Leggi i giornali, voti al Senato, hai rinnovato la patente (una volta, eh!). Fai la spesa, la lavapiatti e la lavatrice (lunga vita agli elettrodomestici).

Paghi le multe (dopo averle contestate in tutti i modi possibili e immaginabili), le bollette e le tasse. Vai al lavoro, in banca e dal commercialista. E, se ancora hai qualche dubbio sul tuo essere diventata adulta, ci pensa il tuo premuroso vicino di casa di sette anni a levartelo, dandoti del lei. Adesso che, grazie anche a quell’adorabile creatura, sei certa di appartenere al “mondo dei grandi”, ci sono una serie di cose che ancora ti sfuggono…

– perché, quando hai la febbre a tremila gradi o, in generale, quando ti ammali vorresti vicino solo tua madre?

– perché, quando hai qualche casino al lavoro, l’unica persona in grado davvero di rassicurarti e raddrizzarti è tuo padre (saranno i suoi modi quasi meno soft di quelli dei tuoi superiori?…)?

– perché, se non ti addormenti appena tocchi il cuscino, inizi a girarti e rigirarti nel letto per poi trovarti a contare le pecorelle (che, poverette, fai saltare al di là della famosa staccionata alle due del mattino di un giorno infrasettimanale, mai di venerdì, mai di sabato)?

– perché la tua borsa preferita ha un nome proprio di persona (o, peggio, un nomignolo terrificante di tua malata invenzione), idem la bicicletta, il motorino e la macchina?

– perché in camera tua compare ancora come minimo un peluche?

– perché, quando ricevi un regalo, inizi a spacchettarlo con grazia e delicatezza e, dopo trenta nanosecondi netti, cedi alla tentazione-soddisfazione di disintegrare la carta?

– perché, quando suona la sveglia, sogni con tutto il cuore la giustificazione dei ritardi che avevi a scuola?

– perché, quando compri un capo d’abbigliamento nuovo, devi per forza sfoggiarlo subito o, alla peggio, alla prima occasione vagamente buona?

– perché nei tuoi sms ti esprimi più a smile (emoticon, per chiamarle con il loro nome, disegnini per sottolineare la matura padronanza lessicale che ti contraddistingue, alla faccia del lavoro che fai) che a parole?

– perché a San Lorenzo ci rimani seriamente male se non vedi una stella cadente?

… perché, soprattutto, non la finisci con tutte queste domande, dal momento che ti è ben chiaro di aver superato da tempo i quattro anni (età in cui, si sa, è fisiologico, quindi lecito e ammesso, martellare con quesiti di dubbio interesse)?

Una risposta per tutte: nessuno da bambina ti aveva detto che diventare adulta fosse, a volte, tanto complicato (e implicasse una lunga serie di seccature-vere-rotture). Così ti comporti da grande, magari non sempre alla grande, ma comunque te la cavi mica male. E ti concedi qualche piccolo momento, gesto, abitudine che potresti lasciare al passato. Ma che per ora preferisci tenerti appiccicato.