Perché cantando il duol si disacerba” lo diceva anche il Petrarca nel Canzoniere, tradotto per i comuni mortali con “canta che ti passa”.

Chi non ha ceduto al lato oscuro del karaoke pur non avendo la voce da usignolo? Quest’estate io e mio marito abbiamo fatto una cenetta romantica sul lago di Garda in un ristorantino che consiglio vivamente a tutti, non solo per la buona cucina, ma anche per la simpatia di Adriano, il proprietario.

Dopo essere stati occhi negli occhi tutto il tempo, con una luna piena da soooooogno e l’assenza del pargolo, ci scappa l’orecchio e sentiamo arrivare dalla spiaggia della musica. Non si trattava di bonghi o chitarre da falò, ma di un baretto con tanto di Karaoke. Non ci siamo detti nulla. Abbiamo pagato il conto e ci siamo fiondati là, per abbracciare un microfono e come dei tristi epigoni di Minghi-Mietta, continuare la nostra trottolinità amorosa sulle note di qualche bella canzone.

Inutile dire che quando siamo entrati in quel tempio di pronipoti di Claudio Villa ci siamo resi conto di essere un po’ fuori target. E lo abbiamo poi anche dimostrato senza vergogna quando abbiamo scelto quello che avremmo cantato. Siamo partiti con “America” della Nannini. Un po’ di sano autoerotismo per scaldarci. Poi siamo passati ad un’improbabile “impressioni di settembre” della PFM (che a parte loro e Renga chi davvero la sa cantare?) per finire con “Dancing Queen” degli Abba, una grande invenzione svedese prima dell’Ikea. E io mi sono pure trattenuta perché “l’appuntamento” della Vanoni è quanto di più karaokabile ci sia per me. Nessuna motocicletta 10hp, né bicicletta abbandonata sopra al prato e poi. E lì mi sono chiesta come mai nessuno canti più Mogol-Battisti, nessuno compresa me. Sarà che Mogol che mi fa l’inno della Lombardia mi è un po’ sceso nella playlist.

Comunque quella mia e di mio marito è stata una magra figura. Però, a quarant’anni, si sa che non crolla il mondo a rendersi ridicoli di tanto in tanto. Qualche giorno dopo ti leggo che Daniel Radcliffe, il nostro ex Harry Potter, che l’età ha reso meno bellino, chiede di avere il Karaoke ad una festa alla scorsa Mostra del cinema di Venezia. E lui che fa? Non canta. Non canta pur avendo preso lezioni di canto negli ultimi due anni. Forse 25 anni sono pochi per sapere che le magre figure fanno crescere o forse la magia del “canta che ti passa” è roba da babbani. O da babbioni?