Questo non è un Chiara Vs Chiara come avrete immaginato, e non si concluderà con un match all’ultimo capello di lotta nel fango, ma è pur vero che, non posso negarlo, non avrei mai potuto rimanere indifferente a una critica così accesa e diretta all’oggetto di costante culto e amore del mio guardaroba, must have del mio stesso essere femmina.

Le ballerine: impossibile definirle scarpe, status symbol e simbolo di eleganza senza se e senza ma, discrete ma distintive, hanno accompagnato da che ho memoria i miei passi, le mie corse, le mie risate, i baci che non dimenticherò mai e perfino il mio matrimonio (erano di raso avorio con la punta tonda, le conservo ancora in una scatola come una reliquia… ogni tanto le guardo e sorrido).

Era estate, sarà stato il 1993, quando per la prima volta sono entrata da Porselli in piazza Ferrari, il tempio, un negozio piccolissimo: tulle dappertutto, colori pastello e quasi un senso di inadeguatezza.

Già allora, e poi per sempre, le ballerine sono state per me sinonimo di essere donna, di essere femmina, uno strumento inconsapevole di seduzione che mi ha consentito di piacere solo a un certo tipo di uomini. Sembrerò eccessiva ma chi mi ha amata, ha sempre amato anche le mie ballerine e il mio modo di portarle con tutto, in tutte le stagioni e in ogni occasione.

Chi porta le ballerine lo sa, eh già, perché non si indossano e basta, le ballerine sono di più, sono un biglietto di visita, un modo di essere e una rivendicazione di eleganza e femminilità gridata in silenzio.

Quell’eleganza senza compromessi, senza nessun accenno di volgarità, che strizza un occhio al parquet calcato dalle ballerine vere e che porta con sè la storia delle donne belle, intelligenti e piene di charme che scelgono di apparire senza apparire per forza.

Le ballerine hanno davvero avuto il grandissimo pregio di “scremare” gli uomini che non andavano bene per me. Ricordo Luigi: “Ma perché non ti metti mai i tacchi?”.  Io di tutta risposta: occhi al cielo, testa scossa e quel sorriso di sbieco che in genere si riserva solo a chi non capirà mai e a cui è davvero inutile spiegare perché non capirà mai.

Audrey e il suo amore per ballerine, le sue foto scattate da Salvatore Ferragamo mentre le provava, hanno accompagnato le mie serate da bambina sul lettone della mia mamma mentre lei con garbo e delicatezza mi pettinava i capelli e mi raccontava le storie delle principesse, di quelle vere però, maestre di gusto e raffinatezza.

A Milano oltre a Porselli e all’intramontabile Ferragamo, non si può non fare un salto da Pretty Ballerinas. Per chi non è abituata, consiglio Spelta in via Solferino: forse le più comode di tutte.

Per chi invece non può rinunciarci nemmeno in spiaggia, Kartell le ha fatte anche di gomma.

Insomma, io sono una da ballerine, sexy ma semplici, ammiccanti ma mai volgari, opportune, divertenti, eleganti, colorate e sempre, sempre adatte, a tutto.

Per chi osa dire che sono da zia Piera urge una precisazione, perché in effetti ci sono ballerine e ballerine. Come distinguerle? È semplicissimo, la differenza sta nella scollatura.

Più sono scollate, più sono quelle che avete sempre desiderato e che, fidatevi, vi faranno desiderare.

Inès de la Fressange, icona di stile, ne La Parigina si esprime sul tema in maniera inequivocabile: “Se si dovesse possedere un solo paio di scarpe, è su di loro che bisognerebbe puntare”.