C’era una volta Cenerentola. Cenerentola rassettava, smazzava, serviva e riveriva. Aveva ricordi di antiche ricchezze è vero, ma non si faceva problemi a girare travestita da colf sudamericana con tanto di fazzoletto in testa e mano screpolata.

Non le importavano le angherie delle sorellastre. Gli urli della matrigna. Gli evidenti residui d’amianto della sua cameretta che la inducevano a parlare coi topi. A Cenerentola potevate togliere tutto, ma non il suo ballo. Meglio: il suo mezzo di trasporto per il ballo. Che un vestito anche all’ultimo, dai, lo rintracci. ‘Na scarpetta di cristallo alla fin fine, non è tutta sta brillantezza d’idea a meno che tu ti chiami Compeed. Ma una zucca capace di trasformarsi in cocchio, bhe… quella è merce più rara. Soprattutto se, notate bene se, dotata d’autista. Perchè la Fata Madrina non arriva con un calesse e ci molla le redini in mano. La fata Madrina è donna e dunque lo sa: perchè Cenny arrivi sana e salva al ballo quattro ruote non bastano. Occorre anche un cocchiere. Questione di Classe? Comodità? Prestigio? Naaaa. Ciò che quella daltonica sovrappeso con il cappello a punta stava confermando era la limitazione oggettiva di una specie: perché se come cocchiere ti viene preferito un cavallo, cara mia, qualche domanda te la dovrai pure porre.

La risposta è unica e letale: donna e pedale non è binomio banale.

Pensandoci molto ma molto intensamente, mi sono resa conto che tra tutte le donne che conosco, forse, ne posso annoverare solo un paio che guidino bene. Talmente bene da permetterci di raggiungere la destinazione a partire da casa senza intoppi (lo giuro, esistono, c’ho i numeri di telefono e sono pure carine).

Le altre… le altre, come me, tendenzialmente bene…. Medio.

Perché esiste il concetto di guida. E poi esiste il concetto di guida al femminile. Tale per cui, dalla A alla Z, l’abbecedario della donna al volante si coniuga così:

Automobile: magico spazio make-up capace di trasportarti da un punto A ad un punto B, offrendoti al contempo una visione ravvicinata delle ultime tendenze.

Batteria: l’equivalente meccanico del maggiordomo in un giallo. La macchina ha un problema? Sorridere sconsolate ed esclamare “non sarà la batteria?” nella speranza sotterranea che il vicino dotato di cavi assomigli a Derek Christopher Shepherd e urli “libera”.

Cruscotto: spazio idoneo a ogni tipo di lavoro necessiti una superficie orizzontale di appoggio. Ideale per depositarvi la borsa mentre si cercano le chiavi, per allestirci un picnic in caso di coda in autostrada o semplicemente riposarsi dal tacco 12 in caso di malaugurato anticipo al prossimo appuntamento.

Distributore automatico: misteriosa involuzione evolutiva che ha sostituito il simpatico professionista “signorina, quanto facciamo oggi?”. Un’ottusa macchinetta mangiasoldi incapace di collaborare.

Emissioni di CO2: male-pericolo-inquinamento-buco nell’ozono-surriscaldamento globale. Non fosse che oggi ho i tacchi, prenderei sicuramente l’autobus.

Freccia: opzionale accompagnamento musicale il cui piacevole ticchettio non è minimamente correlato alla segnalazione delle prossime future intenzioni. Se non ho idea io per prima di dove devo andare mi chiedo come si possa pensare io lo anticipi a te.

Guida: proiezione materiale del proprio stato emozionale. Il pedale dell’acceleratore serve a sfogarsi di una giornata andata male (ti muovi, stronzo?), a sottolineare con veemenza i momenti salienti di un racconto (decelerazione-accelerazione improvvisa), a lasciarsi alle spalle un messaggio sbagliato (“ci sentiamo”? (30 km/h) Ma ci sentiamo cosa? (40 km/h) Ma ci sentiamo chi? (50 km/h)).

Ho dimenticato di non avere il telepass, sono mortificata… Cioè non è che ho dimenticato il telepass, mi sono dimenticata di essere nella macchina senza telepass. E comunque non che fosse chiarissimo che questa era la corsia solo per il telepass. No, non credo di poter fare marcia indietro per tutto questo pezzo…

Indicazioni stradali: opere d’arte contemporanea al limite dell’ermetismo.

Libretto di circolazione: l’insulso foglietto (perché? Perchéééé) sparso da qualche parte tra Vanity Fair e Donna Moderna all’interno del cassettino porta oggetti.

Manovra: secondo il teorema “calcolo mentale femminile” il tempo calcolato per la manovra non risponde mai al tempo effettivo di manovra. La maggior parte degli incidenti non è causata infatti da mancata individuazione del veicolo accidentalmente urtato (d’ora in avanti, l’Aggressore), ma dalla mancata percezione del tempo necessario per ultimare il proprio spostamento. Nessuno avrebbe infatti mai potuto immaginare che, appena il tempo di uscire dal parcheggio, e ci si sarebbe trovate Aggressore addosso: un attimo fa era a km di distanza.

Navigatore: il corrispettivo evoluto di un uomo. Saccente, prepotente, dittatoriale. La sua incapacità di trovare un segnale GPS valido viene nettamente compensata dal senso di libertà di poter chiedere indicazioni a qualsivoglia passante. Euforia allo stato puro.

Ommmioddddio (inchiodata)! Biffi ha cambiato vetrina.

Paraurti: Adorabile cuscinetto atto, come dice il nome stesso, a parare gli urti. Urti è il secondo nome di parcheggio: dovrò pure fare entrare la mia macchina in quel buco, permetti?

Quadro elettrico: tante allegre lucine prive di un significato definito, che salutano allegre ogni volta si accende la macchina.

Retromarcia: l’equivalente delle scale di Hogwarts. Impossibile correlare l’esperienza passata con la manovra futura. Girare la testa e il volante, insieme, in senso inverso al senso regolare di marcia è altamente perverso, va contro le leggi dell’universo e finisce per farti sentire perso.

Specchietto retrovisore: utile strumento per controllarsi il rossetto, verificare la non sbavatura del rimmel, sperimentare l’espressione secssssi del giorno, mimare l’effetto delle proprie parole al telefono (rilassati, certo che ce l’ho l’auricolareeeee…. Occhi al cielo-occhi allo specchietto-comprensione reciproca), togliere un bruscolino dall’occhio e CERTO, “aumentare la sicurezza, tramite l’aumento della visibilità posteriore e laterale del mezzo”.

Tachimetro: l’equivalente automobilistico della bilancia. Non puoi non averne una in casa, ma non sei necessariamente costretto a guardarla.

U: inversione duttile e sottostimata, praticabile su ogni tipo di percorso. Inspiegabilmente vietata in autostrada.

Volante: potere allo stato puro, che, in quanto tale, richiede grande dimostrazione di controllo, coscienza e consapevolezza delle priorità. Per questo una donna sa perfettamente quando e con che veemenza farvi ricorso. Se un gatto le attraversa la strada, lei sterza. Se un cane le attraversa la strada, lei sterza. Se una formica le attraversa la strada, lei sterza. Se un pedone le attraversa la strada, lei si distrae.

ZTL: ah, quello era un divieto? Quell’acronimo strano? Non potevano scriverlo meglio? Quindi ormai prendo la multa? Ok, già che ci sono parcheggio e faccio shopping.

Perché le fiabe alla fin fine qualcosa sempre insegnano. E Biancaneve mica avrebbe mollato i nani per un principe. Biancaneve ha mollato i nani per un cavallo bianco. Che, guarda a caso, non necessità di manutenzione.