Respirare non è annusare, ma non c’è annusare senza respirare. Si respira per esistere, si annusa per vivere e anche per amare. Suskind diceva che “il profumo è fratello del respiro”, come dargli torto. E respirare l’aria di maggio ce lo ricorda una volta di più, come sottolinea Leopardi col suo “maggio odoroso”, perché è la stagione dove tutto fiorisce, compresi i nuovi amori. Non farò un’analisi di com’è andata a Grenuille che fa una brutta fine o al povero Giacomo con la sua amata Silvia, che sennò ci mettiamo di malumore subito, ma vorrei dissertare del legame che esiste fra cuore e odore, al di là della rima.

Guy De Maupassant diceva che “il matrimonio è uno scambio di cattivi umori di giorno e di cattivi odori di notte”. Eugenio Finardi dice che “l’amore non è nel cuore ma è riconoscersi dall’odore“. A chi credere quindi, al poeta francese o al cantautore italiano? Banalizzando s’intende, poiché sul tema è stato speso tanto inchiostro. E l’inchiostro è anche quello nelle lettere d’amore su carta profumata, quello dei libri prestati al fidanzato con i fiori che seccano fra le pagine.

Nell’era di Internet, dove i libri e le lettere sono stati sostituiti da supporti elettronici, quale sarà il ricordo olfattivo che si andrà a insinuare nelle pieghe del cervello “finché morte non ci separi”? Perché si sa, l’olfatto è il senso più vicino alla memoria e non c’è modo di mettersene al riparo. Non a caso Kant definiva l’olfatto il senso “contrario alla libertà”. Basta poco per ritrovarsi catapultati indietro nel tempo, anche senza volerlo. Altro che la madeleine di Proust, l’odore della sua pelle, se vi capita di risentirlo per qualche motivo, vi paralizza anche dopo anni e anni che non state più insieme. Vero? La nuova tendenza a sterilizzare o mascherare gli odori corporei e la vittoriosa deodorizzazione dell’umanità dell’industria chimica, dove ci porterà?

Io sono di quelle che “l’omo per esse omo ha da puzzà”, seppur con le dovute proporzioni. Di Bradley Cooper, di cui mi sono innamorata ne “Il lato positivo”, le ex dicono purtroppo che andare a letto con lui sia come andare a letto con Pepe le Pew. Chissà se è per amor di cronaca o di vendetta che ne parlano: comunque sia, non avendo modo di testare almeno in questa vita il suo afrore, lo do per vero.

E la donna? Per rimanere in campo di irraggiungibili, in questo caso in ogni senso, pare che Marylin non andasse a letto vestita delle mitiche due gocce di Chanel n.5, ma avesse il vizio di lavarsi poco, cosa che le costò la fine di una relazione come quella con Howard Hughes. Quando è troppo è troppo. Invece Napoleone chiedeva a Giuseppina di proposito di non lavarsi in vista di un loro incontro, così come faceva Vittorio Emanuele II con la bella Rosina. Luigi XIV riconosceva dall’odore le sue favorite, allo stesso modo, visto che l’odore della pelle di una persona dice così tanto di lei; nella Praga barocca un prete boemo sapeva riconoscere, annusandole, le adultere. C’è da chiedersi come mai Il nome, il naso di Italo Calvino, dove tre uomini cercano la donna desiderata seguendone le tracce attraverso il profumo, sia uscito per la prima volta nel novembre 1972 su Playboy, bibbia dell’eros? Non credo. Peccato che quando finalmente la trovano, la scoprano morta.

Perché non muoia anche il desiderio, mi sento di fare un appello in questo maggio odoroso: fissate bene nella mente gli odori che parlano di voi e della vostra storia d’amore, qualunque essa sia. Per quanto mi riguarda è l’odore di biscotti del mio compagno, che diventa odore di gelsomino dopo aver fatto all’amore e l’odore dei capelli e del respiro di mio figlio che ha il potere di cancellare in un secondo tutti i mali del mondo.