Ieri mi è successo. Mi è successo quello che miracolosamente ti capita così, quando meno te lo aspetti.

Quando sei scoraggiato da una giornata di lavoro mediocre, da una cena solitaria a casa (peggio che mediocre), dalla programmazione televisiva italiana (appunto). Ieri mi è successo, facendo zapping svogliato, di incappare in un FILM. Con quella tempistica perfetta che ormai alle 21.15, quando temi sia troppo tardi per tutto e troppo presto per qualcos’altro, ti permette di incappare in un film, senza presentatori, senza ospiti, senza liti, soprattutto senza twittering/chattering/facebookering parallelo obbligatorio con gli amici. Giusto con quel paio di minuti di ritardo che ti consente di perdere gli eterni titoli di testa e gli estenuanti motivetti introduttivi e lasciarti pregustare la pura immersione cinematografica.

BECAUSE I SAID SO.

Non è un momento di egocentrismo, ma il titolo della pellicola. Che parla di madri e figlie. Di donne e relazioni. Principalmente di amore. Meglio, di quell’amore incondizionato che solo una mamma sa-può, che spesso sacrifichiamo sull’altare dell’amore (se ti va bene) ricambiato da Ultimoarrivato. Un film che, se sei una figlia, ti farà sorridere. Se sei una madre ti farà scuotere la testa e sorridere. Se sei un uomo ti farà venir solo voglia di cambiare canale. Quindi, uomini, mollate il colpo e (solo per oggi, concentratevi su quel “solo”) cambiate anche blog. Un film dove l’amore trionfa. Non foss’altro Perché te lo dice mamma. Quella mamma che uccideresti per ¾ del film (e della vita), ma da cui, prima di spegnere la luce, non ti dispiacerebbe ricevere il bacio della buonanotte.

Più che altro, un film che ti fa venire voglia di chiamare la tua di mamma e ricordarle che le vuoi bene.

Quindi eccoci qui, mamma. Io ti adoro perché:

· Desideri con tutto il cuore io sia felice e viva la mia vita.

· Hai un’idea molto precisa della strada che mi condurrà a quella felicità e a quella vita. Finendo spesso per confondere il bene secondo te con il bene per me.

· Ma, nonostante questo, accetti che io faccia le mie scelte in modo autonomo. E so che le rispetti anche quando, accidentalmente, ti sento ripetere ossessivamente la parola “ERRORE”.

· E torni a offrirmi una spalla quando mi ritrovo incastrata all’ennesimo vicolo cieco. Senza ripetere troppe volte “te l’avevo detto”, fiduciosa che al centinaio io abbia intuito il concetto.

· Ti adoro perché ti ricordi i compleanni di tutti i miei amici. E dettagli della loro vita che mi ricordo a stento di aver vissuto, figuriamoci di averti raccontato.

· Perché hai tolto dal salotto la mia foto in body da ginnastica artistica coi codini. Quando a 8 anni sembravo un cotechino pronto ad essere infornato, avevo dei denti alla sorella di Roger Rabbit e credevo che il calzino bianco arrotolato alla caviglia fosse il massimo della vita.

· Perché al suo posto hai messo una mia foto il giorno della laurea. In cui sembro intelligente e MAGRA.

· Perché hai un cassetto segreto carico di regali per i momenti bui della mia vita. (E mi spiace che i miei ultimi anni abbiano messo a dura prova la sua profondità).

· Perché quando ti dico “non lo dire a papà” gli riferisci tutto un secondo dopo. Ma ti premuri di ricordargli che deve fingere di non sapere.

· Perché quando inevitabilmente lui si dimentica di fingere di non sapere, gli tiri un calcio negli stinchi che è un miracolo cammini ancora.

· Perché, anche se mi chiedi “come nasce” prima ancora di “come si chiama”, alla fine ti interessa soltanto se il lui di turno mi chiama.

· E perché, anche quando mi presento a casa con Teddy Letame sotto braccio, la tua preoccupazione principale è di tirargli fuori in bagno gli asciugamani di lino della nonna.

· Perché ogni volta entro in panico, rendendomi conto che, sì, è Natale e, no, non ho idea di cosa regalare ai miei nipoti, scopro che avete già pensato a tutto tu e Babbo Natale. E avete pure fatto il mio nome. Altro che nonnismo.

· Perché quando eravamo piccoli, se ti arrabbiavi con noi, prima ancora di sgridarci, telefonavi a papà urlandogli che i SUOI figli avevano fatto questo e quello. Trattandolo come fosse davvero tutta colpa sua.

· Perché oggi che siamo grandi chiami noi per dirci “NOSTRO padre” ha fatto questo e quello. Trattandoci come se davvero fosse colpa nostra.

· E perché tutti quei “suoi” e “nostri” ci hanno fatto sempre sentire quanto siamo invece “tuoi”.

· Perché, quando non ho niente per cena, casualmente a voi avanza sempre qualcosa. Dove “qualcosa” inspiegabilmente è il mio piatto di lasagne preferito. E perché, quando cerco di rifiutare presa dal senso di colpa, mi assicuri di non dire stupidate che non avevate affatto intenzione di mangiarle, sovrastando imperterrita il lamento di papà, che dal salotto, impotente, urla “no, erano per me, fameeeee”.

· Perché tutte le volte in cui ti ho chiesto di passare dal tintore/in farmacia/in posta/in Comune per me, perché io “poverina” lavoro, non mi hai fatto presente che la definizione di “lavoro” comprenderebbe un’assunzione. Uno stipendio. O quanto meno una prospettiva per il futuro.

· Perché sai cose che nessuno sa. Tipo il primato tra uovo e gallina. E quando ti fisso con occhio a pesce, rimani scandalizzata dalla mia mancanza di cultura generale. Ma poi, quando ti lascio da sola davanti a un pc, ti ritrovo tutta intenta a digitare “Egregio Dott. Google, le scrivo per chiederle se per caso sapesse…” nella barra di ricerca. Dettaglio che negherai poi fino alla morte con papà.

· Perché fino all’anno scorso non avevi visto Dirty Dancing.

· E perché quando, bene, ne abbiamo visto il musical a Londra, sei rimasta sinceramente SCANDALIZZATA dal fatto lei facesse certe cose con il maestro di ballo.

· Perché ogni mia faccenda personale ci mette un attimo a diventare una questione familiare. Per cui, se mi mollano/tradiscono/feriscono, non hanno fatto soffrire me. Hanno molto deluso te.

· Perché quando mi faccio male, prima penso “voglio la mia mamma”. E, immediatamente dopo, “non ditelo a mamma”. Perché com’è come non è, lesionarci nuoce gravemente alla TUA salute.

· Perché posso contraddirti quanto vuoi, ma, come la protagonista del film di cui sopra, potrei innamorarmi perdutamente solo di un uomo capace di dirmi “I love your eyes. I even love… your mother“. (E dove vedi il corsivo, Uomo, puoi pure contribuire all’elenco. Che a dire gli occhi sono capaci tutti).

· Perché, ogni volta che guardiamo Una mamma per amica, non posso non sorridere ogni volta che appare Emily Gilmore. E chiedermi come abbiate potuto essere separate alla nascita.

· E perché ogni volta inizi la sopraddetta visione con il sorriso per poi finire con una filippica contro la totale irriconoscenza e il pessimo gusto in fatto di uomini di Lorelay.

· E ci tieni a specificare che il rapporto tra Rory e la madre, no, non è normale.

· Perché la mia non è un’amica, è una mamma. Che sinceramente è molto meglio.

Grazie, mamma. Per una volta, proprio Perché te l’ho detto io.

I just want you to understand something about motherhood okay. I mean, it’s the most impossible love. You tell me when it ends. You tell me when it stops. All I know is, it’s absolutely fine for me to teach you how to walk and talk, and then you grow up and you head off in the wrong direction toward a cliff. And I’m supposed to just stand there and wave and go, “Well, kids, good luck. It’s Mom. I’m here. ” Well, I can’t do that. What am I supposed to do, huh? Am I supposed to just put my feet up at the end of the day and say to myself, “Well, you know, they’re on their own and she says she’s fine. ” Well, you won’t be.”