La mitologia ellenica racconta che Narciso, figlio della ninfa Liriope e del Dio fluviale Cefiso, era un giovine bello e crudele che, a causa di una punizione divina, s’innamorò della sua immagine riflessa in uno specchio d’acqua e, nel tentativo di ammirarsi sempre più da vicino, cadde nel fiume morendo così annegato.

Ora vi starete domandando se per errore non abbiate cliccato sul link sbagliato, aprendo una pagina di Wikipedia, ma vi rassicuro subito, non è così. Siamo su Paper Project e tutto va bene (o almeno spero). Ho deciso di iniziare rimembrando il mito di Narciso perché spesso mi domando come sarebbe stata la leggenda se il più famoso tra i belli e dannati fosse venuto a conoscenza dell’esistenza dei selfie (e se non sapete di cosa sto parlando, beh, stavolta andate davvero su Wikipedia).

selfie, macchina fotografica

Probabilmente il principe dell’egocentrismo avrebbe trascorso le giornate a immortalare ogni sua azione e vicissitudine, passando le ore ad affilare gli zigomi grazie alla duckface (che oramai cari miei è out) o ad allenarsi per ottenere la sua migliore sparrowface che, per chi non lo sapesse, letteralmente significa faccia da passero e consiste nel spalancare gli occhi aprendo leggermente la bocca con le labbra protese in avanti, come se foste un passerotto che chiede la pappa alla mamma (non fatevi domande esistenziali, è meglio).

Narciso avrebbe esaurito la batteria del suo smartphone alle dieci del mattino e intasato le pagine personali sui social con una serie di autoscatti dall’hashtag sonofigoemenevanto; avrebbe sviluppato una dipendenza dai filtri di Instagram e alla fine sarebbe morto nel tentativo di baciare la sua immagine profilo di Facebook sullo schermo del pc (che brutta rivisitazione).

Sta di fatto che, da quando il selfie è diventato parte integrante del nostro vivere, siamo irrimediabilmente diventati tutti un po’ fautori del narcisismo 2.0. Il che non per forza dev’essere un avvenimento negativo.

Personalmente sono dell’idea che un po’ di frivolezza e autostima possono essere la panacea in quelle giornate uggiose in cui ci sembra di percorrere una strada tortuosa e avere come unica compagna di viaggio la famosa nuvola di Fantozzi. Detto ciò, esistono alcuni limiti che è buona cosa non superare, se non si vuole diventare dei selfie-dipendenti e cadere nell’ormai onnipresente cattivo gusto.

selfie pose

Anzitutto siate sempre voi stessi, perché il selfie nasce come un gioco e tale deve rimanere. Ciò significa che non dovete abusare dei filtri o dei mini ritocchini solo per ottenere una bocca alla Marilyn Monroe o la pelle di porcellana come quella di Biancaneve. Siete unici e interessanti proprio grazie ai vostri piccoli difetti (sì lo so, sembro vostra madre), e inoltre risulterete così molto più credibili. E poi non possiamo essere tutte gnocche come le modelle di Victoria’s Secret. Amen, facciamocene una ragione.

Lo splendore della vostra vita non è direttamente proporzionale al numero di mi piace che ricevete per i vostri autoritratti. Il selfie è piaciuto? Ha avuto successo in rete? Ok. Solo la nonna e il papà hanno apprezzato? Hanno proprio buon gusto. Anche perché, ammettiamolo una volta per tutte, dipende sempre da cosa s’inquadra. Se una fanciulla graziata da Madre Natura si fotografa con solo la biancheria intima addosso, naturalmente ci saranno molti fanciulli pronti a rifarsi gli occhi. Tuttavia la questione cambia se vi immortalate durante Carnevale quando siete travestiti da Minion. Ça va sans dire.

Abbiate rispetto anche per l’altrui autostima. Se fate una foto con la vostra migliore amica e lei sembra appena uscita da un film horror di Romero, evitate di renderla pubblica. Anzi, magari cancellatela del tutto. Inoltre è meglio controllare sempre che cosa e chi stiamo inquadrando oltre al nostro ego, perché magari sia l’estraneo seduto al bar, sia la tavoletta del gabinetto non bramano di diventare di dominio pubblico.

Siate sempre presentabili (come insegna Audrey) e non condividete dettagli intimi o imbarazzanti del vostro vivere. E se poi, in preda ai fumi dell’alcol, avete pubblicato l’impubblicabile, beh, la mattina dopo bevete un caffè doppio e correte ai ripari.

Infine, sappiate che il mondo continua a girare indisturbato anche se non possedete un bastone-selfie, ma se proprio siete dei fan sfegatati, cercate almeno di non prendere nell’inquadratura anche la punta del suddetto bastone.

selfie, filtri