Siamo cresciute guardando Cenerentola e Aurora che attendevano speranzose i propri principi azzurri, per poter fuggire dai loro angusti fati, sposarsi e vivere per sempre felici e contente. Perfino Mulan, che si travestiva da uomo per combattere in guerra al posto di suo padre, superando ogni stereotipo maschilista secondo cui le donne sono esseri fragili, alla fine s’innamorava del bel capitano, passando così dall’uccidere Gengis Khan e compagnia bella, mentre una valanga di neve ricopriva ogni cosa, a incipriarsi la pelle di porcellana e a indossare il kimono di seta delle grandi occasioni, così da accontentare gli insistenti spiriti dei suoi antenati, ovvero la rivisitazione in stile Disney della prozia settantenne che, malgrado i rari incontri, non manca mai di domandarti quando hai intenzione di sposarti perché lei, alla tua età, aveva già quattro figli.

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Eppure, parliamoci francamente. Il matrimonio sarà pure uno dei giorni più belli per qualsiasi fanciulla, perché anche la più scettica delle donne si commuove davanti a un lungo abito di pizzo bianco e a un flauto traverso che intona la marcia nuziale – che poi non sia il suo matrimonio ma quello della migliore amica, è un altro discorso -, ma vogliamo parlare del giorno della laurea?

Dopo anni trascorsi sedute in biblioteca a studiare pagine e pagine scritte da chissà quale professorone, mentre la copertina di Vogue ci distraeva tentandoci come il diavolo; dopo anni di resistenza alle merendine delle macchinette al cioccolato piene di cellulite e di ritenzione idrica; dopo anni impegnati a smentire ogni possibile preconcetto secondo cui le donne sono meno intelligenti degli uomini, e ancora peggio se sono bionde e appassionate di moda; insomma, dopo anni di notti agitate e di nausee mattutine pre-esame manco fossimo in dolce attesa, di ore trascorse davanti al computer per scrivere la tanto amata e odiata tesi, che a confronto il Piacere di D’Annunzio pare un poemetto gioioso, ci siamo: arriva il giorno della proclamazione, il giorno in cui ogni donna decide, senza alcuna riserva,  di essere fiera di se stessa.

Tuttavia, dopo questa breve digressione dall’essenza alquanto femminista (potere alle donne), affrontiamo un argomento piuttosto fondamentale: cosa s’indossa nel giorno della laurea?

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#1 colori. Scegliete dei colori che non siano appariscenti, come il blu, il nero, il bianco o delle tonalità pastello. Se siete amanti delle fantasie, optate in ogni caso per qualcosa di semplice e limitatevi ad inserirle nel vostro completo con un unico capo. Mi raccomando, il vestitino dorato con i dettagli di paillettes color fucsia, conservatelo per quando andate in discoteca.

#2 gonna, pantalone o vestito? Il dubbio amletico del ventunesimo secolo. Qualunque sia la scelta finale, l’importante è che vi sentiate a vostro agio, poiché durante la discussione dovrete essere sicure e disinvolte, e una gonna che non sta ferma in vita o un vestito che vi stringe il seno peggio di un abito di Maria Antonietta, non saranno sicuramente d’aiuto. Quindi, ben vengano le longuette a vita alta e i tubini dalle linee semplici (la coscia deve sempre restare ben coperta, eh), o il classico tailleur giacca e pantalone, da sdrammatizzare con una blusa di seta rosa antico, o una pochette color verde Tiffany. 

#3 scarpe. Scrivetelo sul palmo della mano, o ripetetelo manco fosse il vostro nuovo mantra mentre fate meditazione sul tappetino del bagno: niente sandali o tronchetti aperti in punta. Nelle occasioni ufficiali è buona cosa indossare scarpe chiuse, come un paio di décolleté dai toni scuri o un paio di ballerine in vernice. E se desiderate essere meno banali, scegliete un paio di stringate.

#4 trucco e capelli. Semplicità. Una coda di cavallo alta o un raccolto morbido come se improvvisamente steste passeggiando spensierate lunga la Senna a Parigi. Un tocco di eyeliner, due passate di mascara ed un velo di rossetto rosa sulle labbra. Non vi serve null’altro, credetemi.