Ci sono date che non occorre ricordare perché ci si sono stampate nel cuore.

Ci sono momenti che dire di aver vissuto permette di dichiarare orgogliosamente “io ho vissuto”.

È il 1986.

Gli occhi del mondo sono puntati sui cambiamenti internazionali che stanno scuotendo gli assetti internazionali:

• Gorba?ëv annuncia il “nuovo corso” della Perestrojka.

• I dodici stati della CEE firmano l’Atto Unico Europeo.

• Esplode il reattore nucleare a ?ernobyl’. La “nube radioattiva” invade tutta l’Europa.

• Cresce la tensione fra Libia e Stati Uniti; a marzo le forze aeree dei due paesi si scontrano nel Golfo della Sirte e ad aprile gli americani bombardano Tripoli per rappresaglia.

• Reykjavík: summit USA-URSS tra Gorba?ëv e Ronald Reagan.

• Scoppia lo scandalo Irangate che fa traballare la presidenza Reagan.

 

È il 1986.

Gli occhi di ogni adolescente sono puntati su un solo uomo. Ray-ban a specchio, giubbotto in pelle, un gran pezzo di motore tra le gambe.

Tatta-ta-ta-ta-ta-ratttta-ta-ta-ta-taBOOM-tta–ta–ta–ta-

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Maverick: un uomo, una generazione di ragazzine in brodo di giuggiole.

Un nome, una garanzia. Un “comunicavamo” passato alla storia. Un manuale d’amore ante Veronesi. Un intramontabile classico che ha provocato (assieme al “nessuno mette baby in un angolo” di Dirty Dancing) alla nostra generazione dei condizionamenti insanabili.

Quali:

La fede incontrastata nel potere dei MIG 28 e della flotta aeronautica statunitense. Da cui la tendenza ad alzarsi sull’attenti e mettersi una mano sul cuore ogni qual volta in un film compare una bandiera americana.

La convinzione assoluta che alcool, donne, quell’aria da dannato e una forte tendenza all’autodistruzione fossero i requisiti fondamentali per essere “i numeri uno”.

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La segreta speranza che il pilota dell’aerea di linea facesse uno spassosissimo volo radente sulla torretta di controllo per rovesciare il bricco (tipico) di caffè all’operatore del momento.

La convinzione che un vero istruttore, per essere credibile, deve essere pelato.

Alle un-tempo-ragazzine:

La certezza che un uomo il quale, nell’ordine, prova a rimorchiarti per scommessa nel bagno degli uomini, non ti mostra rispetto sul lavoro, scappa da te (in moto o con qualsiasi altro mezzo, piede compreso), arriva in ritardo al vostro primo serio appuntamento, ti distrae con il sesso quando gli chiedi aiuto, ti presenta agli amici solo in condizioni di ubriachezza molesta, sparisce per mesi senza una parola, sia l’uomo perfetto e la risposta ad ogni desiderio nella vita.

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La convinzione sia normale (e anzi necessario) che un uomo, al primo appuntamento, si apra completamente, entri in flusso di coscienza, e, sulle note di un lento, ti parli di sua madre e dei suoi traumi infantili.

La malsana idea che un uomo che ha passato 5 minuti con te, e a cui hai già detto di essere innamorata (e dunque appiccicosa) non veda l’ora di presentarti al migliore amico e a sua moglie, presentarti i loro marmocchi, e dare dimostrazione pratica della propria propensione all’impegno, alla paternità e all’amore.

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La sicurezza che un uomo che entra in un locale dove fanno karaoke non potrà fare a meno di fare una serenata a te. Per cui quando hanno chiuso l’ultimo locale Karaoke vicino casa tua in montagna ti sei sentita defraudata del diritto della tua occasione Principe Azzurro.

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L’incrollabile convinzione che per fare all’ammmore alla Moccia fossero necessari un ambiente vaporoso, penombra semi totale e le note di Take My Breath Away dei Berlin.

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Agli un tempo virgulti:

La tamarraggine da spiaggia. Per cui, dal 1986 in poi, dati 4 granelli di sabbia, sarebbe stato tutto un pullulare di tipi convinti che giocare a Beach Volley significasse passare mezzorate a far ruotare la palla sull’indice e darsi il cinque con il doppio schiaffo avanti e dietro dopo una schiacciata.

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La sindrome del Poser. Per cui una volta hai visto due tipi in motorino, uno col Bravo e l’altro col Ciao, tutti e due con i Ray-Ban a goccia, l’Avirex e lo sguardo da duro, incrociarsi a 5 km/h sul lungo naviglio pavese e salutarsi con il pollice alla Maverick. Senza dire niente. E a vedere quella scena ti sei vergognata per loro.

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L’alibi del tormentato. Con cui giustificare ogni comportamento palesemente schizofrenico, tipo: essere indisponente con tutto e tutti, uccidere il proprio migliore amico per fare il fico contro il proprio rivale; abbandonare il corpo; tornare nel corpo; dimenticarsi del corpo (della donna con la quale si era tubato). Per poi trasformare la propria sregolatezza in genio, coprire le spalle anche ai piccioni in volo e votarsi alla carriera altruistica dell’insegnamento. Perché i cattivi ragazzi di un tempo, saranno i migliori uomini del domani. Certo. CERTO.

L’importanza del testosterone. Per cui bando alle strette di mano, e lunga vita agli stritolamenti, ganci, petto-contro-petto, abbracci virili. Hai ancora le costole intatte? Sempre detto, non sei nessuno.

La convinzione che per tenere testa a un uomo ci volesse come minimo un’astrofisica. E che le astrofisiche fossero tutte gnocche, bionde, e disponibilissime a darla via.

Il clichè della competizione maschile, per cui il tuo peggior avversario diventerà il tuo più caro amico a causa della stima reciproca generata dalla rispettiva testardaggine e cecità a suon di “balle, sarai tu il mio”.

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L’esaltazione per il servizio militare. E per la relativa PIASTRINA. Salvo scoprire che no, la piastrina, in Italia, non esiste.

 

Ci sono mille occasioni per ricordare una data.

Ci sono date che non occorre ricordare perché ci si sono stampate nel cuore.

Ci sono traumi che rimangono insanabili, e che solo un ritorno forse potrebbe permettere di superare.

2014:

Arriva l’annuncio del produttore Jerry Bruckheimer all’Huffington Post riguardante il prossimo sequel della famosa pellicola: Top Gun 2 ai blocchi di partenza, Mav torna a volare.

 

Ho saputo che il numero uno…il migliore…sarebbe tornato….

Ho paura che non sarà semplice…sai la prima volta è stato un disastro totale….e la seconda?…non lo so.,ma…..per ora le cose promettono bene!!!