Temo che questo post verrà capito fino in fondo solo dai pendolari. E sì, così già mi sono fregata una fetta della mia vastissima, si fa per dire, audience.
Ma non c’è niente da fare, il pendolare è una specie che andrebbe protetta. Quasi più delle foche monache, delle mantidi religiose o dell’aquila reale.

Il pendolare è quella povera creatura che ogni giorno si ritrova a litigare con i ritardi dei treni, con il traffico in tangenziale, con la puzza delle metro, con le suonerie moleste dei vicini di posto.

Ogni lunedì un pendolare si sveglia e sa che dovrà affrontare il suo D-day dei trasporti. La positività da inizio settimana termina esattamente pochi minuti dopo che sei salito sulla carrozza, nella tua bella e tranquilla città provinciale, nel momento in cui senti un altoparlante che dice “il treno subirà rallentamenti a causa della presenza di estranei sui binari”. Estranei. Estranei sui binari. Cosa mi significa esattamente estranei, che il capotreno non li conosce? Mah.

Comunque, passiamo oltre, che se seguiste su Twitter una delle tratte che il pendolare milanese fa ogni giorno per raggiungere il suo posto di lavoro, vi rendereste conto di quanto assomiglia più a un bollettino di guerra.

Guasti, estranei, svenimenti, abbandoni, cuori solitari, genti disperate, ce n’è sempre una.

Il pendolare dovrebbe avere un’uniforme e uno zaino, con beni di prima sussistenza per le lunghe attese, un paio di libri da leggere, cuffie per non ascoltare gli sproloqui dei vicini, tappanaso per non sentire il sudore di quello che alle 8 del mattino puzza più di quanto capiti a te quando corri sotto il sole per 45 minuti, una damigiana d’amuchina per l’appiccicume che ti ritrovi sulle mani quando t’appoggi in metropolitana.

Il pendolare sul posto di lavoro dovrebbe essere capito, e amato. Di più degli altri. Perché al lavoro ci arriva già stanco, provato dalla sua guerra quotidiana per la sopravvivenza. Ve lo dice una che la pendolare la fa da 5 anni, e che ogni sera quando torna a casa rivaluta il posto in cui vive, su cui aveva sputato un paio d’ore prima.

Il bravo pendolare però dovrebbe seguire delle regole.

1. Armati di una buona dose di pazienza, altrimenti trasferisciti o non te la cavi più. Il posto in cui vivi deve piacerti veramente un sacco, o non ne vale la pena di farsi il sangue amaro ogni giorno per arrivare in ufficio.

2. Non contare mai, davvero mai, le ore settimanali, mensili, annuali che passi sul treno. Non farlo, io l’ho fatto e m’è cresciuto un capello bianco in più per lo shock e m’è venuta in mente quella canzone di Battiato che dice: “Se penso a come ho speso male il mio tempo che non tornerà, non ritornerà più”.

3. Evita le conversazioni lunghe al telefono. C’è una cosa pesante nell’essere pendolare negli ultimi anni, la gente chiacchiera al telefono continuamente. E se sei un pettegolo, come me, finirai per rileggere la stessa frase del tuo libro 35 volte di fila perché stai cercando di capire se quella davanti è stata mollata dal fidanzato o se quello che sta mandando a quel paese al telefono è suo padre.

4. Vestiti a cipolla: d’estate fa caldo, d’inverno fa freddo? Questa pare essere la logica del mondo, ma non dei treni. D’estate, quando avrai addosso dei deliziosi sandali aperti, vedrai lentamente diventare blu le tue dita dei piedi per l’aria condizionata a palla. D’inverno, il maglione di lana pelosino che hai indossato ti farà avere delle caldane che manco fossi in menopausa.

5. La solidarietà tra pendolari ci vuole. C’è una donna incinta? Non fare, come capita spesso, che tutti sono disperati e stanchi e nessuno vuole mollare il suo posto. Alza le chiappe e dimostrati una persona decente.

6. Decidi di smettere di correre. Sarai sempre in ritardo, in ritardo per il treno prima, in ritardo per il treno dopo, il pendolare è un runner nato. Le scale di Porta Garibaldi ormai le faccio tre alla volta con le ballerine ai piedi. Arriva un momento in cui però decidi di preservare la tua sanità mentale, quello è il momento in cui capisci che arrivare 10 minuti dopo sull’equilibrio del cosmo non farà differenza.

7. Leggi, tanto. La tua cultura beneficerà dei tragitti in treno. È l’unico modo per passare il tempo in modo produttivo.

8. Fai amicizia. Ogni tanto fare quattro chiacchiere con qualcuno fa anche piacere. Ricordati che solo il pendolare può capire le tue fatiche. Non fare l’asociale, e se qualcuno attacca bottone, rispondi volentieri.

9. Porta sempre con te l’iPod. Galline starnazzanti, ragazzini che urlano, discorsi imbarazzanti. Mettiti le cuffie, rilassati, respira. Ma quando ti accorgi che il vicino sta muovendo il piede al ritmo della canzone che stai ascoltando, abbassa il volume. Anche questo può risultare molesto.

10. Ogni tanto goditela. Hai passato tutta la settimana tra ritardi e deliri vari? Il venerdì, se puoi e se non lavori in una zona trafficatissima, prendi la macchina. Piuttosto parti prima del solito orario per evitare il traffico dell’ora di punta, ma goditi la tua musica, la tua temperatura e i tuoi orari.