Più o meno suona così la frase che dico al mio fidanzato quando mi telefona durante la puntata di Montalbano del lunedì sera.
Sì, perché su Rai 1, dopo le fantastiche 4 nuove puntate (che hanno avuto dei picchi d’ascolto mostruosi, quasi il 40% di share), sono ricominciate le repliche che per noi appassionati vanno bene uguale.

Non ho ancora capito se la cosa che più mi piace di Montalbano è il fascino del commissario o di Luca Zingaretti, ma il mix è davvero fenomenale.

L’amore è nato al contrario: non ho letto tutti i libri prima che iniziasse nel ‘99 la serie televisiva prodotta da Rai 1. Quando mi è stato proposto infatti il primo libro di Andrea Camilleri ho smesso a metà, infastidita dal siciliano che proprio non riuscivo a capire. Solo Zingaretti, per cui ho una passione sfegatata, mi ha riavvicinato al personaggio facendomi mettere in pari con la lettura.

Salvo Montalbano, un uomo serio, dedito al lavoro, concentrato, un poliziotto d’altri tempi. Intuito fino, tranne con le donne, in quel caso proprio non ne azzecca una, tranne nelle ultime puntate in cui si lascia un po’ andare.

Montalbano, la sua casa sul mare a Vigàta, che in realtà è Scicli, e i panorami di Marinella, e Montelusa, ovvero Punta Secca e Ragusa. Ma anche la pausa pranzo obbligatoria, che Montalbano non ce lo vedrei proprio a mangiarsi un panino in un bar come capita a noi tutti i giorni. “Cos’abbiamo oggi?”, la sua richiesta costante, prima di dedicarsi a pranzi meravigliosi a base di pesce o alle teglie di pasta, o agli arancini, preparati dalle mani d’oro di Adelina, la governante.

Lui, il suo rapporto con i sottoposti, Fazio, che ormai anticipa le sue richieste, Mimì Augello, lo sciupafemmine, e il mitico Catarella.

Catarella… come non dare importanza a Catarella? Catarella è fantastico. Angelo Russo, l’attore che lo interpreta, è davvero bravo: si spiaccica sulla porta dell’ufficio di Montalbano tutte le volte che entra e non ne capisce neanche una richiesta, una comicità innata, senza volerlo.

“Fammi capire Catarè, tu mi telefoni alle 6 di mattina per dirmi che hanno sequestrato un motorino ad una picciotta? Ma io con il tuo permesso me ne catafotto.” – “Dottore vossia per catafottere non ha bisogno del mio permesso”.

“Catarè, vuoi vedere che so perché mi telefoni? Hanno trovato un morto. Ci ‘nzertai?” – “Si e no, dottori” – “Dov’è che mi sbagliai?” – “Trattasi di morta fimmina”

“Fai una cosa, cerca sull’elenco telefonico il numero di telefono della sede centrale della società Hp3” – “Accapii dottore!” – “Che cosa” – “Quello che disse lei!” – “Ma cosa hai capito?!” – “L’accapii!” – “Ma che cosa?!” – “Lei mi disse di cercare il numero della sede centrale e poi mi rispose se io l’accapii!” – “No! La sede centrale di una società che si chiama Hp3!”

E il Questore, con il quale ha un rapporto di continuo scontro, o Livia, un amore che ancora non s’è capito.

Montalbano ritrae un mondo genuino, fatto di rapporti veri con le persone, di tempi distesi, della luce calda del mare, del profumo di un piatto di pasta con le sarde. Un vero tributo ad una Sicilia meravigliosa.