Scrivere quest’articolo sarà molto impegnativo. Sono qui, seduta davanti alla scrivania della mia camera mentre una candela al profumo di tartufo al cioccolato brucia lentamente (perché si sa, quando devi evitare di scartare cioccolatini fondenti l’unica cosa che puoi fare è annusarti una Yankee Candle intensamente), e con uno sguardo che paio quasi in uno stato di trance, continuo a battere sulla tastiera del computer le parole che con molta fatica cercano di uscire fuori, per poi cancellarle immediatamente dopo. Perché finché si tratta di dare consigli su come mangiare con nonchalance il sushi o su come sorprendere la propria fidanzata con il mazzo di fiori perfetto, una volta che hai una prosa adeguata e la battuta pronta, il gioco è fatto.Le cose si complicano quando devi affrontare una di quelle questioni, una di quelle che ti afferrano il cuore e ti mettono in subbuglio lo stomaco ogni volta che ci rifletti su, che ti generano un turbinio di sensazioni contrastanti che neanche quando lui ti sussurra nell’orecchio -stasera ordiniamo la pizza?- rimani così sconcertata-felice-indecisa-emozionata e chi più ne ha più ne metta.

Ecco, è giunta l’ora di parlarvi della mia generazione, di coloro che ormai sono conosciuti dai più come i millennials, perché, ahimè, ci sono i figli dei fiori e poi ci siamo noi, quelli che -non mi ricordo come si chiama aspetta un attimo che lo cerco su facebook- e -oh guarda questa margherita è super instagrammabile-.

Ma veniamo a noi. Io sono stufa. Stufa di sentirmi sempre inadeguata. Di sentirmi dire -che ormai prendersi una laurea è inutile perché tanto il lavoro non si trova a meno che tu non ti trasferisca all’estero ed anche il quel caso fai attenzione perché il costo della vita lì è molto caro-. Di dover mettere in continua discussione le mie scelte. Di ascoltare prediche gratuite su come la mia sia una generazione di svogliati, di pigri e di viziati. Una generazione di mammoni immaturi e di eterni sognatori con una ferrea dipendenza dai social, che non sono in grado di cucinarsi un pasto completo quindi figuriamoci se riusciranno mai a realizzarsi nella vita.

Stufa di sentirmi dire che per noi non c’è un futuro e che questo mondo fa schifo. Che siamo dei narcisisti. Che si stava meglio quando si stava peggio e che non esistono più le mezze stagioni. Che è inutile impegnarsi con anima e corpo nel lavoro perché tanto ci sarà sempre qualcuno più bravo e più furbo che arriverà per primo. Che questa crisi non finirà mai. Che dobbiamo accontentarci. Che dobbiamo essere più realisti. Insomma, della serie “lasciate ogne speranza o voi ch’intrate“.

Invece dovremmo iniziare a liberarci da questa continua ed assillante insicurezza. Iniziare a credere in noi stessi. Fare, creare, parlare. Uscire dalla comfort zone e scucirci da addosso quell’etichetta che ci fa apparire come una generazione di perdenti. Dobbiamo zittire questi corvi del malaugurio e fargli capire che sì, è vero, il momento storico non è proprio uno dei più ottimali e a volte perdiamo tempo su Instagram a guardare le ultime foto pubblicate da Beyoncé, ma ciò non significa che siamo degli incompetenti.

Perché forse non siamo noi a non avere fiducia nel futuro, ma siete voi che non averne in noi.