È nato il figlio di Belen Rodriguez

Il bimbo, povero piccolo, è stato chiamato Santiago, forse in onore del cammino, e il padre è un (ex?) ballerino che di professione fa il compagno di Belen.

Noi in redazione (sussiegosi giornalisti online di un certo spessore) fingiamo disinteresse, ma sappiamo che un “Belen” ben sistemato a inizio articolo, rigorosamente in grassetto (come nel nostro incipit, guarda caso), garantisce un gran bel posizionamento su Google, fiumi di contatti e un picco di traffico su Analytics.

Non c’è niente, niente, credetemi, che galvanizza un giornalista online più di un grafico di Analytics che si impenna all’improvviso. Per noi “Belen Rodriguez” è una keyword, né più né meno, ma una keyword di quelle che ti regala volumi di traffico tali che arrivi il 9 aprile a raggiungere gli obiettivi mensili del business plan limandoti le unghie per i successivi 21 giorni.

Lo sappiamo benissimo, che Belen online ha il suo perché (anche offline, lo so, ma qui vi devo parlare di come lavora una redazione internet, mica dei massimi sistemi!), e ne abbiamo le prove: qualche anno fa, forse (forse?) ricorderete, è uscita la notizia che la bella showgirl argentina avesse girato un video che oggi, in tempi di filtri adult sempre meno permissivi, definiremmo impresentabile. Allora dicevamo porno, senza mezze misure. Dopo qualche giorno eccoti spuntare il video: la conferma che la notizia aveva fondamento, nessuna montatura. A parte quella subita dalla protagonista nel filmato, naturalmente, ma questo qui non c’entra. Sussiegosi e con la puzza sotto il naso, sempre giornalisti siamo, e per dovere di cronaca ci siamo tutti fiondati a vederlo, questo benedetto video, e sempre per dovere di cronaca ne abbiamo dato conto ai nostri esigenti lettori. Non mi viene un sinonimo di picco, che in questo contesto può essere voce ambigua che manco la parola “golf” su Wikipedia, ma anche in quell’occasione Analytics si è impennato (ops) oltre ogni dire, e ci abbiamo vissuto di rendita sopra per un mesetto almeno.

Finita l’era Belen, tutti alla ricerca di altre proficue parole chiave? Manco per niente.

Poco tempo dopo, la nostra partecipa a Sanremo e che ti combina? Dimentica di indossare le mutande e a tutta Italia mostra una farfallina tatuata nei pressi della Jolanda di littizzettiana memoria.

Ben consapevoli dell’effetto che, come si diceva, il semplice nome di Belen ha sullo strumento che misura quantitativamente la qualità del nostro lavoro (dev’essere uomo, Analytics, a giudicare dalle sue reazioni di fronte alle cose belle e fatte bene), i redattori, a furia di creare e modificare pezzi da mandare online, si consumavano i polpastrelli in stile “Tony esci dall’acqua che hai le dita bollite”. Ho visto grafici con le occhiaie cercare di ingrandire quell’unico fotogramma che mostrasse che “no, sotto il vestito questa non c’ha niente“, e, sia detto come nota di colore, commerciali e sviluppatori mai visti prima in redazione che, pur di sbirciare in anteprima una foto anche sgranata, venivano a fare improbabili salutini: “Come siete messi? Ma le foto ci sono? E le mutande le ha?”. E ho visto con sommo gaudio, neanche stessi proclamando urbi et orbi l’elezione del papa, i grafici di Analytics, col contatore degli unique users e delle pagine viste che andava in tilt.

E adesso. Un bambino, che fa sempre audience. Belen che come d’incanto si trasforma in MILF (non lo dico io, sia chiaro: digitare #belen su Twitter per credere). La strana e fortuita coincidenza per cui Santiago nasce lo stesso giorno in cui Emma Marrone, la cornuta ma forse non mazziata co-protagonista di questa storia, dà alla luce il suo nuovo album. Stefano De Martino (sarebbe il padre del piccolo), come al solito non pervenuto. Ci sono tutti gli elementi per trasformare tutta la vicenda in una vincita alla slot machine. Almeno per noi, cinici e disinteressati redattori online, attenti solo ai picchi su Analytics.

Vi aggiorno.

belen