“Ti andrebbe di raccontare una tua storia d’amore”?
Sbam.

“Anche solo un dettaglio, uno stralcio, un momento particolarmente significativo, eh”.
Un altro sbam.
Perché io d’amore scrivo tanto e non scrivo mai.
Scrivo d’amore in un modo non dichiaratamente amoroso.
E scrivo di non-amore mettendoci comunque molta amorevolezza.
Quindi, la domanda che ho fatto a me stessa è stata: “Carina, ma pensi di esserne in grado”?

Questa proposta è arrivata da Raffaella Amoroso che sta seguendo le Digital PR per Bookabook, il primo sistema di crowdfunding italiano dedicato unicamente al libro. Se non ne avete mai sentito parlare vi consiglio vivamente di buttarci un occhio.
Ed è arrivata perché, al momento, è online e attiva sulla piattaforma la campagna a sostegno del nuovo libro di Enzo Fileno CarabbaEnciclopedia dell’amore”.
Una raccolta di storie d’amore. Di tante e diverse storie d’amore.
Racchiuse nello spirito che è il motore stesso del libro: “C’è un rapporto tra varietà e unità. Esiste una legge che governa l’amore. Nessuno la conosce. Eppure le storie la contengono.”

Anche la mia, quindi?
Sì, anche la mia.
E allora mi concedo questa parentesi romantica.
Se anche voi avete voglia di sostenere l’amore e questo libro potete farlo fino al 16 giugno, con un contributo minimo di 3 euro.
Se si riuscirà a raggiungere l’obiettivo economico minimo prefissato, chiunque avrà contribuito avrà la possibilità di ricevere in esclusiva, in formato e-book, L’Enciclopedia dell’Amore.

Non ci si bacia per sbaglio

Mi parve di essere un estintore.
Rosso fiammante, dello stesso colore delle mie labbra quella sera.
Mi parve di essere quell’estintore che nessuno nota.
Ma che tutti sanno di dover cercare.
In caso di emergenza.
Solo che in caso di emergenza nessuno lo sa maneggiare, l’estintore.
Ci si prova, ma non è detto che ci si riesca.
Quella sera sapevo che, in caso di emergenza, nessuno avrebbe saputo maneggiarmi.
Maneggiare me e il mio desiderio.
L’avevo persino portato a ballare, quel desiderio. Convinta che una serata alcolica e vaghe conversazioni l’avrebbero fatto esplodere.
Maneggiare con cura.
La stessa cura che avevo avuto io nel prepararmi, quella sera.
Il vestito blu.
Lo stesso vestito blu che, solo qualche giorno prima lui aveva avuto così tanta fretta di togliermi da scucirlo, all’altezza dei fianchi.
La collana d’argento.
La stessa collana d’argento che, solo qualche giorno prima, tintinnava e si incastrava in ogni bacio, in ogni abbraccio.
Gli occhi truccati di nero.
Lo stesso trucco che, solo qualche giorno prima, gli aveva fatto dire : “Non mi ero mai accorto che i tuoi occhi fossero così azzurri”.
Maneggiare con cura.
Ci eravamo conosciuti, la prima volta, un mese prima.
Io pensai di lui che fosse troppo timido.
Lui pensò di me che fossi troppo sfacciata.
Non parlammo granché, quella sera.
Io pensai che quella timidezza fosse affascinante.
Lui pensò che quella sfacciataggine fosse affascinante.
Al punto che, quando ci rivedemmo la sera successiva, parlammo ancor meno di quella precedente.
Lui mi invitò a ballare.
Con un gesto spavaldo che sembrò provenire da un altro corpo.
Io accettai.
Con un timido cenno del capo che sembrò provenire da un altro corpo.
Ci scatenammo su una musica romantica.
E ballammo un lento su una musica veloce.
Come se l’unico modo che avessimo a disposizione per sentirci adeguati fosse essere fuori tempo.
Ci baciammo per sbaglio.
E’ possibile che ci si possa baciare per sbaglio?
Forse non fu per sbaglio, in effetti.
Per sbaglio si pesta la cacca di un cane.
Si lascia un calzino in lavatrice.
Si dimenticano le chiavi attaccate alla toppa.
Non ci si bacia per sbaglio.