Il successo della webserie del Corriere “Una mamma imperfetta”, nella quale mi sono riconosciuta dalla prima puntata e non solo perché anche mio marito si chiama Davide, mi ha fatto riflettere sulla specie “madre”.

Intanto mamma si nasce e non è vero che si diventa. Tempo fa ho letto uno dei più begli articoli a proposito di bambini che siano mai stati scritti, a mio giudizio. E lo dico pur avendo io un figlio e rientrando fra quelle persone contro cui l’autrice si scaglia. Sono la prima a concordare con Cioran “quei figli che non ho voluto, sapessero la felicità che mi debbono!”.

Eppure, chissà perché, a cascarci siamo in tante. Forse davvero perché mamma si nasce e io lo nacqui, ahimè. Il fatto è che non mi sono ancora arresa all’evidenza. Già quando mi hanno detto che sarebbe stato maschio, mettendomi davanti un futuro – come se non bastasse – anche da suocera, mi sono sentita mancare. Per non parlare dei complessi di cui mi potrei macchiare, o dei quali mi sono già macchiata. Sono stata vittima per prima di una “mammetta” (come l’avevo simpaticamente soprannominata io) che alla fine ha avuto la meglio. Quanta attenzione ci vuole per non fare danni?

Ebbene, qualche giorno fa Ettore, di soli 21 mesi, stava giocando con la pasta della pizza e dopo averci fatto un salsicciotto, ha allungato due estremità sulla punta e mi ha detto “mamma, guarda, lumaca”. Che amore, ho pensato. Che intelligente, come solo i propri figli sanno essere. Poi qualche giorno dopo, mentre tutto nudo stava giocando col suo pisello, l’ha preso con le due manine per il prepuzio (che già chiamarlo così mi fa orrore) e tirandolo verso l’esterno ha detto “mamma, guarda, lumaca”. In quei casi cosa si fa? Io volevo piangere dal ridere, ma allo stesso tempo non volevo urtare la sua sensibilità. Si tratta pur sempre del suo pisello. Così gli ho detto un semplice “bravo, amore, è vero, sembra una lumaca”.

lumache-rosa

Mi sono immaginata di raccontarglielo quando sarebbe stato più grande, per riderne magari insieme. Poi però mi sono vista davanti due scenari e uno era davvero poco confortante, scegliete voi quale:

a) diventerà un gioco che farà con le sue fidanzatine e continuerà a riderci

b) svilupperà una fobia per le lumache

E siamo solo all’inizio. Poi però per confortarmi penso alla mia di mamma e al fatto che tutto sommato non ha segnato più di tanto la mia esistenza, a parte le gambe corte e il naso lungo di cui mi ha dotata (e non è una bugia). Qualche errore, umano, ma nulla più. Anche se tremo all’idea di diventare come lei che ripete 100 volte le stesse cose, ma non come esercizio di stile alla Queneau, no, magari. Sempre con la stessa costruzione di frase, le stesse parole e addirittura l’intonazione, sempre la medesima… qualcuno mi salvi. Ho usato persino i puntini di sospensione. Irrecuperabile! E un punto esclamativo, orrore. Scoprire di essere nata madre mi ha cambiata anche sintatticamente. Se cominciassi a usare diminutivi e vezzeggiativi a sproposito, vi prego di abbattermi.

Ma a lumache, voi, come state?