è che un argomento mi deve interessare.

Sindrome di Stoccolma: di tutte le storie che hai raccontato ce n’è una che in segreto ti ha fatto pensare ‘quanto vorrei essere come loro’ ma che t’imbarazza ammettere?

No, non ricordo un caso simile. Poi mi capita di apprezzare e invidiare qualcosa della persona che intervisto, ma non tanto da dire che vorrei essere come lui.

A parte la ragazza islandese, sei mai rimasto vittima di un reale colpo di fulmine durante le riprese?

Io non ho mai avuto relazioni sentimentali/sessuali durante le riprese de Il Testimone. La mia prima preoccupazione è portare a casa qualcosa. Sono molto nerd da questo punto di vista.

Che progetti hai per il prossimo anno? Sappiamo che hai appena terminato di girare La mafia uccide solo d’estate. Il ruolo di regista ti piace?

Era quello che volevo fare da ragazzo. Mi piacerebbe alternare la tv con il cinema. Professionalmente parlando, sarei un uomo realizzato.

Se non avessi lavorato in tv, cosa avresti fatto?

L’assicuratore alla Sara Assicurazione di Frosinone.

Paper Project è un portale interamente fatto da blogger: che pensi del loro ruolo oggi?

Un blog dà la possibilità di poter dire la propria senza aver bisogno di nessuno, inteso come editore. Tra l’altro è abbastanza meritocratico, se scrivi cretinate nessuno ti leggerà mai. Detto questo, non credo di aver mai letto un blog, in maniera costante, in vita mia.

Internet, tecnologia e Pif: che rapporto avete?

Se fosse per me, comprerei cose elettroniche ogni 16 minuti. Faccio tutto su Internet e non guardo più la tv. L’unica cosa che avrò chiesto una decina di volte è a cosa serve l’hashtag su Twitter, e continuo a non capirlo. Credo che siano, decisamente, i primi segnali di vecchiaia.