Essere gay è una figata. Certo, sempre che tu non sia nato in un paese in cui il burqa oggi è più in voga dei leggings o in un paesino che conta meno di cento anime.

Ecco, in quei casi credo che la mia affermazione andrebbe un tantino rivista.

Ma se hai la fortuna di vivere in un posto in cui la cultura gay è accettata e integrata senza problemi, allora può essere davvero una figata.

I gay si sono creati un loro mondo a immagine e somiglianza e, diciamocela, abbiamo la fama di essere abbastanza goderecci… che si tratti di mangiare, vestire o fare sesso.

Una cosa che mi ha sempre colpito, ad esempio, sono le dark room che si trovano all’interno di quasi tutti i locali o club gay. Ora vi racconto come sono nate: un giorno qualcuno si è svegliato e ha pensato che, all’interno del suo club gay, ci sarebbe stata bene una piccola sala tutta buia in cui ognuno può fare ciò che vuole. Visto che tutti (chi più chi meno) vogliamo fare sesso, sono nate le dark room.

Ok, forse la storia non è andata precisamente così, ma fatto sta che le dark room spopolano ovunque nei locali gay, mentre sono praticamente sconosciute nel mondo etero.

Essendo io un buon frequentatore di locali, sia gay che etero, certo, mi sento di poter dire la mia in merito.

Ammetto che anche io, da bravo ragazzo di campagna trasferito in città, la prima volta non avevo idea di cosa fossero, né tanto meno di come ci si comportasse: naturalmente l’ho capito subito. Di solito non ti danno molto per riflettere. Funziona che, appena varchi la soglia di quelle stanzette buie, un groviglio di mani (e dico mani per tenere buona la mia coscienza) ti piombano addosso.

Il primo impulso è stato quello di ritirarsi di scatto e uscire. Ma poi, con il passare del tempo, si cambia locale, si cambia città e ci fai l’abitudine. (Si fa l’abitudine a tutto, ci siamo abituati anche a vedere la Multipla per strada).

Fare sesso in dark naturalmente non è la mia massima aspirazione, ma devo ammettere che c’è qualcosa che mi attrae. Forse è l’idea di essere di fronte a degli sconosciuti, il buio, l’assenza di ogni tabù… c’è quell’aria di mistero, ma il mistero quello vero, non come quello del pizzo o delle calze a rete, di intrigo a cui difficilmente riesco a sottrarmi. Così, quando sono in qualche locale, di tanto in tanto mi ritrovo sempre a farci un salto.

Ovviamente tutte le fantasie mi passano subito. Non appena vedi che ci sono le stesse norme igieniche del furgone che vende hot dog fuori dalle discoteche di Riccione, non appena ti accorgi che il deodorante non è poi così diffuso come pensavi e quando ti chiedi se hai portato le carte per fare un tressette con il vecchietto che ti ansima accanto. Ogni intrigo o mistero è pressochè svelato e i miei ormoni sono già in macchina con il motore acceso.