L’ultima volta vi ho fatto sorridere, oggi vi faccio pensare.

A volte si guardano dei film e si rimane talmente sconvolti da non aver voglia di parlare con nessuno. A me è capitato quando ho visto per la prima volta Schindler’s list. Ti raccontano dell’Olocausto, ti raccontano dei campi, delle docce, ma ti basta un film ben fatto per farti capire più di mille documentari.

E ti senti impotente, perché sei impreparato.

Ieri sera ho visto “Disconnect” il nuovo film di Henry-Alex Rubin con uno strepitoso Jason Bateman, che troppo spesso ho visto in ruoli divertenti quando invece dimostra di essere un ottimo attore drammatico.

Foto-1-Bateman-2

Attraverso il racconto parallelo di tre storie, viene affrontato un argomento che ci tocca nel profondo ogni santo giorno. Il nostro rapporto con la tecnologia ed i pericoli enormi che essa si trascina.

Tre storie ho detto: la prima racconta di una giornalista con tanta voglia di far carriera, che entra in contatto con un minorenne che si guadagna da vivere in un giro di videochat erotiche. Quando mai potrebbe succedere a te che stai leggendo? In fondo tu non hai una figlia che frequenta l’università lontano da casa e non capisci come mai, ma non ti chiede mai dei soldi…

Foto2-Knox

La seconda storia racconta di un ex Marine con moglie e tragedia familiare a carico a cui viene clonata la carta di credito e decide di farsi giustizia da solo. Quando mai potrebbe succedere a te che stai leggendo? In fondo tu non ti sei mai collegato ad una chat e non hai mai parlato con degli sconosciuti. A proposito… sei su Facebook?

Foto3-FB

Terza storia: un ragazzino dialoga di più con una ragazza conosciuta in rete piuttosto che con i membri della sua impegnatissima famiglia, salvo poi scoprire che la “lei” è una coppia di bulletti che lo sputtanano in tutta la scuola spingendolo a tentare il suicidio. Solo allora il padre (Jason Bateman) apre gli occhi e si accorge di quanto sia urgente smetterla di preoccuparsi del proprio smartphone ed iniziare a capire cosa frulla nel cervello di un figlio quindicenne introverso e timido.

E a questo punto mi prende il mal di stomaco, l’ansia, l’agitazione. Mi rendo conto che questo film non è solo un semplice film. E’ un resoconto di tre storie che accadono ogni giorno, di cui abbiamo continuamente notizia, contro cui non vogliamo fare niente.

Io personalmente ho iniziato a fare qualche domanda in più a mio figlio. E la stessa cosa dovreste farla anche voi. Passate un’ora in meno sul computer e una in più con la vostra famiglia.

Forse non cambierà nulla o forse no, ma tanto vale provarci.

Allora fatemi un favore. L’articolo è finito. Spegnete ‘sto computer e andate ad abbracciare vostro figlio. Lui penserà che siate dei cretini, allora portatelo a vedere “Disconnect”, poi capirà.