Il fattaccio

Ieri mattina due uomini armati di kalashnikov hanno fatto irruzione nella redazione del giornale satirico francese Charlie Hebdo. I due hanno aperto il fuoco uccidendo dodici persone. Tra gli altri, il direttore Stephane Charbonnier, detto Charb, e i più importanti vignettisti: Cabu, Tignous, Philippe Honoré e Georges Wolinski. Nella fuga il commando ha ucciso anche due poliziotti. Il periodico era da tempo oggetto di minacce per le sue vignette irriverenti sull’Islam e il profeta Maometto. Nel 2011 la redazione era stata distrutta dal lancio di bombe Molotov, nel 2013 il nome e il volto del direttore Stephane Charbonnier erano stati inseriti in una lista di nemici di Al Qaeda e dell’Islam che andavano eliminati.

Che dicono i buoni

Dal presidente francese Hollande a Obama, passando per Matteo Renzi, tutti condannano l’attentato. In Francia e in diverse parti del mondo migliaia di persone sono scese in piazza armate solo di una matita al grido di «Je suis Charlie». Tantissimi anche i disegni di solidarietà che i colleghi hanno realizzato per i vignettisti uccisi

Che dicono i cattivi

Per molti commentatori quello di ieri è la conferma di una guerra condotta dall’Islam nei confronti dell’Occidente. Sui social network e non solo si sprecano dichiarazioni che incitano alla violenza, se non proprio all’odio. Ma non tutti sono d’accordo. «Le vere vittime sono gli islamici che vivono in pace», ha scritto oggi su Repubblica lo scrittore Tahar Ben Jelloun.

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Partecipare

Condividere qualche post su Facebook non basta, quasi mai. In questo caso poi cambiare la propria immagine del profilo con #jesuischarlie non basta proprio. Per una volta, per mostrare vera e reale partecipazione, provate a informarvi: leggete un quotidiano, un articolo sul web dall’inizio alla fine, qualunque cosa che vada oltre il fattaccio nudo e crudo.

Che cosa si cinguetta

#jesuiscaharlie #charliehebdo