Arrivano i quaranta e ci si ritrova in una selva oscura. Uno crede di potersi sedere, sarà la forma a seggiolino del quattro che inganna.

Poi però c’è il trattino verticale (che ti s’infilerebbe proprio lì se ti lasciassi andare) a ricordarti che sedersi è una delle possibilità, ma stare all’occhio può rivelarsi una necessità. È successo a me che ho deciso di fare un figlio a quell’età, stufa del ticchettio che disturbava ogni mio pensiero, per poi trovarmi primipara attempata e stravolta.

Ed è successo a mio marito qualche giorno fa, dopo aver realizzato che il silenzio del suddetto ticchettio si è trasformato in una furia di quasi tre anni che ci rintrona con i suoi “perché”. Ebbene, mio marito, mai stato motociclista, all’alba dei 42 si è comprato una moto. E che moto. Quando mi ha chiesto cosa ne pensassi ho provato una grande felicità mista a invidia, perché con la moto si sarebbe simbolicamente riappropriato del suo essere individuo. No padre, forse compagno, certamente solo lui, Davide. Che meraviglia.

Come vorrei poter trovare il corrispettivo di quella promessa di felicità anche per me. Ma so già che non c’è. E, per chi lo stesse pensando, non si chiama neanche “maestro di tennis”, ahimè. Troppo facile. Comunque sia, da che c’è la moto in casa, siamo tutti più felici. Papà è felice, mamma è felice, il bimbo è felice. Un papà felice vuol dire una famiglia felice.

Invece di investire quei soldi in uno psicologo, li abbiamo investiti in una moto, che c’è di male? Qualche amica mi ha detto “io non gliela avrei mai fatta comprare”. Ho riflettuto su cosa spinga una donna a pensarla così, ma ancora non sono riuscita a trovare una risposta. Intanto non vedo l’ora che sia il 25 maggio per vedere la web serie #perluieperlei. Che la risposta sia proprio lì?

Nel frattempo mi godo la felicità ritrovata, con un po’ meno spazio in garage e molta più leggerezza in casa. Forse i quaranta non sono poi così male se li sai gestire.