“Lo apriresti un blog su Paper?”

“E come no?!?”

Da allora il vuoto.

Mi è venuto il bloggo della blogger.

Mica sul contenuto del blog, figuriamoci.

Io nel Lifestyle ci sguazzo che è una meraviglia.

Faccio cose, vedo gente, scrivo di quello che mi va. E’ il mio paese delle meraviglie.

“Quindi, che blocco ti sarà mai venuto?”, vi starete chiedendo.

Blocco da scelta del titolo.

Ho scritto su un quaderno papabili opzioni per giorni.

Me lo sono anche portata a letto, il quaderno.

Perché non so se succede anche a voi, ma il mio momento di maggior creatività si palesa in quella fase di semi-incoscienza prima di addormentarmi.

Ho tormentato amici, parenti e sconosciuti dimenticandomi che io, della creatività riflessa, non so mai bene che farmene.

Ho fatto la conta, la conta sì, finendo ancora una volta nel loop mai risolto sul perché tre uccelli avessero amplessi con la figlia di un medico.

Alla fine ho optato per una scelta di pancia.

Scelta di panza, scelta di sostanza. Me la racconto così.

E se è vero che questo tipo di scelte andrebbero rivalutate il giorno dopo, a mente fredda e possibilmente da sobri (un po’ come le scelte prese in fase premestruale), è vero anche che per certe cose bisogna un po’ fidarsi, della propria pancia.

Ho scelto un titolo trash.

Pure un po’ pop.

Un titolo che dirà molto a qualcuno. E nulla a qualcun altro.

Ho portato un cocomero”.

E ciao.

“Ho portato un cocomero” è la frase che pronuncia Baby la bruttina la prima volta che le presentano Johnny il figone.

Ok, sto dando per scontato che voi tutti sappiate di cosa sto parlando solo perché per me è inconcepibile che qualcuno non abbia mai visto questo film (quasi quanto è inconcepibile che una donna sui trenta, sessualmente attiva e intellettualmente sveglia, non abbia mai visto una puntata di Sex and The City).

Comunque, questa per me è la scena simbolo di Dirty Dancing, film rosa e senza impegno degli anni ’80.

La scena in questione la trovate qui.

La trama è facile facile.

Lei, bruttina e un po’ secchiona, conquista lui, figone un po’ ribelle. Si innamorano ballando in un villaggio vacanze. Fine.

“Lei cosa ci fa qui?”, domanda il figone a suo cugino.

“Ho portato un cocomero”, risponde la bruttina al figone.

E ciao.

E quindi, perché questo becero stralcio di dialogo cinematografico dovrebbe mai diventare il titolo di un blog?

Di un blog in generale non lo so.

E, anzi, pensandoci bene, mi parrebbe proprio una bella idea del cavolo.

Del mio blog in particolare lo so e provo a spiegarvi il perché.

 

Perché sono cresciuta a pane, marmellata e Dirty Dancing.

Perché la schiena di Patrick Swayze, pace all’anima sua, me la sogno ancora la notte.

Perché i film a lieto fine fanno bene allo spirito, e sticazzi della mente.

Perché Baby è bruttarella e conquista Johnny che è un Adone.

Perché di tutte le frasi che avrebbe potuto dire, lei lo conquista dicendo quella più stupida.

Perché io di frasi stupide ne ho dette e ne dirò ancora molte, credo.

Perché una frase stupida, detta per sbaglio, non hai mai ucciso nessuno.

Perché ci tormentiamo tutti, chi più chi meno, coi potevo-volevo-dovevo.

Perché ci sentiamo tutti un po’ bruttini quando la posta in gioco è un po’ più alta.

Perché l’unico modo per sentirci meno bruttini è, comunque, mostrarci.

Perché se ce l’ha fatta Baby, possiamo farcela tutti.

Perché scegliendo un titolo trash sarà più facile stupirvi quando parlerò di roba seria.

Perché se avessi scelto un titolo serio ci sareste rimasti male una volta scoperto il mio animo trash.

Perché qualcuno possa riconoscere la citazione e sorridere.

Perché a qualcuno, che non riconoscerà la citazione, venga voglia di andare a cercarla su Google.

Perché ognuno possa leggere in questo titolo quello che gli pare.

Perché ognuno possa trovare in questo blog quel pezzetto che gli interessa.

Perché quel cocomero rappresenti qualsiasi cosa voi vogliate che rappresenti.

Perché scelgo di far voto di spontaneità.

E perché, se incontrassi un tipo alla Patrick Swayze, anche io farei piroette come se non ci fosse un domani, chiaro.