Alla fine ce l’ha fatta. Il sindaco classe 1975 è diventato prima Segretario del Pd e poi il più giovane Presidente del Consiglio che l’Italia abbia mai avuto.

Ma non aspettatevi da me un giudizio politico sul Matteo nazionale. Non amo parlare di politica e, se oggi scrivo poche righe sul giovane Boy Scout di Firenze, lo faccio solo per sottolineare alcuni aspetti che rientrano più nel campo della comunicazione che della politica.

Renzi sta portando delle novità nel modo di comunicare sia dentro che fuori i Palazzi Istituzionali.

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E’ vero che ha esordito con un giubbotto di pelle dalla De Filippi e tutti ancora lo criticano per questa sua scelta anticonformista e un po’ furbetta, ma sta di fatto che oggi, a distanza di mesi, quell’immagine di Renzi/Fonzie ancora è viva e non fa che portare consensi crescenti da parte della “gente comune”.

La storia è sempre la stessa. Prometti un milione di posti di lavoro e vinci le elezioni.

Prometti di ribaltare le istituzioni corrotte a suon di VaffaDay e diventi il primo partito alle ultime elezioni.

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Alla fine anche la Politica, al di là dei contenuti, è questione di comunicazione, di pubblicità.

L’uomo politico diventa un prodotto da vendere: un auto, o meglio, un detersivo. E l’atto d’acquisto si trasforma in voto.

Quando il prodotto ha delle caratteristiche che lo differenziano dalla concorrenza, è più facile vincere.

Guardate cosa è successo in passato: Tony Blair, a cui tanto il nostro Matteo si ispira, ha vinto le elezioni in Gran Bretagna perché rappresentava quella grinta e quella novità giovane dopo anni di grigi e arrugginiti predecessori.

E non fatemi dire che Obama ha vinto solo perché non c’era mai stato prima un presidente di colore.

Oggi Matteo Renzi rappresenta quello che la gente sta aspettando da anni. Qualcuno che sia giovane, simpatico, sorridente, capace di parlare a braccio, di fare qualche battuta spiritosa e di cercare la soluzione dei problemi partendo dalle piccole cose.

Demagogia? Forse. Se stiamo prendendo tutti una cantonata ce ne accorgeremo tra qualche mese. Intanto mi immagino qualche consiglio dei ministri simile alle riunioni del film “Dave”, quando un uomo comune, sosia del Presidente degli Stati Uniti, risolve i problemi di bilancio con l’amico ragioniere. E anche a lui piace visitare le scuole.

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