Ci sono i giramondo e ci sono i sedentari. Ci sono i turisti. Ci sono i viaggiatori. E poi ci sono i clienti easyJet.

Perché easyJet non è una semplice compagnia aerea. È un sofisticatissimo strumento di condizionamento mentale. Che prende innocenti e ottimisti esseri umani e li trasforma in pedine di un RisiKo strategicamente modificato in cui l’obiettivo predefinito per ciascun giocatore passa dalla conquista di nuovi continenti all’annientamento dell’avversario (alias il povero Cristo uscito bel bello la mattina di casa convinto che viaggiare è bello-troppo tutti amici-esperienza di vita- la vita è un viaggio- viaggiare è vivere due volte).

Regole del gioco: il segreto del successo di un brand.

1. Creare associazioni mentali subconscie.

Non esistono il viaggiare low cost e il viaggiare easyJet. EasyJet è viaggiare lowcost. Anche se per comprare un biglietto Milano-Roma finirai per spendere 250 euro. Perché la tariffa A/R 39€* per Berlino esiste. Accidentalmente quando l’hai cercata tu era semplicemente andata esaurita. Il tempismo, nella vita, è tutto.

2. Impostare da subito un regime di sudditanza psicologica: le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone (1).

a. Sei un fortunato viaggiatore lowcost. Avendo già beneficiato di questo plus, è evidente tu non possa aspirare a un servizio… full cost. Per questo è del tutto normale che ti sia concesso al massimo un bagaglio a mano della dimensione di un francobollo, che tu sia dirottato su aeroporti sguarniti e deserti e che tu debba portarti a casa la pattumiera con te.

b. Sei un fortunato viaggiatore lowcost. Se vuoi sederti accanto alla tua creatura infante, se hai 94 anni, una gamba di legno e un (comprensibile) rallentamento motorio, o se, semplicemente, preferiresti stare seduto da homo sapiens e non assumere una posizione a cozza nel corso del viaggio, c’hai da pagà. Che gli altri passeggeri, mica sono così fortunati.

c. Sei un fortunato viaggiatore lowcost. Le hostess e gli stuart sono lì per cortesia (loro) nei confronti della compagnia (non tua). Sei tu che non capisci la loro lingua e sei tu che dovresti avere almeno la decenza di intuire che, se le valigie sono ammucchiate nelle cappelliere alla cazzo di cane, è tuo compito e missione ristabilire l’ordine, identificare i proprietari delle giacche smarrite e verificare che le ante abbiano la possibilità di chiudersi agevolmente.

d. Sei un fortunato viaggiatore lowcost. Se vuoi stare sicuro, il giubbotto di salvataggio è meglio che te lo porti da casa.

 

3. Lavorare ai fianchi per tutta la durata del gioco:

a. Far seguire all’email di conferma acquisto un’altra 40ina di mail a intensificazione crescente direttamente proporzionale all’avvicinarsi dell’agognata partenza: visiterai Londra solo il 15 luglio, ma ricordartelo da oggi ad allora darà una meta alla tua vita altrimenti priva di scopo. EasyJet: 2 ore di viaggio, un compagno di vita. Perché, principalmente, Il viaggio è nella testa (2).

b. Annunciare orari previsti per l’imbarco del tutto fittizi e utopici, convincendo il giocatore che, sì, è normale passare due ore in fila (gomitolo è pur sempre una forma di fila), in piedi, prima del decollo. Le persone giungono sempre al momento giusto nei luoghi in cui sono attese (3).

c. Negare anche l’evidenza: continuare imperterriti a sostenere che l’ora prevista per l’imbarco è di due ore anteriore all’ora reale del momento, manifestando seraficità e calma. L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi (4).

4. Sottomettere i viaggiatori alla propria realtà: Il viaggio non soltanto allarga la mente: le dà forma (5).

a) Bagaglio: il viaggiatore easyJet ha a disposizione uno e un solo bagaglio. Le cui dimensioni cambiano (leggi “diminuiscono”) costantemente. E vengono sottoposte a pubblica misurazione.

Qualsivoglia gadget aggiuntivo ci si trovi accidentalmente addosso va abbandonato, indossato o esploso.

Possibilità di aggiramento ostacolo: nulle. Possibilità di successo: esigue.

b) Attesa: l’ansia da prestazione bagaglio genera 2 tipologie di comportamento.

  • Previdenza stakanovista di chi, con un buon 3h di anticipo sull’ora prevista per l’imbarco si erge orgogliosamente di fronte al bancone del Gate, fissando ostentatamente un punto fisso per le prime 2h e rifiutando di cogliere indizi allarmanti quali mancanza del veivolo destinato al volo, assenza assistenti di volo, presenza passeggieri Speedy Boarding, bambini fino ai 5 anni, passeggeri necessitanti assistenza. Ma passando gli ultimi 10 minuti a guardarsi alle spalle con orgoglio e malcelata soddisfazione per la propria pole position.
  • Fenomeni di paranoia pura. Non è difficile vedere passeggeri studiare la movenza delle hostess, origliare bisbiglii telefonici steward-operatori di volo, placcare con un laccio californiano lo sprovveduto colpevole di essersi alzato con mossa improvvisa per recarsi al bagno.

c) Imbarco: il viaggiatore easyJet non conosce riposo nemmeno superato l’imbarco. Perfettamente conscio della fatica fatta per dare alla luce un compattatissimo ritrovato ingegneristico di oggetti personali sotto vuoto delle dimensioni di una formica, al proprio bagaglio, ce tiene. E una volta superate le barriere dimensionali ha da vedersela con le barriere personali. L’eccesso di passeggeri comporta razionamento degli spazi vitali. Il razionamento degli spazi vitali comporta posti contati nelle cappelliere. Posti contati nelle cappelliere comportano la necessità di sperare di piazzarsi prima degli ultimi 30. Anche a costo della vita. Ogni secondo è prezioso. Ogni distrazione fatale. “Distrazione” non fa accezione per vecchi e bambini.

Ci sono i giramondo e ci sono i sedentari. Ci sono i turisti. Ci sono i viaggiatori. E poi ci sono i clienti easyJet. Che viaggiare, viaggiano. E cambiare, cambiano. Così, dopo un paio di crisi di nervi, una lite, una rissa e un omicidio se ne tornano a casa stremati, stressati, avviliti. Ma continuano a farlo. Perché è strana questa cosa dei viaggi, una volta che cominci, è difficile fermarsi. È come essere alcolizzati(6).

 

1. John Steinbeck Da “Viaggio con Charley”

2. Jean Baudrillard, Cool memories II 1987-1990, 1990

3. Il cammino di Santiago, Paulo Coelho

4. Marcel Proust

5. Bruce Chatwin, Anatomia dell’irrequietezza, 1997 (postumo)

6. Gore Vidal, La statua di sale, 1948