Io vorrei essere una di quelle persone. Di quelle che comprano i regali in anticipo. Che vedono qualcosa in un negozio a febbraio e, ZAC!, la mettono nell’armadio per mamma fino al prossimo dicembre.

Di quelle che da Sant’Ambrogio in poi partono e se ne vanno a sciare, perché certo, loro al Natale sono già preparate. Di quelle che hanno sempre un’idea carina per tutti e non finiscono a stramazzare stremate il 24 dicembre, nel primo negozio in cui è possibile intravedere un metro cubo di spazio vitale, urlando “compro qualsiasi cosa, sempre pensato un trapano elettrico potesse fare la gioia di mamma, basta mi faccia un bel pacchetto regalo”.

Io vorrei essere una persona lungimirante. Organizzata. Razionale.

Invece sono una delle altre. Quelle che arrivano sempre all’ultimo. Che ad essere puntuali ci provano davvero, ma gli eventi si mettono in mezzo per rallentarle (ho perso le chiavi della macchina, dove cazzo ho messo le chiavi della macchina, ‘fanculo le chiavi, chiamo un taxi, prendo il cellulare…cerco il cellulare… ok uso il telefono di casa per chiamarmi sul cellulare, forse, se mi metto a carponi, sento meglio la vibrazione che, ovviamente, è senza suoneria, ok esco senza cellulare, la gente è sopravvissuta per secoli senza cellulare e mi farà anche bene, tipo esperimento sociale, ecco buonasera, scusi il ritardo devo andare in… ehm… ecco… aspetti l’indirizzo era sul cellulare, salgo un attimo e scendo non si preoccupi, faccio in un minuto…).

Sono una di quelle che al Natale non arriva mai preparata. Eppure amo il Natale. Perché il Natale, in un certo senso, parifica. Democraticamente incasina tutti. Bendato come la fortuna, se ne infischia delle regole e rifila a tutti qualche simpatico brivido di inaspettato. Perché il Natale quando arriva, arriva. E, quando arriva, con lui arrivano:

Quelli che ti fanno il regalo e tu non te lo aspetti

Si è vero, vi conoscete ormai da un po’ e vi frequentate saltuariamente. E, sì, quel “vediamoci almeno per un bacio prima delle feste” poteva a posteriori risultare un po’ sospetto. Ma andiamo, avete 45 parenti ancora in vita e almeno una ventina di amici più vicini di loro. Arrivate trafelati per un saluto al volo. Con 87 borsette al seguito cariche cariche di doni e fiocchetti. Due chiacchiere, un bacio, un “allora Buon Natale, ci si vede l’anno prossimo, ah ah ah”. E lì il terminale “ah, e questo è un pensierino per te”. Che ti stende. Fallo da dietro, punibile solo con la vergogna. Tua, che non sai cosa dire, sua che si rende conto che non hai nulla da dare. Ovviamente non ti limiti a tacere. Ma punti sul rattoppo: “Oh, ma guarda che scema. Ovviamente anche io avevo una cosina per te. Solo che, come una scema, me la sono dimenticata a casa. Ma te la lascio in portineria. Ma cosa non preoccuparmi! Ovvio che te la porto. È per te. Guarda è pronta da mesi. Sul serio, sono mortificata. Allora ci si vede stasera. Ma no, non faccio complimenti. Davvero. Me lo vedo lì, il tuo pacchetto, sul tavolo dell’ingresso. Ma come avrò fatto a dimenticarlo…. (voglio morire).

 

Quelli a cui fai il regalo e loro non te lo fanno

Ci hai passato una sera sì e l’altra pure. Avete condiviso gioie e dolori. No, non sarete forse fidanzati…. Ok, nemmeno amici… (perché voi siete delle tipe alla mano, mica dovete definire il vostro rapporto. Va benissimo così. Il sesso libero è stato sdoganato nel ’68, vogliamo averne paura nel 2013?). Con così tanto vissuto in comune non hai potuto proprio resistere di fronte a quella vetrina. Perché tu proprio lo capisci. Lo conosci. E sì, ovviamente, hai preso nota di ogni suo desiderio dal primo minuto della vostra frequentazione (sì certo, è un segno del destino che tu agli abbia regalato l’unico cd inciso da una band underground che si è sciolta nel momento stesso in cui è nata, reperibile solo attraverso il mercato nero e resa celebre dal passaparola. Non hai assolutamente registrato ogni suo commento negli ultimi 12 mesi. Queste cose nascono dal fato. Un feeling spontaneo da anime gemelle, in fondo… ). Sono mesi che aspetti di vedere la sua faccia quando aprirà il tuo regalo. Avete in programma di vedervi la Vigilia di Natale, perché lui ha insistito. Tu ti visualizzi già il famoso cucciolo di labrador (marrone, non champagne, marrone) sotto l’albero con pacchettino Tiffany al collo. Lo accogli sulle note di “all I want for Christmas is youuuu”, addobbata da albero di Natale, tutta pronta a farti spacchettare, gli porgi con noncuranza il pacchettino che ti è costato mezzo stipendio e, improvvisamente, ti rendi conto che, ops, lui è a mani vuote. Certo, un brillante potrebbe pure essere mimetizzato in tasca. Molto mimetizzato. Un brillante mimetico. Quasi invisibile. Ok, diciamo inesistente. Al che, ovviamente no, non puoi permetterti di far sentire in colpa lui (il bastardo). No. Perché tu sei una easy. Sportiva. Alla mano. Che non si aspettava niente. Che, anzi, si sarebbe offesa se avesse ricevuto qualcosa. Che guarda, il mio è un pensierino. Nemmeno per Natale. Così. Perché esisti. Non nel senso perché esisti e conta per me che tu esista. Nel senso… insomma, hai capito no? Ok. Buttalo. Ti prego buttalo. (Ok, l’importante è distrarlo. Toh guarda, una tetta….)

 

Quelli a cui dici “Senti quest’anno semplifichiamoci la vita. Non facciamoci i regali”

Eccoli lì: il tuo baluardo. I tuoi amici storici. Quelli a cui puoi dire di essere in bolletta. Quelli con cui non devi fare complimenti perché, ehi, se devo mettermi a fare la formale con voi… Quelli che “wow, che bello rendersi la vita così semplice”. Quelli per cui, ovviamente, dopo aver annunciato non farete il regalo quest’anno, sì, passerete giornate a cercare compulsivamente almeno un pensierino. Finendo per spendere il triplo di quello che avreste speso per un regalo in gadget assolutamente inutili. Ma spiritosissimi.

 

Quelli a cui ricicli/Quelli che ti riciclano

Maleducato, insensibbbile, abbastanza tristanzuolo, ma… diciamocelo: non siamo manco “al chi non ha peccato scagli la prima pietra”, ma al “chi non ha smaltito almeno uno dei cinque paia di calze con ditina dei Natali scorsi si metta in coda per l’ascensione immediata al Paradiso (o al club Assoluta Mancanza Di Buon Gusto, a seconda della profondità della vostra anima).

Quindi eccoci al riciclo. Che va benissimo. Anche se, chi te lo ricicla, c’ha il buon gusto di riciclare con cura. Basta prestare attenzione. Perché a Natale siamo tutti più buoni, mica tutti più babbi. E il Fantasma dei Regali Passati c’ha sta tendenza a tormentare Scrooge grandi e piccini.

 

AAA, prestasi attenzione a:

La presenza di dediche infingarde. Non tutti, ma molti lo fanno. La percentuale della loro presenza è direttamente proporzionale alla totale insignificanza del presente. Il regalo te lo scelgono anonimo. Ma, presi dal senso di colpa, tentano il recupero con la dedica. Personalizzata. Indelebile.

Il ritorno al mittente. Sì, lo so. Non dovrebbe capitare. Sembra addirittura impossibile possa farlo. Ma la legge di Murphy non l’hanno enunciata mica per niente: tra i milioni di persone a cui puoi piazzare un riciclo insignificante, se non presti attenzione, finirai per scegliere l’unica persona per cui quel regalo ha un significato (negativo). Quella che te l’ha regalato.

Il “palesemente non era per te”: hai optato per il riciclone, bene. Ok, anche quest’anno per il collega logorroico che uccideresti, ma non puoi, e che ignoreresti, ma non puoi, hai optato per il riciclo. Benissimo. Ma tieni a mente almeno qualche dettaglio base. Tipo il sesso del destinatario. La sua età. O, quanto meno, il suo orientamento sessuale. Perché certo al tuo insegnante di yoga amante della cucina, degli animali e delle piante puoi pure riciclare il potpourri di zia Inga, ma se quello stesso potpourri (sereno, ti arriverà uguale l’anno prossimo. Solo in formato ancora più ridotto) lo piazzi all’idraulico Ugo, come ringraziamento per quella riparazione all’ultimo minuto, con ogni buona probabilità rischi di trovarti con l’acqua alla gola al momento dello spacchettamento. E non solo metaforicamente.

Il “palesemente pensato. Per un altro”: ancora peggio del non adeguato. L’adeguato per qualcun altro. Il top della gamma. Il super mirato. Il medaglione da sommelier per l’amico notoriamente astemio. Le carte da gioco di Louis Vitton per te che manco sai le regole di rubamazzetto.

Il troppo caro, ma tanto inutile da andar bene anche per te. Eccola lì: l’impastatrice, la gelatiera o la macchina per il pane. Destinata a un riciclaccio perpetuo e, per grazia dal suo karma ciclico, unicamente gli scoppiati. Il riciclone da “giochiamo al Mulino Bianco” funziona infatti solo con i Felicemente Accasati. Perché nessuno può avere davvero il coraggio di credere (e suggerire) che un single, svegliatosi da solo alla mattina di Natale, non veda l’ora di passare 3 ore a buttare ingredienti alla rinfusa in un enorme aggeggio di plastica per potere fare colazione (pranzo… oddio non è ancora cotto, cena), con un gigantesco panino insapore, anziché attaccarsi alla crema di mascarpone avanzata in frigo. Andiamo… non avere un uomo non significa essere pronti a impegnarsi con un elettrodomestico.

Io amo il Natale. Soprattutto per i regali. Perché non è mai il loro contenuto, ma la storia che li precede a farti sorridere sotto l’albero.