Dicono che gli aeroporti siano fertili terreni di incontro. Ricerche e ricercatori li descrivono, con numeri e casi alla mano, come galeotte cornici di scintille che scoccano a raffica tra single con la valigia.

Statistiche ed esperti di cuori li danno per complici propizi, con un 72 per cento di probabilità superiori a qualunque altro luogo, di amori a prima vista. Libri e manuali a favore della tesi raccontano di sconosciuti al check-in che, ignari di Cupido appostato al desk, al gate si ritrovano affianco in coda. All’imbarco uno sguardo ed ecco la freccia che parte e l’intesa che scatta. In volo il destino li vuole seduti vicini e al ritiro bagagli sono già due cuori e una capanna. Dicono così. Sarà di certo così.

Non a Malpensa, a Linate, né tanto meno a Orio al Serio, dove di romantico nemmeno se mi impegno riesco a intravedere un angolo e dove neanche per sbaglio ho mai assistito a due piccioncini iniziare a cinguettare, però. Personalmente mi sembrano più tresche da Harmony, plot da fiction o trame da film smielato che teorie fondate su storie di vita vissuta. Ma viene voglia di mettersi in gioco di fronte a fior fiore di studi e cervelli. Capita a favore un inaspettato viaggio di lavoro alle Canarie: 6 voli in 5 giorni. Perfetto. Ghiotta occasione con ben sei chances di colpo di fulmine all’aeroporto.

La prima tratta, Milano-Madrid, parte male: il volo è all’alba, al desk non c’è un’anima, alla dogana una fila di zombie, al gate una mezza coda di aspiranti caffeinomani e in volo nell’ordine:

– a sinistra: finestrino;

– a destra: signora taglia extralarge con giornale spalancato;

– dietro: tris di fratellini imbizzarriti;

– davanti: non vedo;

– davanti in diagonale: giovane di brutt’aspetto e comunque con fede al dito;

– dietro in diagonale: madre, padre e nonna del tris di fratellini;

Giro per l’aereo per eliminare ogni dubbio. Il nulla cosmico. Vabbè, un volo è andato, avanti il secondo.

Sul Madrid-Las Palmas meglio sor-volare i dettagli. Las Palmas-Lanzarote, andata e ritorno, non fa ben sperare a chi, come me, “sposa” il detto del “moglie e buoi dei paesi tuoi”. Idem il Las Palmas-Madrid. Non avrò la sfera di cristallo, ma le mie non-speranze si confermano: tutti spagnoli e, per di più, di età under 20 o over 50, decisamente fuori target. E così altre tre chances bruciate. Ne resta una.

Aeroporto di Madrid. Destino (in spagnolo sta per destinazione, ma in questo caso mi piace chiamarlo destino) Milano. Ma, dopo 5 voli, sono fisicamente distrutta, esteticamente un mostro e l’incontro della vita è l’ultimo dei miei interessi. Il primo? Una presa per ricaricare l’iPhone. Supero i controlli, vado al gate e la cerco. Non la trovo, ma trovo lui, sui 35 anni, italiano (ha la Gazzetta), carino e con tanto di Mac acceso. Mi offre il cavo. Già lo amo. Appiccico il telefono al suo computer e intavolo una conversazione di alto profilo e spiccata originalità: “Dove sei diretto?”. Risposta per niente banale: “Milano”. Attenzione: le menti elevate avranno mica ragione? Chiamano il volo, il nostro volo. Ci stacchiamo. Lui si alza, io resto seduta (va bene tutto, ma se per una volta ho il biglietto numerato, cosa mi faccio la coda a fare?). Ci ritroviamo in aereo, giuro, da manuale. Entrambi fila 9, io posto C, lui posto D. A dividerci il corridoio. Ostacolo tranquillamente superabile. Entrambi siamo tesi. Io perché non riesco a crederci e perché mi rode profondamente sfoggiare una treccia modello spaventapasseri e non essermi degnata di mettermi manco il copri-occhiaie. Lui perché ha paura di volare. Nessun problema, anche una delle mie migliori amiche ha paura di volare. Magari non prenderò come argomento di conversazione: “Sai, il mio sogno è stato per anni il bungee jumping. L’ho rimpiazzato da poco con il lancio col paracadute per puro quieto vivere familiare”. Nonostante la palese ansiella da decollo, è lui ad attaccar bottone. Madrid, Milano, viaggio, lavoro, Milan, Inter, giornali, film, locali, musica, scuole, amici. Parliamo di tutto. Cioè, mentre lui mi parla di tutto, io penso che…

A) Vorrei buttarmi giù dal finestrino, chiamare Cupido e dirgli che è un cretino, atterrare in un secondo, pregare l’hostess di fermarsi col carrello sul corridoio, esattamente tra me e lui; vorrei scappare in bagno, accendermi una stecca di sigarette, nascondermi nella cappelliera.

B) Cupido è un gran figo e la sua freccia mi ha colpito in pieno. Tutte quelle teorie e ricerche hanno tra le mani un papabile nuovo caso. Vorrei che quel volo fosse diretto a Tokyo, durasse seimila ore, anzi non atterrasse mai, o perlomeno vorrei che anche lui prendesse il Malpensa Express. E, soprattutto, che tagliasse corto e si muovesse a chiedermi il numero.

Chissà cosa penso: A o B?…